La Bussola
6 Agosto 2026 2026-08-06 8:45La Bussola

Diffusa abitudine nella US Navy
–Sollevare dall’incarico il comandante di unità navale è diventato normale–
La Bussola del 06 agosto 2026
Nelle ultime ore la Marina statunitense ha attraversato una nuova convulsione istituzionale con il licenziamento del comandante dell’equipaggio del sottomarino nucleare lanciamissili balistici USS West Virginia, unità cardine della deterrenza strategica americana. L’episodio, emerso tra il 3 e il 5 agosto e inserito in un contesto geopolitico teso, non appare isolato ma rivelatore di una più ampia ondata di avvicendamenti ai vertici della flotta che solleva interrogativi sulla coesione interna della U.S. Navy.
Il caso del USS West Virginia e le fragilità della catena di comando
Secondo quanto riportato da USNI News, il Comandante Joseph Samore è stato sollevato dall’incarico alla guida dell’equipaggio del USS West Virginia per presunte problematiche legate alla manutenzione della piattaforma. La motivazione ufficiale, formulata in termini generici dalle autorità militari, non ha trovato riscontri pubblici in difetti tecnici documentati, lasciando emergere il sospetto che dietro la decisione possano celarsi dinamiche più complesse legate alla gestione del personale o a valutazioni di idoneità operativa. Il sottomarino, appartenente alla classe Ohio e deputato alla missione di deterrente nucleare, rappresenta uno degli asset più sensibili della strategia di difesa americana; qualsiasi turbamento nella sua catena di comando assume perciò un rilievo che supera la sfera amministrativa per toccare il cuore della credibilità dissuasiva di Washington.
Un pattern sistemico di rimozioni ai vertici navali
L’allontanamento di Samore non costituisce un episodio isolato, bensì l’ultimo anello di una catena di destituzioni che ha interessato negli ultimi mesi diversi ufficiali di alto rango. Sempre secondo USNI News, proprio nella giornata di ieri 5 agosto 2026 è stato rimosso anche il responsabile dei programmi di droni della Marina, dopo appena otto mesi di incarico, a testimonianza di una diffusa instabilità nelle posizioni dirigenziali. In precedenza, il comandante del cacciatorpediniere USS Mason era già stato sollevato dal comando, mentre a livello politico si era registrata la sostituzione del Segretario alla Marina John Phelan con Hung Cao. Un’analisi diffusa attraverso canali specializzati di matrice geopolitica ha messo in luce come tale fenomeno si inserisca in un clima di crescente tensione interna, caratterizzato da dibattiti sulla disponibilità di munizioni e missili intercettori, da incertezze sui programmi di modernizzazione delle piattaforme e da una gestione del personale sempre più polarizzata. La sequenza di avvicendamenti suggerisce l’esistenza di una crisi di fiducia tra vertice politico e vertici operativi che rischia di compromettere la fluidità decisionale in un momento di elevata competizione strategica globale.
Deterrenza, segretezza e proiezione di potenza
Particolarmente significativo è il contrasto tra l’insistenza sulla rimozione di comandanti per presunte inefficienze interne e la scelta, avvenuta nelle stesse settimane, di rendere pubblica la sosta del sottomarino balistico USS Alaska nello stretto di Gibilterra, evento rarissimo per piattaforme destinate all’operatività clandestina. Tale apparente contraddizione — tra spinta verso la visibilità strategica e contemporanea erosione della stabilità interna — denota una Marina in cerca di riaffermare il proprio ruolo pur attraversando una fase di fragilità organizzativa. La coesistenza di licenziamenti ai vertici e di manovre ad alta visibilità potrebbe interpretarsi come il tentativo di bilanciare il controllo interno con l’esigenza di proiettare credibilità verso potenze avversarie attive nel dominio sottomarino.
Nel medio termine, la persistente instabilità nella catena di comando della U.S. Navy rischia di generare effetti a cascata sulla sicurezza delle rotte commerciali e sulla postura di deterrenza nel teatro Euro-Atlantico e Indo-Pacifico. Se le rimozioni continueranno a susseguirsi con tale frequenza, la capacità di Washington di garantire continuità operativa e fiducia potrebbe subire un’erosione strutturale, favorendo il riposizionamento strategico di competitor navali in aree sensibili come il Mar Cinese Meridionale e il Mar Rosso. La sfida per l’amministrazione americana sarà pertanto quella di ricomporre un clima di fiducia interna senza compromettere la percezione esterna della propria invulnerabilità militare, un equilibrio difficile ma indispensabile per mantenere l’egemonia marittima globale.
I CONTRIBUTI SONO DIRETTA RESPONSABILITÀ DEGLI AUTORI E NE RISPECCHIANO LE IDEE PERSONALI. LA RIPRODUZIONE, TOTALE O PARZIALE, È AUTORIZZATA A CONDIZIONE DI CITARE LA FONTE.
