La Bussola
16 Luglio 2026 2026-07-16 15:57La Bussola
Il 15 luglio 2026 segna un passaggio epocale nella guerra navale: per la prima volta. Sono trapelate autorevoli informazioni sull’impiego in combattimento di unità di superficie autonome da parte della US Navy, colpendo una base navale iraniana nel Golfo Persico. Questo evento, inserito nel conflitto tra Washington e Teheran, rappresenta una svolta nella dottrina marittima globale con implicazioni che travalicano il teatro mediorientale.
Secondo quanto riferito dall’Associated Press, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha confermato l’impiego di tre imbarcazioni autonome Saronic Corsair contro la base navale di Bandar Abbas, cuore operativo della marina iraniana sullo Stretto di Hormuz. Le unità, classificate come “one-way attack surface drones“, hanno colpito un sottomarino di classe Ghadir e un impianto di manutenzione, segnando il debutto bellico di piattaforme marittime senza equipaggio da parte americana. La stessa Saronic, azienda texana produttrice dei mezzi, ha confermato l’impiego, sottolineando come la tecnologia abbia salvaguardato il personale militare. Il Corsair, unità di 24 piedi con autonomia superiore alle mille miglia nautiche e carico esplosivo fino a mille libbre, era già stato impiegato dal Task Force 59 della Quinta Flotta a Bahrein, ma fino ad allora solo per intelligence, sorveglianza e il recupero di due aviatori dopo l’abbattimento di un Apache nel Golfo di Oman.
L’attacco, avvenuto nella giornata del 12 luglio rientra in un’offensiva più ampia che ha visto il CENTCOM colpire decine di bersagli nel sud iraniano, tra cui difese aeree, radar costieri e imbarcazioni leggere. Parallelamente, il presidente Trump ha annunciato il ripristino del blocco navale nello Stretto di Hormuz, con oltre venti unità da guerra e centinaia di velivoli. Reuters ha riportato che, nelle ore prima del blocco, il transito di navi collegate al commercio iraniano è aumentato, con nove delle undici imbarcazioni che hanno percorso rotte approvate da Teheran. Il blocco, che segue la rottura della tregua dell’8 aprile, rischia di paralizzare un corridoio attraverso cui transita circa il venti per cento del petrolio mondiale, con il Brent salito oltre gli 84 dollari al barile.
Dal punto di vista tecnico-dottrinale, l’impiego dei Corsair ripropone in chiave americana le dinamiche osservate nel conflitto russo-ucraino, dove unità navali autonome hanno danneggiato la Flotta del Mar Nero. La differenza risiede nella natura industriale del sistema: mentre le imbarcazioni ucraine sono spesso artigianali, il Corsair è frutto del programma Pentagon Replicator, con un contratto di 392 milioni di dollari del dicembre 2025. La sua architettura aperta consente l’integrazione rapida di diversi payload, trasformando la piattaforma da strumento di sorveglianza a vettore d’attacco a costi inferiori rispetto a unità navali tradizionali o missili cruise.
Nel medio-lungo termine, l’adozione su larga scala di unità autonome d’attacco ridisegna gli equilibri di potenza marittima, abbassando la soglia di ingresso per nazioni che intendano proiettare forza costiera senza flotte tradizionali. Per le rotte commerciali, la proliferazione di tali sistemi comporta un rischio sistemico: lo Stretto di Hormuz, già vulnerabile a mine e piccole imbarcazioni, diventa ancor più esposto a minacce distribuite. La decisione statunitense di introdurre pedaggi per il transito aggiunge incertezza giuridica, potenzialmente in contrasto con la libertà di navigazione. Le marine globali stanno già sviluppando programmi analoghi, segnalando che la corsa agli armamenti del XXI secolo si giocherà sull’autonomia e l’intelligenza artificiale nel dominio del mare.
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