La Bussola
21 Luglio 2026 2026-07-21 16:41La Bussola

La Bussola
del 21 luglio 2026
L’Orizzonte Oltre la Siepe. La Riscoperta della Marittimità Italiana
La contraddizione identitaria dello spazio italiano
L’Italia si trova al centro di un paradosso geografico e culturale che ne condiziona profondamente la proiezione geopolitica e lo sviluppo socioeconomico. Pur essendo una penisola protesa nel cuore del Mar Mediterraneo, dotata di migliaia di chilometri di coste e storicamente dipendente dalle rotte marittime per la propria ricchezza e sicurezza, il Paese soffre di una marcata “sordità” nei confronti della propria natura marittima. Esiste uno scollamento evidente tra la realtà materiale di una nazione la cui prosperità economica e stabilità energetica dipendono indissolubilmente dalle vie d’acqua, e la percezione diffusa di una fetta consistente della popolazione e della sua classe dirigente. Quest’ultima, spesso insediata o culturalmente radicata nell’entroterra, tende a elaborare una mentalità prevalentemente continentale o frammentata.
Il mare viene troppo frequentemente percepito come un mero confine, un limite geografico d’arresto o, nel peggiore dei casi, una periferia tematica da delegare esclusivamente alle amministrazioni e alle economie delle regioni costiere. Questa visione parcellizzata impedisce di cogliere la complessità del sistema-mare come asse portante e indivisibile dell’interesse nazionale. La soluzione a questa frattura non risiede in un semplice potenziamento delle infrastrutture fisiche o in investimenti economici mirati, bensì in una profonda ricomposizione culturale. È necessario edificare una chiave di lettura speculativa in grado di dimostrare come la propensione marittima non sia un dato puramente topografico, ma un’attitudine mentale, una coordinata profonda dell’intelletto.
Il parallelismo filosofico: dall’ermo colle all’Infinito Mediterraneo
Il punto di giunzione logico per ricomporre questa contraddizione si colloca in un apparentemente insolito accostamento: la convergenza tra l’antropologia dell’«Infinito» di Giacomo Leopardi e il concetto geopolitico di «Infinito Mediterraneo» promosso da alcuni istituti di ricerca tra cui noi del CESMAR. La poesia leopardiana, concepita sul colle di Recanati — un luogo fisico distante dalla costa e immerso nell’entroterra marchigiano —, si fonda strutturalmente sulla dialettica tra l’ostacolo visivo e l’illimitato. La celebre siepe che «il guardo esclude» non funge da barriera definitiva o da muro invalicabile; al contrario, essa si configura come la condizione preliminare e necessaria affinché l’intelletto umano possa attivare la facoltà immaginativa, traducendo il limite visibile in spazi interminati e sovrumani silenzi.
Giacomo Leopardi non ebbe bisogno di trovarsi dinanzi alla distesa marina per interiorizzare l’assoluto e concepire l’infinito; l’assenza fisica del mare diviene il motore stesso di un’espansione intellettuale senza confini.
Questo meccanismo poetico e cognitivo illumina perfettamente la natura del Mediterraneo contemporaneo. Cartograficamente e geologicamente, il Mediterraneo è un bacino chiuso, un mare interno cinto da terre e scandito da stretti obbligati. Tuttavia, esattamente come la siepe recanatese, questa chiusura geografica rappresenta il punto di partenza da cui si genera una spinta proiettiva illimitata. Dal Mediterraneo si dipanano rotte storiche, scambi commerciali, flussi energetici e matrici culturali che rompono i vincoli delle mappe, proiettando l’influenza del bacino verso il Mar Rosso, il Golfo Persico e l’Oceano Indiano. L’«Infinito Mediterraneo» incarna questa specifica intuizione: la reale estensione di uno spazio strategico e culturale non coincide con la sua misura metrica, ma con la capacità di immaginarlo, comprenderlo e presidiarlo oltre le sue apparenti barriere fisiche. La marittimità italiana nasce da questa medesima facoltà: saper guardare oltre l’orizzonte immediato.
La sintesi operativa: la visita di De Carolis e il ruolo della Squadra Navale
La traduzione programmatica e vivente di questo parallelismo concettuale ha trovato un’espressione emblematica nella visita istituzionale compiuta dall’Ammiraglio di squadra Aurelio De Carolis, Comandante in Capo della Squadra Navale (Cinc), a Recanati e a Loreto. Questo itinerario, nato sotto la mediazione dell’avvocato Cesare Micheli, possiede uno spessore che travalica ampiamente la cronaca o la cortesia istituzionale. Il percorso dell’alto ufficiale ha toccato i cardini della memoria e dell’identità culturale profonda del Paese: l’accoglienza al Centro Nazionale di Studi Leopardiani da parte del presidente Fabio Corvatta, l’omaggio al Colle dell’Infinito, il colloquio con la contessa Olimpia Leopardi a Casa Leopardi, fino all’incontro a Palazzo comunale con il sindaco Emanuele Pepa e la cittadinanza, per poi concludersi al Santuario di Loreto con l’arcivescovo monsignor Fabio Dal Cin.
La scelta del vertice operativo della flotta di dedicare tempo ed energie a territori dell’entroterra evidenzia la chiara consapevolezza che la sicurezza e la proiezione marittima di una nazione non si costruiscono solo nei cantieri o a bordo delle navi, ma si radicano nella capacità della società civile di riconoscersi in una cultura del mare diffusa. Nell’intervista rilasciata alla vigilia della visita, l’Ammiraglio De Carolis ha esplicitato la postura strategica della flotta, declinando concretamente l’intuizione leopardiana dell’andare “oltre la siepe”. Di fronte a uno scenario internazionale fluido e caotico, la Squadra Navale è chiamata ad agire secondo una logica di presenza e proiezione permanente, operando «dove, come e quando serve» per garantire la libertà di navigazione, la tutela dei flussi commerciali e la sorveglianza delle rotte vitali.
Questa postura operativa si realizza attraverso la moderna dottrina multidominio. La sicurezza marittima contemporanea, infatti, non si gioca più soltanto sulla superficie visibile delle acque, ma richiede una vigilanza integrata «a 360 gradi». La difesa degli interessi nazionali si sposta nell’invisibile:
- la dimensione subacquea: il controllo dei fondali marini e delle infrastrutture critiche come i cavi di telecomunicazione e i gasdotti energetici;
- la dimensione cibernetica e spaziale: la protezione delle reti e l’integrazione dei dati satellitari;
- la dimensione cognitiva: la comprensione degli scenari e la capacità strategica di anticipare le minacce ibride.
Presidiando questo “infinito invisibile” dal comprensorio nevralgico di Santa Rosa, la Squadra Navale si fa custode fisico e informativo del Paese.
La cultura come pilastro di sviluppo e condivisione nazionale
La convergenza tra la postura strategico-militare e la profondità della grande letteratura suggerisce una traiettoria nitida per il futuro dell’Italia. La marittimità deve cessare di essere percepita come una materia specialistica per addetti ai lavori o un mero fattore geografico regionale; essa deve essere elevata a patrimonio culturale ed economico nazionale. La cultura diventa così il punto di partenza imprescindibile per abbattere le barriere fisiche e mentali che frammentano il Paese. Portare il linguaggio della strategia marittima in contesti non specialistici dell’entroterra, come avvenuto a Recanati, favorisce l’identificazione della società civile con le proprie istituzioni di difesa, generando coesione sociale e un senso di orgoglio condiviso.
Sul piano interno, questa visione di ampio respiro è corroborata e garantita dalla stabilità al vertice della Squadra Navale. Il mandato di De Carolis, il più longevo nella storia del comando, rappresenta un fattore di continuità strategica fondamentale in un comparto tradizionalmente soggetto a frequenti rotazioni. Questa stabilità consente pianificazioni di medio e lungo periodo, cruciali sia per gli investimenti nella Difesa sia per il sostegno logistico e sociale al personale e alle famiglie. Solo superando lo scollamento culturale tra terra e mare e metabolizzando la marittimità come un orizzonte mentale comune, l’intera comunità nazionale — comprese le sue componenti più distanti dalle coste — potrà finalmente riconoscere nel mare il vero motore della propria ricchezza, del proprio benessere e del proprio destino globale.
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