La Bussola
22 Luglio 2026 2026-07-21 18:03La Bussola

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del 22 luglio 2026
La gestione della fatica degli equipaggi come fattore di prontezza operativa navale
Il 20 luglio 2026 il Center for International Maritime Security (CIMSEC) ha pubblicato un contributo di pensiero del Capitano di Vascello in congedo John P. Cordle dedicato alla gestione della fatica degli equipaggi della U.S. Navy. L’articolo, apparentemente circoscritto a un tema di medicina operativa, investe in realtà un nodo strutturale della prontezza marittima occidentale: il rapporto tra resistenza psicofisica del personale e sicurezza della navigazione in un contesto di crescente tensione geostrategica.
Il retaggio degli incidenti e la scoperta tardiva del problema
Il testo di Cordle ricostruisce un decennio di incidenti navali statunitensi nei quali la fatica dell’equipaggio è stata individuata come concausa determinante. Le collisioni della USS Fitzgerald e della USS John S. McCain, avvenute nel 2017 nel Pacifico occidentale, costarono la vita a diciassette marinai; le relative inchieste attribuirono un peso rilevante agli errori indotti dalla privazione di sonno. Secondo quanto riportato dall’autore, un episodio analogo si è ripetuto nel 2025, quando la portaerei USS Harry S. Truman ha subito una collisione durante il dispiegamento in Medio Oriente, evitando per un margine ridotto ulteriori perdite umane. Cordle richiama inoltre le conclusioni dell’inchiesta condotta dall’ammiraglio Whalen, secondo cui un clima organizzativo orientato al “portare comunque a termine il compito” avrebbe indotto gli equipaggi a operare in condizioni di privazione di sonno paragonabili, sul piano cognitivo, a un tasso alcolemico dello 0,08 per cento dopo ventiquattro ore consecutive di veglia.
Dalla proposta dottrinale alla designazione istituzionale
Il contributo non si ferma alla diagnosi: propone una bozza di direttiva navale (OPNAVINST) per l’istituzione di un programma organico di gestione della resistenza dell’equipaggio, fondato su turni di guardia calibrati sul ritmo circadiano, protezione di almeno otto ore di sonno ogni ventiquattro, criteri operativi di tipo go/no-go legati al livello di affaticamento e impiego di dispositivi biometrici indossabili, già sperimentati nei più recenti gruppi da battaglia imbarcati attraverso il programma CREW (Command Readiness, Endurance and Watchstanding). Nel corso della stesura dell’articolo, riferisce lo stesso autore, la Marina statunitense ha designato l’Office of Warfighting Advantage quale ente unico responsabile della materia, superando l’ostacolo burocratico segnalato per anni dal Government Accountability Office e dal National Transportation Safety Board circa l’assenza di un titolare istituzionale del problema (CIMSEC, 20 luglio 2026).
ConclusionI
La designazione di un ente responsabile unico rappresenta un possibile punto di svolta per la sicurezza della navigazione navale statunitense, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di tradurre la proposta dottrinale in una direttiva vincolante, dotata di risorse stabili e non più relegata a iniziativa dal basso. In un contesto di crescente competizione navale con potenze quali la Cina e di tempi operativi sempre più dilatati nei teatri indo-pacifico e mediorientale, la gestione scientifica della fatica degli equipaggi si configura come moltiplicatore di forza al pari della disponibilità di piattaforme e sistemi d’arma: un equipaggio esausto, per quanto tecnologicamente equipaggiato, resta esposto all’errore umano nei momenti decisivi della navigazione e del combattimento.
Fonte: John P. Cordle, “Toward a Navy Fatigue Management Program”, CIMSEC, 20 luglio 2026.
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