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del 24 luglio 2026

Spunti di riflessione emersi nell’analisi del Contesto Artico attuale

Posizione del CESMAR sulla governance polare e l’Oceano Artico

L’attuale dibattito sulla governance polare, alimentato da analisi dottrinali orientate a una stretta competizione tra grandi potenze — come la proposta di istituire una Joint Interagency Task Force (JIATF) nell’Artico formulata da Jake Brantley su CIMSEC — rischia di radicare una visione eccessivamente militarizzata ed escludente dell’Alto Nord. Tale approccio, improntato a una logica sbilanciata tra “attori virtuosi” e “stati revisionisti”, trascurando le legittime prerogative sovrane e le esigenze di sicurezza degli stati costieri come la Russia, non costituisce un punto di partenza idoneo per garantire una stabilità duratura.
Il CESMAR ritiene indispensabile promuovere un cambio di paradigma: i poli non devono essere concepiti come teatri di possesso fisico o di proiezioni di forza unilaterali, bensì come spazi d’interesse condiviso in cui la ricerca scientifica e la tutela ambientale rappresentano il fondamentale punto di partenza per ogni forma di governance. L’Oceano Artico, pur richiedendo un rigoroso e responsabile monitoraggio delle rotte e dei rischi operativi, necessita di risposte collaborative di fronte a sfide che sono strutturalmente transnazionali, quali il cambiamento climatico, la sicurezza della navigazione e la salvaguardia degli ecosistemi.
Applicare al contesto polare modelli negoziali o dispositivi di controllo coercitivo mutuati da teatri di contrasto ai traffici illeciti finisce per esacerbare la spirale di riarmo e la sfiducia reciproca. Al contrario, la storica esperienza del Sistema del Trattato Antartico dimostra l’efficacia della cooperazione scientifica e della de-escalation strategica. Il CESMAR ribadisce che la sicurezza dell’Artico si costruisce attraverso il rafforzamento della diplomazia scientifica, la riattivazione dei canali inclusivi di dialogo istituzionale — a partire dal Consiglio Artico — e la focalizzazione sulla gestione partecipata dei problemi globali, piuttosto che sul controllo muscolare dei mari e delle terre polari.
Di seguito la sintesi del saggio proposto da Brantley Jake “Polar Primer: Arctic and Antarctic Governance”, apparso su CIMSEC il 22 luglio 2026. Il saggio è all’indirizzo: https://cimsec.org/polar-primer-arctic-and-antarctic-governance/.

La trasformazione strategica dell’Artico
Per gli Stati Uniti l’Artico ha completato la sua transizione da zona di mera curiosità scientifica a arena nevralgica della competizione tra grandi potenze. Per loro non siamo più di fronte a un dominio statico, ma a un teatro operativo fluido dove la recessione dei ghiacci funge da catalizzatore per nuove vulnerabilità cinetiche. In questo scenario, l’assenza di una struttura di coordinamento permanente non è solo una lacuna amministrativa, ma rappresenta una passività strategica inaccettabile. La complessità intrinseca impone un modello integrato che superi la frammentazione dei singoli servizi nazionali. La governance della regione poggia su pilastri di sovranità profondamente diversi da altri contesti polari, rendendo la giurisdizione un terreno di scontro legale e operativo.

Fondamenta della governance polare: Artico vs Antartide
La differenza fondamentale tra i due poli non è solo politica, ma strutturale e geografica, un fattore che determina radicalmente le opzioni di proiezione della forza e l’applicazione del diritto internazionale.

GovernanceArtico (Sovereign Maritime Domain)Antartide (Global Commons / ATS)
Aspetti fisiciUn oceano circondato da terre emerse.Una massa continentale circondata dall’oceano.
Aspetti legaliSovranità degli otto stati costieri; UNCLOS (Customary International Law per gli USA).Sistema del Trattato Antartico (ATS); Protocollo di Madrid.
MilitarizzazioneConsentita; in rapida escalation (deterrenza e difesa territoriale).Rigorosamente proibita (uso esclusivamente pacifico).
GiurisdizioneZone Economiche Esclusive (ZEE) e sovranità nazionale definita.Reclami territoriali congelati (Articolo 4 del Trattato).
Pressione StrategicaAlta: Competizione per risorse e controllo delle rotte (NSR/NWP).Moderata: Fokus su ricerca e protezione ambientale.

Driver del cambiamento e pressioni geopolitiche
L’architettura di sicurezza deve rispondere a tre spinte sistemiche identificate rigorosamente dai dati di settore:

  • apertura delle rotte commerciali: sebbene la Northern Sea Route (NSR) e il Northwest Passage (NWP) offrano teoricamente rotte ridotte tra Asia ed Europa, esse restano soggette a restrizioni di pescaggio (12,5m per la NSR) e a condizioni di ghiaccio imprevedibili che rendono il transito un rischio economico e tattico costante;
  • militarizzazione e tattiche di “salami-slicing”: la Russia mantiene 47 rompighiaccio in servizio con altri 15 in costruzione, una disparità capacitiva che giustifica la sua pretesa di controllo sulle acque interne. Parallelamente, la Cina, autodefinendosi “Stato quasi-artico”, cerca di presentarsi come attore di primo piano attraverso investimenti scientifici e sviluppo di attività in comune con la Russia;
  • recessione dei ghiacci e rischio ambientale: la riduzione del 12,6% per decennio dell’estensione dei ghiacci estivi attira navi di “Categoria C” (poca o nessuna protezione contro il ghiaccio), aumentando esponenzialmente il rischio di incidenti catastrofici in aree prive di infrastrutture di soccorso.

Tutto quanto sintetizzato fa emergere una evidente lacuna nel sistema di controllo statunitense – con la sola Coast Guard capace di gestire le variabili) – che li spinge a voler dare origine a un modello integrato di “Joint Interagency Task Force” che non può più essere opzionale, ma un requisito operativo essenziale pena la perdita di influenza nel teatro operativo.

Quale modello per una fusione Inter-agenzia
La Joint Interagency Task Force-South (JIATF-S) – applicato ai Caraibi – è universalmente riconosciuta come il “gold standard” per l’efficacia inter-agenzia, avendo dimostrato per decenni come la fusione istituzionale possa smantellare i silos burocratici che paralizzano la risposta operativa. In un dominio dove le risorse sono perennemente scarse rispetto all’area di responsabilità, il successo della JIATF-S offre lezioni dottrinali fondamentali per l’area polare. I pilastri del successo operativo possono essere sintetizzati:

  1. missione unificata e mandato chiaro: la focalizzazione assoluta su un obiettivo ha permesso alla JIATF-S di allineare attori con culture divergenti sotto un unico comando funzionale.
  2. cultura “team-oriented” e integrazione dei partner: superando le metriche delle singole agenzie di provenienza, la task force ha creato un ambiente dove il morale è legato al successo collettivo: l’integrazione di ufficiali di collegamento da 20 paesi partner trasforma la task force in un moltiplicatore di legittimità internazionale.
  3. intelligence fusion: il vero cuore della JIATF-S è la capacità di sintetizzare dati grezzi provenienti da CIA, DEA e US Navy in conoscenza azionabile, permettendo di assegnare l’asset più idoneo alla minaccia rilevata in tempo reale.

Tuttavia, l’Artico non permette un semplice “copia e incolla” del modello caraibico, anche perché la competizione nell’Artico è ben altra cosa rispetto a quella nei Caraibi, vista la presenza contemporanea di più attori, ma soprattutto l’evidente vulnerabilità statunitense il cui possesso territoriale è molto inferiore ad esempio di quello della Russia. Sebbene la JIATF-S sia una “coalizione di volenterosi” di successo, la sua traduzione nel contesto polare richiede una profonda riconfigurazione per gestire non solo traffici illeciti, ma la sicurezza di uno spazio sovrano conteso e un ambiente fisico che punisce senza sconti l’impreparazione tecnica.

Sfide operative e tattiche nell’Artico
Il passaggio dal bacino dei Caraibi all’Alto Nord impone il riconoscimento di “liabilities” tattiche inaccettabili se non adeguatamente mitigate. L’ambiente artico è caratterizzato dalla “tirannia della distanza”, dove la logistica non è un supporto alla missione, ma il limite invalicabile della stessa. La rimozione degli ostacoli al cambiamento è il primo passo verso l’innovazione. La strategia si articola nei seguenti punti:

  • diversità della missione (multi-settorialità): mentre la JIATF-S gestisce una missione singola, una JIATF-Artico deve rispondere a un mandato ibrido: ricerca e soccorso (SAR), monitoraggio della pesca illegale, protezione di cavi sottomarini e deterrenza militare (molto importante per gli USA ma probabilmente motivo di tensione geopolitica con le altre grandi potenze). Questa dispersione di obiettivi aumenta il rischio di paralisi nel comando e controllo (C2).
  • geografia e infrastruttura: l’assenza quasi totale di porti e basi fisse trasforma ogni incidente in una crisi prolungata. Il caso della Thamesborg, rimasta incagliata per ben 33 giorni nel 2025 nel Franklin Strait, dimostra che senza asset pronti e vicini, la risposta operativa è semplicemente inesistente.
  • esperienza e trust-building: la JIATF-S ha impiegato trent’anni per costruire fiducia inter-agenzia. Nell’Artico, questa cultura deve essere accelerata artificialmente per far fronte a una competizione che non concede i tempi della diplomazia tradizionale.

Impatto delle condizioni estreme e rischio tattico
L’ambiente polare aumenta drasticamente il rischio cinetico per le unità non specializzate. Secondo i criteri del Polar Code, le navi di Categoria C — spesso utilizzate in modo improprio in acque allo stato solido — rischiano costantemente la penetrazione dello scafo (hull penetration) a causa di ghiacci più spessi del previsto o della presenza di frammenti pluriennali. Incidenti come quello della Akademik Ioffe confermano che operare senza dati idrografici moderni e navi con stabilità residua adeguata è un azzardo tattico che una task force formale non può permettersi. Queste sfide operative richiedono un mandato politico esplicito da Washington per garantire risorse dedicate e non asset “prestati” per scopi contingenti.

Consapevolezza del dominio marittimo (MDA) e ricerca e soccorso (SAR)
La Maritime Domain Awareness (MDA) nell’Artico non è un semplice esercizio di monitoraggio, ma il prerequisito fondamentale per l’imposizione di un ordine condiviso. Senza una MDA pervasiva, non è possibile identificare le violazioni, né tantomeno attuare una deterrenza credibile.

Evoluzione del SAR e Gap Informativi
L’Accordo SAR del 2011 tra gli otto stati artici è il primo strumento vincolante che assegna responsabilità geografiche, ma la sua applicazione è minata da lacune nei dati fondamentali. Come rilevato dal WWF, mancano dati idrografici aggiornati e informazioni precise sulle rotte migratorie dei mammiferi marini (“blue corridors”), elementi essenziali per evitare collisioni e disastri ambientali. La dipendenza strategica dalla cooperazione internazionale è attualmente una vulnerabilità, poiché i canali di scambio dati rimangono spesso non formalizzati.

Tecnologia e Innovazione
Per colmare questi gap a costi sostenibili, la JIATF-Artico deve integrare soluzioni tecnologiche asimmetriche. Il progetto Golden Dome, basato su sensori spaziali, rappresenta l’alternativa tecnologicamente avanzata e a minor costo rispetto al ripristino del vecchio North Warning System radar. Una JIATF efficace deve utilizzare questo layer informativo per distinguere tra navigazione commerciale legittima e attività militari non dichiarate. La MDA deve essere il fondamento della sicurezza umana: identificare un’emergenza prima che diventi una catastrofe di massa è l’unico modo per gestire un Artico sempre più trafficato ma ancora privo di infrastrutture di soccorso adeguate.

La sfida geopolitica
La rimilitarizzazione russa (nei quali è sempre presente l’ossessione di subire un assedio ai propri confini) e l’ascesa della Cina come “Stato quasi-artico” (interessati come sono alla via della seta polare) richiedono per Brantley una risposta che eviti la “distrazione strategica” ovvero al rischio che gli Stati Uniti disperdano, sprechino o utilizzino in maniera errata le proprie limitate risorse militari e strategiche per rispondere in modo sproporzionato a una minaccia in un determinato teatro, finendo così per distogliere l’attenzione e i mezzi dalle regioni in cui si giocano gli equilibri di forza primari come l’Oceano Pacifico o il Medio Oriente. Inoltre l’obiettivo non deve essere la parità numerica simmetrica di rompighiaccio (difficilmente ottenibile a breve termine), ma il mantenimento di un ordine internazionale attraverso la superiorità informativa e tattica (ovvero di un’egemonia geopolitica che non può più essere accettata dalla Russia per evidenti ragioni).

La JIATF come Soluzione
Contrariamente a quanto sostenuto da alcuni critici, una JIATF non esacerba la “distrazione strategica”. Utilizzando la JIATF come strumento per coordinare la USCG e le guardie costiere alleate, gli Stati Uniti possono gestire il teatro artico attraverso una parità asimmetrica, evitando di sovra-allocare asset pesanti della US Navy necessari nell’Indo-Pacifico o in Europa. Le raccomandazioni chiave includono:

  • difesa dei chokepoints: concentrare la deterrenza sul varco GIUK e sullo Stretto di Bering attraverso droni a lungo raggio e missili costieri containerizzati.
  • contrasto alle tattiche di “salami-slicing”: una JIATF consente di rispondere in modo rapido e proporzionato a micro-aggressioni alla sovranità, evitando l’escalation cinetica ma rendendo costosa ogni violazione delle norme internazionali.

Complessità Istituzionale
Un fattore critico è il disallineamento istituzionale: la Dichiarazione di Ottawa del 1996 esclude esplicitamente le questioni di sicurezza militare dal mandato del Consiglio Artico. Questo vuoto normativo rende la JIATF-Artico una struttura separata e necessaria per gli USA, l’unica capace di gestire la sicurezza “hard” che il Consiglio non può trattare, garantendo al contempo che gli alleati NATO agiscano in modo sincronizzato e non reattivo. Questo concetto divisivo e competitivo credo rappresenti un problema che potrebbe essere fonte di problemi e tensioni che sarebbe invece meglio evitare in un ambiente così complesso e difficile come il mondo artico.

Conclusioni

La creazione di una JIATF-Artico è un’evoluzione adattiva indispensabile (per gli USA) per evitare che il polo nord diventi un’area dominata dagli avversari degli Stati Uniti (che il testo chiama revisionisti in quanto si pongono come alternativa a un ordine internazionale governato dall’America). Essa non deve essere una replica della JIATF-S, ma una struttura snella capace di operare in un ambiente dove la sovranità è il valore primario attraverso:

  1. mandato politico e risorse: un’autorità di comando chiara che integri agenzie civili e militari, sostenuta da un investimento in tecnologie asimmetriche (Golden Dome, droni long-range) per superare la carenza di asset pesanti.
  2. cultura della collaborazione e flessibilità: una struttura basata su personale rotativo che coltivi la fiducia istituzionale, essenziale per trasformare la MDA in deterrenza attiva.

Il “costo dell’inazione” è il rischio di un collasso della governance regionale. Senza una task force formalizzata, gli Stati Uniti e i loro alleati rimarranno prigionieri di risposte ad hoc, incapaci di gestire le crisi logistiche o di contrastare le ambizioni strategiche degli avversari. Implementare la JIATF-Artico significa scegliere la resilienza rispetto alla vulnerabilità, garantendo che l’Artico rimanga una zona regolata dal diritto e non dalla sola forza bruta.


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