La Bussola
25 Luglio 2026 2026-07-24 17:52La Bussola

La Bussola
del 25 luglio 2026
Numeri e trasparenza
–la Royal Navy alla prova della rigenerazione della flotta di superficie–
Un recente rapporto speciale della testata britannica Defence iQ, “Surface Warships 2026”, ricostruisce le sfide che la Royal Navy affronta nel rigenerare la propria flotta di superficie. Il documento, firmato da tre analisti di riferimento del settore, individua nella scarsità numerica delle unità e nella crescente vulnerabilità dei sensori la doppia criticità che ridefinisce la dottrina navale britannica.
Il deficit numerico e i nuovi programmi di rigenerazione
Secondo quanto ricostruito da Lee Willett, il recente dirottamento del cacciatorpediniere Type 45 HMS Dragon da una missione NATO nell’Atlantico settentrionale verso il Mediterraneo orientale, per tutelare interessi britannici legati all’ultima crisi nel Golfo, ha reso evidente un problema strutturale di numeri per la Royal Navy, che dispone di piattaforme di alto profilo tecnologico ma in quantità insufficiente. La flotta viene rigenerata attraverso due nuove classi di fregate, la Type 26 City-class per la lotta antisommergibile e la Type 31 di impiego generale, entrambe già operative ma con un traguardo temporale serrato: gli attuali sei Type 45 restano operativi solo per tre unità a causa di lavori di ammodernamento propulsivo, mentre le Type 23 residue sono scese a sette. Il livello di forza combinato, fissato in passato a diciannove unità tra cacciatorpediniere e fregate, deve ora fare i conti con un contesto euro-atlantico deteriorato, in cui diversi alleati NATO dichiarano di prepararsi a un conflitto convenzionale su vasta scala entro un quinquennio.
La trasparenza del campo di battaglia marittimo
Il contributo del Contrammiraglio (ris.) Chris Parry sposta l’attenzione sulla crescente capacità delle grandi potenze di rilevare e colpire le unità di superficie su scala pressoché globale, grazie alla fusione multi-spettrale dei sensori, ai radar AESA di nuova generazione e alla sorveglianza spaziale. Di fronte a missili ipersonici, sommergibili sempre più silenziosi e sistemi anti-accesso, Parry sostiene che il tradizionale modello di proiezione navale rischi di diventare economicamente insostenibile, imponendo un ricorso crescente a tecniche di bassa segnatura, inganno elettronico e piattaforme unmanned, oltre a scafi più economici e “sacrificabili” costruiti attorno a infrastrutture elettriche e digitali comuni. L’autore prefigura inoltre un ruolo crescente per le armi a energia diretta e per i cannoni elettromagnetici, quali soluzioni più sostenibili sul piano dei costi rispetto all’intercettazione cinetica di minacce numerose e sofisticate.
Il Progetto BEEHIVE e la transizione verso la flotta ibrida
Richard Scott descrive come la selezione di Kraken Technology Group, nell’ambito del Progetto BEEHIVE, segni un passo concreto verso l’integrazione tra piattaforme abitate e non abitate. Il contratto, del valore di 12,3 milioni di sterline, prevede la fornitura di venti unità di superficie senza equipaggio K3 SCOUT Medium alla Coastal Forces Squadron e ai 47 Commando Royal Marines, quale banco di prova per sviluppare capacità tattiche e dottrinali nell’ambito della visione “Hybrid Navy” della Royal Navy, tesa a incrementare la massa operativa, la persistenza e i punti di presenza a costi contenuti, attraverso un meccanismo di acquisizione rapida denominato Commercial X Dynamic Market.
Conclusione
Nel medio termine, la capacità della Royal Navy di colmare il divario numerico e tecnologico determinerà la sua affidabilità come garante della sicurezza nell’Atlantico settentrionale e nel Mediterraneo, in un contesto in cui la guerra russo-ucraina ha già dimostrato quanto rapidamente le unità di superficie possano essere perse in combattimento. La convergenza tra piattaforme tradizionali e sistemi autonomi, se accompagnata da un’accelerazione dei tempi tra completamento dei cantieri e piena operatività, potrà restituire a Londra una presenza credibile su più teatri simultaneamente; in caso contrario, la Royal Navy rischierà di dover scegliere tra compiti concorrenti, con effetti diretti sulla deterrenza alleata, sulla postura NATO e sugli equilibri navali nell’area euro-atlantica.
Fonte: “Surface Warships 2026 Special Report: Royal Navy Case Study”, Defence iQ, con contributi di Dr Lee Willett, Rear Admiral (ret’d) Chris Parry e Richard Scott.
I CONTRIBUTI SONO DIRETTA RESPONSABILITÀ DEGLI AUTORI E NE RISPECCHIANO LE IDEE PERSONALI. LA RIPRODUZIONE, TOTALE O PARZIALE, È AUTORIZZATA A CONDIZIONE DI CITARE LA FONTE.
