Maestri del Comando
24 Marzo 2026 2026-07-23 11:59Maestri del Comando
Robert Blake
-Il Generale del mare-
Blake non era un marinaio. Non aveva mai comandato una nave prima dei cinquant’anni. Era un mercante, un parlamentare, un soldato di terra che si era distinto nella difesa di Lyme Regis e di Taunton contro le forze realiste durante la guerra civile. Eppure, nominato nel febbraio 1649 «Generale del Mare» dal neonato governo della Repubblica del Commonwealth, divenne in meno di un decennio quello che la storiografia anglosassone definisce unanimemente il «fondatore della supremazia navale inglese», il costruttore di una marina da guerra disciplinata, innovativa e temuta in tutta Europa.
Le sue imprese – la caccia alla flotta di Principe Rupert, le battaglie contro gli olandesi nella Prima Guerra Anglo-Olandese, la distruzione della flotta barbaresca a Porto Farina, l’attacco audacissimo a Santa Cruz de Tenerife nel 1657 – definirono il volto della potenza marittima britannica per i due secoli successivi. Lord Nelson stesso, in una lettera del 1797 all’ammiraglio John Jervis, scrisse di non ritenersi pari a Blake, prima di sferrare il suo attacco alle Canarie – e di fallire dove Blake aveva trionfato.
Cenni biografici
Robert Blake nacque in una famiglia borghese della contea del Somerset, figlio primogenito di Humphrey Blake, mercante che aveva prosperato nei commerci con la Spagna e i Paesi Bassi.
Studiò a Oxford, al Wadham College, dove maturò convinte simpatie repubblicane e puritane, nonché una formazione intellettuale solida che avrebbe contrassegnato tutto il suo agire futuro. Non ottenne la borsa di studio che ambiva, probabilmente per le sue posizioni politiche e religiose già allora ritenute scomode. Tornò a Bridgwater, si dedicò al commercio marittimo e alla vita civile, e fu eletto al Parlamento breve del 1640. Con lo scoppio della guerra civile nel 1642, non esitò: si schierò con le forze parlamentari contro Carlo I, pur non avendo esperienza militare di sorta.
La sua fama come soldato di terra fu costruita con una lentezza e una solidità caratteristiche del suo temperamento. Nel 1644 difese Lyme Regis con una guarnigione esigua contro un esercito realista molto superiore, resistendo per undici settimane e guadagnandosi il rispetto del Parlamento e dell’esercito. Ancora più significativa fu la difesa di Taunton, che tenne per quattordici mesi – dal 1644 al 1645 – sotto un assedio serrato, quasi senza rifornimenti, in condizioni che avrebbero piegato comandanti meno determinati. Quando la città fu finalmente soccorsa, Blake era diventato uno dei simboli della resistenza parlamentare.
Nel febbraio 1649, poche settimane dopo l’esecuzione di Carlo I, il nuovo governo della Repubblica nominò Blake, insieme a Edward Popham e Richard Deane, «Generale del Mare»: un titolo che rifletteva la concezione dell’epoca, secondo cui un buon comandante militare poteva essere trasferito dall’esercito alla marina senza che ciò costituisse un problema di competenza.
Il primo compito assegnatogli fu di inseguire e neutralizzare la flotta realista comandata dal principe Rupert del Palatinato, che operava come forza corsara dai porti irlandesi. Blake bloccò Rupert a Kinsale, lo inseguì in Portogallo, lo costrinse a ripiegare nel Mediterraneo e alla fine distrusse i resti della sua squadra al largo di Cartagena, nel novembre del 1650. Era un’operazione di persecuzione durata oltre un anno e mezzo, condotta con una tenacia che non lasciava all’avversario né riparo né respiro.
Nel 1651, Blake si voltò verso le ultime enclave realiste nelle acque britanniche: le isole Scilly e le isole del Canale, dove i seguaci di Carlo II continuavano a operare come pirati sotto copertura lealista. Le annientò entrambe, combinando operazioni anfibie e blocchi navali con una competenza tecnica sorprendente in un uomo che fino a due anni prima non aveva mai comandato una flotta.
La vera prova del fuoco arrivò con la Prima Guerra Anglo-Olandese (1652–1654). L’Inghilterra e le Province Unite dei Paesi Bassi erano le due grandi potenze marittime protestanti dell’epoca, e la guerra nacque dalla collisione dei loro interessi commerciali e della loro rivalità per il controllo delle rotte oceaniche e dei mercati coloniali. Blake si trovò di fronte a una marina olandese formidabile, guidata da comandanti di prim’ordine come Maarten Tromp, Witte de With e Michiel de Ruyter. Le battaglie furono furiose e i risultati altalenanti: Blake vinse al Kentish Knock nell’ottobre del 1652, poi fu sconfitto pesantemente a Dungeness in novembre, quando si trovò con soli quarantadue navi contro ottantotto olandesi. Reagì a questa sconfitta offrendo le sue dimissioni – rifiutate – e chiedendo una riforma radicale delle tattiche e dell’amministrazione navale.
Ne uscirono, nel 1653, i primi «Articles of War» e le prime «Fighting Instructions» della marina inglese, documenti fondamentali che codificarono la tattica della linea di fila e stabilirono le basi della disciplina navale per i due secoli successivi. La battaglia di Portland, nel febbraio del 1653, e quella del Gabbard, in giugno, videro Blake riconquistare il dominio del Canale a prezzo di ferite gravi – una scheggia di ferro gli colpì la coscia durante la battaglia di Portland, ferita dalla quale non si riprese mai completamente.
La pace con gli olandesi nel 1654 aprì la fase mediterranea della carriera di Blake, che Cromwell usò come strumento di proiezione della potenza inglese nel grande mare interno.
L’episodio di Porto Farina, nell’aprile del 1655, fu una delle sue prodezze più audaci: con quindici navi, Blake entrò nel porto tunisino sotto il fuoco delle batterie costiere e distrusse nove navi algerine all’ancora, senza sbarcare un solo marinaio a terra. Era la prima volta nella storia che le difese costiere venivano neutralizzate esclusivamente con il fuoco navale, senza operazioni anfibie di supporto. L’innovazione tattica fu assoluta.
Il capolavoro finale fu Santa Cruz de Tenerife, il 20 aprile 1657. La flotta spagnola della Indie era ancorata in un porto considerato imprendibile, con le fiancate rivolte verso il mare aperto e le batterie costiere a protezione degli accessi. Blake attaccò ugualmente, con una combinazione di pianificazione meticolosa, fuoco disciplinato e audacia personale che lasciò l’Europa stupefatta. Tutti i sedici vascelli spagnoli furono distrutti o incendiati senza che un’unica nave inglese andasse perduta. Il tesoro era stato già sbarcato, ma la vittoria strategica e simbolica fu assoluta: nessun porto al mondo, da quel momento, poteva ritenersi sicuro dalla potenza dei cannoni inglesi. Quattro mesi dopo, mentre la sua nave si avvicinava a Plymouth, Blake morì. Aveva sessantadue anni, il corpo esausto da quasi un decennio di campagne ininterrotte. Cromwell gli accordò funerali di Stato a Westminster Abbey – ironica solennità per un uomo che non aveva mai cercato gloria personale.
Virtù umane e navali
Dedizione
L’intera carriera navale di Robert Blake è la più eloquente dimostrazione possibile di cosa significhi servire senza riserve. Quando nel 1649 accettò la nomina a Generale del Mare, non aveva ragioni di ambizione personale da soddisfare: era un cinquantenne che aveva già dato molto alla causa parlamentare, che era stato più volte ferito, e che avrebbe potuto ritirarsi in una dignitosa vita civile. Accettò perché la Repubblica aveva bisogno di lui e perché il suo temperamento puritano non conosceva altra risposta al dovere che l’adempimento.
Rimase al servizio quasi ininterrottamente per otto anni, spesso in mare per mesi consecutivi, in condizioni fisiche progressivamente deteriorate, rifiutandosi di tornare a terra anche quando le ferite riportate a Portland lo avrebbero giustificato pienamente.
Fisicamente basso e tarchiato, con la mascella e il portamento di un bulldog arrabbiato, Blake era uno degli ammiragli più intimidatori che abbiano mai percorso un cassero di poppa. La sua resistenza fisica fu straordinaria, considerando che operò ininterrottamente fino alla morte, in mari ostili e in condizioni climatiche spesso durissime, fino a che il corpo non cedette sotto il peso degli anni di servizio.
Lealtà
Blake fu sempre un comandante che rispettò scrupolosamente la catena di comando politica, pur mantenendo una notevole autonomia operativa.
La sua fedeltà al governo del Commonwealth non era una devozione cieca: era il frutto di una convinzione ideologica profonda, radicata nel suo puritanesimo e nella sua visione repubblicana dello Stato. La sua adesione al puritanesimo calvinista, con la sua enfasi sulla predestinazione, la pietà personale e il rigore morale, modellò la sua visione del mondo e il suo impegno verso la causa parlamentare.
Quando fu sconfitto a Dungeness nel 1652, la sua prima reazione fu di offrire le dimissioni – gesto di onestà verso i superiori – e poi, quando queste furono rifiutate, di lavorare alacremente per capire ciò che non aveva funzionato ed era andato male e come evitare che si ripetesse.
Questa lealtà critica, che non degenerava mai in adulazione né in insubordinazione, era una delle sue qualità più preziose. Anche nei confronti dei suoi capitani, Blake fu capace di imporre la sua volontà senza perseguire una disciplina vendicativa: molti capitani inglesi del tempo avevano ereditato un atteggiamento piratesco dai tempi di Drake, cercando profitto dai mercantili nemici ed esitando a rischiare le loro navi contro navi da guerra. Blake non aveva pazienza per questo atteggiamento e il suo trattamento degli ufficiali che mancavano al proprio dovere fu fondamentale per sradicare ogni comportamento malsano dalla Royal Navy.
Appartenenza
Blake costruì la coesione della sua flotta non attraverso la retorica nazionalista o la promessa di bottino, ma attraverso la disciplina condivisa e la chiarezza degli obiettivi.
Il suo approccio all’organizzazione della marina era quello di chi viene dalla terra: aveva visto cosa significava tenere una guarnigione motivata sotto assedio, e sapeva che il morale si mantiene con la giustizia nell’applicazione delle regole e con la sensazione che il comandante sia presente e competente. Blake si incontrò con i marinai, ascoltò le loro lamentele e cominciò a restaurare il morale.
Una preoccupazione costante era il miglioramento dell’efficienza nella vendita delle prede, da cui gli equipaggi venivano pagati per il loro lavoro. Questa attenzione concreta alle condizioni materiali dei suoi uomini – le paghe, i rifornimenti, la distribuzione del bottino – era inseparabile dalla sua concezione del dovere militare.
Lo spirito di corpo che egli generò nella flotta era il prodotto di una disciplina sentita come giusta, non di un carisma personale. Blake non era un tribuno, non era Nelson. Era qualcosa di più sobrio e forse di più duraturo: un costruttore di istituzioni.
Autorevolezza
L’autorevolezza di Blake non si fondava sul rango né sulle origini sociali, ma sulla competenza dimostrata e sull’integrità incontestabile.
La sua carriera è priva di qualsiasi macchia di corruzione o di interesse personale. Non cercò ricchezze, non accettò favori, non si servì della sua posizione per avvantaggiare i propri familiari.
La sua modestia e la sua tendenza al distacco emotivo, tratti distintivi del suo carattere puritano, sottolinearono una dedizione alla Repubblica come causa divina, rifuggendo dalla gloria personale in favore del successo collettivo; rimase celibe e non cercò alcun arricchimento dal suo incarico.
Questa integrità assoluta gli conferiva un’autorità morale difficilmente contestabile: i capitani che pure si lamentavano del suo rigore non potevano accusarlo di applicare un doppio standard. Blake chiedeva agli altri ciò che chiedeva prima di tutto a se stesso.
Capacità di giudizio
La prova più eloquente del giudizio tattico di Blake è nella risposta alla sconfitta di Dungeness. Invece di razionalizzare la sconfitta, la affrontò con lucidità brutale: capì che il problema non era stato il coraggio dei suoi uomini, ma l’assenza di tattiche codificate che consentissero alla flotta di agire in modo coordinato.
Le sue «Fighting Instructions» descrivevano in dettaglio il tipo di tattiche di battaglia – soprattutto l’attacco in linea di fila – che furono usate per tutto il secolo successivo; era anche responsabile dell’introduzione degli Articles of War – formalmente noti come Laws and Ordinances of the Sea ovvero un codice di disciplina navale introdotto nel dicembre 1652 dal Parlamento inglese su suo forte sollecito – che divennero la base della disciplina navale negli anni a venire.
Questo passaggio dalla sconfitta all’innovazione istituzionale è uno dei più significativi dell’intera storia navale europea.
Quanto al coraggio fisico, non è mai stato in discussione: Blake era sempre in prima linea, a bordo della sua ammiraglia, nel mezzo del fuoco. A Portland fu ferito gravemente e continuò a combattere. A Santa Cruz guidò personalmente l’attacco al porto considerato imprendibile.
Responsabilità
La responsabilità di Blake si manifesta con particolare chiarezza nella gestione dell’operazione di Santa Cruz. Sebbene i suoi capitani volessero cercare subito i galeoni spagnoli, Blake si rifiutò di dividere le sue forze e attese che le navi di rifornimento dall’Inghilterra arrivassero per riapprovvigionare la flotta alla fine di marzo.
Questo è il ritratto di un comandante che non sacrifica la pianificazione metodica all’eccitazione del momento, che sa aspettare le condizioni ottimali anche quando l’istinto bellicoso spinge all’azione immediata.
Analogamente, la scelta di non prendere prigionieri né bottino a Santa Cruz – scelta che irritò parte dei suoi capitani – rifletteva una concezione della responsabilità militare che anteponeva l’obiettivo strategico (distruggere la flotta nemica) all’interesse personale degli equipaggi. Blake insisté sul fatto che nessuna preda fosse presa, scavalcando tre capitani che cercarono di disubbidirgli; l’obiettivo era bruciare le navi, non rubare l’oro spagnolo.
Consapevolezza
Blake non era un uomo privo di ego, ma era capace di una rara lucidità nel valutare le proprie prestazioni e i propri errori.
La disponibilità a offrire le dimissioni dopo Dungeness non era un gesto teatrale, ma un atto di onestà verso se stesso e verso il governo che serviva. Sapeva di aver sbagliato, sapeva perché, e prendeva le conseguenze.
Questa umiltà intellettuale coesisteva con una fiducia in se stesso solidissima nei momenti di azione: a Santa Cruz, nessuno tranne lui credeva che l’attacco fosse realizzabile. Blake aveva in mente di entrare nel porto, ma le batterie costiere circondavano il porto e qualsiasi vento che lo portasse al suo interno avrebbe reso difficile l’uscita. Studiò le condizioni, trovò una soluzione tattica, e agì.
Padronanza
La dimensione più notevole di Blake, per chi consideri il fatto che approdò alla marina quasi senza esperienza pregressa, è la sua capacità di innovazione.
Non soltanto adottò le pratiche esistenti: le trasformò, le codificò, le istituzionalizzò. Le «Fighting Instructions» del 1653, i primi «Articles of War», la tattica della linea di fila, l’uso del fuoco navale contro le difese costiere a Porto Farina, la tecnica dell’ancoraggio e del bombardamento coordinato a Santa Cruz: ogni grande impresa di Blake fu anche un’innovazione metodologica.
Nel processo, emersero linee guida per tattiche, potenza di fuoco e disciplina che permisero alla Marina di raggiungere la sua supremazia mondiale nella successiva grande età della vela.
Motivazione
Blake motivava i suoi uomini soprattutto attraverso l’esempio personale. Non era un oratore, non aveva il carisma magnetico di Nelson o di Drake. Ma era sempre presente, sempre in prima linea, sempre visibile nelle situazioni di massimo pericolo.
Il suo stile enfatizzava resilienza e aggressività, attingendo alle sue campagne terrestri durante la guerra civile, e guidava personalmente dalla nave ammiraglia, ispirando l’adesione attraverso l’esempio piuttosto che l’ostentazione.
Questa leadership silenziosa, basata sulla competenza visibile e sulla condivisione del rischio, era particolarmente efficace su equipaggi che avevano una lunga tradizione di diffidenza verso i comandanti che tendevano a risparmiarsi e ad arricchirsi .
Empatia
Blake fu anche un politico di rara intelligenza, capace di leggere i contesti diplomatici e di usare la forza navale come strumento di politica estera in modo sofisticato.
La sua campagna mediterranea del 1654–55 non fu soltanto una serie di operazioni militari: fu un messaggio diplomatico potente che comunicò a tutte le potenze europee che la Repubblica del Commonwealth era una realtà con cui fare i conti.
La deterrenza esercitata nei confronti del Duca di Guisa, che stava cercando di conquistare Napoli, fu ottenuta senza sparare un colpo: bastò la presenza della flotta inglese. Blake dimostrò che Gibilterra tagliava a metà le forze navali sia della Francia che della Spagna a metà. Questa comprensione geopolitica era rara in un soldato di terra riconvertito alla marina.
Leadership
Blake costruì nel corso degli anni una flotta coesa e disciplinata a partire da materiale umano eterogeneo e spesso di bassa qualità morale.
Lo fece attraverso la riforma delle strutture istituzionali – gli Articoli di Guerra – e attraverso l’attenzione concreta alle condizioni dei marinai. Non gettò via inutilmente le vite dei suoi uomini, e così essi lo servirono fedelmente.
Capace amministratore e innovatore, rimodellò la marina e aiutò a stabilire le istruzioni di combattimento per la flotta e a sviluppare nuove tattiche di linea di battaglia.
La sua leadership non era affettiva nel senso romantico del termine: era una leadership basata sulla fiducia reciproca costruita attraverso la competenza dimostrata e la giustizia nell’applicazione delle regole.
Conclusioni
Robert Blake morì come aveva vissuto: in servizio, lontano da casa, con il corpo logorato dagli anni di campagna ma con la mente ancora rivolta al compito da compiere. Morì mentre tornava in patria dopo la sua vittoria più grande, senza vedere il crollo della Repubblica che aveva servito né la restaurazione di quella monarchia contro cui aveva combattuto per tutta la vita adulta. Sotto questo profilo, il destino gli fu benevolo: la sua morte lo preservò dalla delusione.
Ciò che rimane di lui è un’istituzione: la Royal Navy come forza disciplinata, codificata, capace di operazioni su scala globale e di proiezione di potenza in tutti i mari del mondo. Le «Fighting Instructions» che scrisse durante la convalescenza dal suo ferimento di Portland furono usate per oltre un secolo. Gli «Articles of War» che contribuì a redigere divennero la spina dorsale della disciplina navale britannica. La tattica della linea di fila che egli aiutò a codificare fu il metodo standard della battaglia navale nell’età della vela. Nessun altro ammiraglio della storia britannica, forse con l’eccezione di Nelson, lasciò un’impronta istituzionale comparabile.
La grandezza di Blake risiede in una combinazione di qualità raramente associate: l’innovazione sistematica di chi pensa da riformatore, la disciplina personale di chi vive da puritano, il coraggio fisico di chi non conosce la paura, e l’integrità assoluta di chi non ha mai confuso il proprio interesse con quello della Repubblica che serviva.
Era privo di alcune delle qualità che rendono grandi i comandanti carismatici: non aveva il tocco umano di Nelson, né il genio tattico brillante di de Ruyter. Ma aveva qualcosa che non tutti i grandi comandanti possiedono: la capacità di costruire istituzioni durature, di lasciare dietro di sé non soltanto vittorie ma strutture, metodi, codici che sopravvivono al singolo e continuano a operare per generazioni.
Lord Nelson, che perse il braccio nel tentativo di compiere a Santa Cruz ciò che Blake aveva fatto cent’quarant’anni prima, scrisse di non ritenersi pari a lui. È il più alto giudizio che la storia navale britannica abbia mai espresso su un suo comandante. Poche parole, di chi sa riconoscere la grandezza.
Bibliografia
Libri
Baumber, Michael, General-at-Sea: Robert Blake and the Seventeenth-Century Revolution in Naval Warfare, London, John Murray, 1989.
Dixon, William Hepworth, Robert Blake, Admiral and General at Sea: Based on Family and State Papers, London, Chapman and Hall, 1852 (ristampato dal Naval Institute Press nel 2000).
Laughton, John Knox, Robert Blake, Admiral and General at Sea, London, Sampson Low, 1899.
Phillips, C. E. Lucas, Cromwell’s Captains, London, William Heinemann, 1938.
Powell, J. R., Robert Blake, General-at-Sea, London, Collins, 1972.
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