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Maestri del Comando

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STORIA

Maestri del Comando

Sergej Georgievič Gorškov nacque il 26 febbraio 1910 a Kamenec Podol’skij, nell’attuale Ucraina, e morì a Mosca il 13 maggio 1988. La sua vita si dispiegò attraverso alcuni dei decenni più convulsi e decisivi della storia mondiale: la Rivoluzione sovietica e la costruzione dello Stato socialista, la Seconda guerra mondiale con i suoi devastanti fronti orientali, e poi la lunga stagione della Guerra Fredda che vide l’Unione Sovietica confrontarsi militarmente ed ideologicamente con gli Stati Uniti d’America per quasi mezzo secolo. In questo contesto di tensione permanente e di equilibrio nucleare, Gorškov fu il protagonista assoluto di una trasformazione epocale: la metamorfosi della Marina militare sovietica da forza prevalentemente costiera a potenza oceanica globale capace di sfidare la supremazia marittima americana. Nominato il 5 gennaio 1956 al vertice della Voyenno-morskoy flot SSSR (VMF), la Flotta da guerra dell’Unione Sovietica, Gorškov tenne il comando per quasi trent’anni, fino all’8 dicembre 1985, in un’epoca che i posteri avrebbero definito semplicemente «l’era di Gorškov». Quando assunse l’incarico, la flotta sovietica era di fatto una guardia costiera rafforzata: più dell’ottanta per cento delle navi era adibito a operazioni difensive nelle acque territoriali. Quando lasciò il comando, l’URSS disponeva della seconda marina da guerra del mondo per dimensioni e capacità operative, con oltre millecinquecento unità distribuite in tutti gli oceani del pianeta.
Gorškov non fu soltanto un eccezionale organizzatore militare: fu un pensatore strategico, un leader capace di modellare istituzioni e mentalità, un ufficiale che seppe navigare le acque proibite della politica sovietica con intelligenza e tenacia. Il presente saggio si propone di analizzare le sue qualità umane e militari attraverso i principi della leadership – spirito di servizio, autorevolezza, giudizio, responsabilità, empatia e molti altri – illustrando come tali virtù si siano concretizzate nella sua straordinaria carriera .

Cenni biografici

Gorškov entrò nella Marina sovietica e si laureò all’Accademia navale nel novembre del 1931, iniziando il servizio sulla Flotta del Mar Nero come ufficiale di guardia sul cacciatorpediniere Frunze. In appena un mese divenne navigatore della stessa unità, rivelando fin dai primissimi incarichi una capacità di apprendimento rapida e una naturale inclinazione al comando. Già nell’ottobre del 1934 ottenne il comando della nave guardacoste Buran, e nel 1937 fu promosso comandante del cacciatorpediniere Razyashchy. Nel 1938 divenne capo di stato maggiore della Brigata cacciatorpediniere della Flotta del Pacifico, partecipando nello stesso anno alla battaglia del lago Khasan contro le forze giapponesi. Nel giugno del 1940 fu trasferito a comandare la Brigata incrociatori della Flotta del Mar Nero.
Con l’avvio dell’Operazione Barbarossa nel giugno del 1941 – l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica – Gorškov fu immediatamente coinvolto nelle operazioni belliche. Promosso contrammiraglio il 16 settembre 1941, guidò sbarchi anfibi nei dintorni di Odessa, poi assunse il comando della Flottiglia dell’Azov nell’ottobre dello stesso anno. Nei mesi successivi diresse le operazioni di sbarco sulla costa settentrionale della penisola di Kerch (dicembre 1941 – gennaio 1942) e, nell’agosto del 1942, comandò centocinquanta navi della flottiglia in una rischiosa sortita dal Mar d’Azov verso il Mar Nero, in seguito al ripiegamento delle truppe sovietiche su Novorossijsk. La flottiglia fu temporaneamente sciolta, e Gorškov divenne vicecomandante delle forze navali nel Distretto di difesa di Novorossijsk, giungendo persino a comandare provvisoriamente le truppe terrestri della 47ª Armata nell’autunno del 1942, durante la difficile Battaglia del Caucaso. Tale episodio è rivelatore di una duttilità tattica e di un coraggio istituzionale del tutto insoliti.
Ricostituitasi la Flottiglia dell’Azov nel febbraio del 1943, Gorškov la guidò in una serie di sbarchi a Taganrog, Mariupol e Osipenko, contribuendo in modo determinante alla conquista della penisola di Taman. Promosso vicemmiraglio nel settembre del 1944, assunse poi il comando della Flottiglia del Danubio. Con questa unità operò con brillante efficacia durante l’Offensiva Iasi-Kishinev nell’agosto del 1944, supportando il 3° Fronte ucraino nell’attraversamento del Dnestr e nell’ingresso nel delta del Danubio. Tra settembre e novembre del 1944 la flottiglia sostenne le operazioni belgrade e la conquista di Budapest. Il suo nome fu citato sette volte negli ordini del giorno del maresciallo Stalin quale Comandante Supremo delle Forze armate sovietiche: un riconoscimento straordinario, raramente accordato a un ufficiale di marina.
Al termine della guerra Gorškov continuò a comandare lo squadrone della Flotta del Mar Nero fino al novembre del 1948, quando assunse la direzione del personale della flotta stessa. Nel 1951 fu elevato al comando in capo della Flotta del Mar Nero, e nel 1953 fu promosso ammiraglio. Nel luglio del 1955 divenne primo vicecomandante in capo della Marina sovietica. Nel gennaio del 1956, Nikita Chruščëv lo nominò Comandante in capo della VMF in sostituzione dell’ammiraglio Nikolaj Kuznecov, con cui questi aveva avuto dissidi politici. Gorškov aveva quarantacinque anni: era uno degli ufficiali più giovani ad aver mai assunto quel ruolo.
L’ambiente politico in cui si mosse non era semplice. Chruščëv era convinto che nell’era nucleare la marina tradizionale fosse superata, e inizialmente orientò i tagli di bilancio verso la flotta di superficie. Gorškov dovette negoziare con intelligenza, argomentare con dati e visione strategica, conquistare gradualmente la fiducia dei vertici del Partito. Nei primi anni si concentrò sullo sviluppo dei sottomarini e dei missili navali, rispondendo alla logica della deterrenza atomica cara a Chruščëv. Ma sapeva già che una grande potenza aveva bisogno di una flotta oceanica vera, capace di proiettare potere in ogni angolo del mondo.
Con l’ascesa di Leonid Brežnev nel 1964 e il cambio di priorità strategiche, Gorškov trovò condizioni più favorevoli. Ottenne risorse crescenti, pianificò l’espansione sistematica delle flotte del Nord, del Baltico, del Mar Nero e del Pacifico, e promosse la costruzione di basi navali sovietiche in Siria, Yemen, Cuba e Vietnam. Nel 1962 era già diventato ammiraglio della flotta, e nel 1967 raggiunse il rango massimo di Ammiraglio della flotta dell’Unione Sovietica. Nel febbraio del 1968, la rivista americana «Time» lo pose in copertina: era il primo e unico leader navale sovietico a ricevere tale onore.
La grandezza strategica di Gorškov si misura in cifre che, ancora oggi, stupiscono per la loro portata. Quando lasciò il comando nel 1985, la VMF disponeva di 63 sottomarini balistici, 72 sottomarini armati con missili da crociera, 64 sottomarini d’attacco a propulsione nucleare, 65 sottomarini d’attacco convenzionali, 4 incrociatori portaeromobili, 4 incrociatori a propulsione nucleare, 26 incrociatori convenzionali, 52 cacciatorpediniere, 33 fregate, 200 corvette e 425 tra unità missilistiche e pattugliatori. Una flotta che, in termini numerici e di potenziale di combattimento, era seconda al mondo soltanto alla Marina degli Stati Uniti.
Nel 1963 Gorškov promosse la rinascita della Fanteria di marina (Morskaja Pekhota), che era stata imprudentemente soppressa nel 1956, dotando tutte le flotte di navi da sbarco e mezzi anfibi adeguati. La grandiosità delle esercitazioni navali Okean-70 – le più grandi della storia mondiale fino ad allora, con centinaia di navi, sottomarini nucleari, 2.500 fanti di marina e oltre 400 carri armati impegnati simultaneamente su tutti gli oceani – dimostrò al mondo intero la capacità operativa raggiunta. Gli americani, che fino al 1956 avevano considerato la propria superiorità marittima assoluta e inattaccabile, si ritrovarono a dover fronteggiare una marina sovietic veramente globale.
Sul piano intellettuale, Gorškov produsse oltre duecento lavori di ricerca sulla teoria e la pratica navale. La sua monografia «Morskaja moshch gosudarstva» (La potenza marittima dello Stato), tradotta in più di trenta Paesi e pubblicata in inglese nel 1979 come «The Sea Power of the State», è considerata un classico della geopolitica e della strategia navale mondiale, degno di essere accostato alle opere di Alfred Thayer Mahan, il grande teorico americano del sea power.

Virtù umane e navali

Dedizione
La carriera di Gorškov fu interamente caratterizzata da una dedizione totale alla causa della Marina sovietica e, attraverso di essa, alla difesa della Patria. Fin dai primi anni di servizio, il giovane ufficiale accettò ogni incarico con spirito incondizionato, sia nelle acque relativamente tranquille del Pacifico che nelle condizioni disperate della guerra sul Mar d’Azov e sul Danubio. Durante il conflitto mondiale non si limitò ad esercitare funzioni puramente navali: quando fu necessario, comandò anche truppe terrestri, dimostrando una flessibilità e una disponibilità al servizio che andavano ben oltre la difesa del proprio ruolo istituzionale.
La sua resistenza fisica e psicologica fu messa alla prova in modo straordinario durante gli anni bellici. Operare su fronti instabili, guidare sbarchi anfibi sotto il fuoco nemico, pianificare movimenti di flotta in tempo reale con risorse spesso insufficienti – tutto ciò richiede non solo competenza tecnica, ma una robustezza interiore capace di reggere alla pressione senza cedere. Gorškov seppe reggere, e anzi trovare nella crisi lo stimolo per soluzioni più audaci. Questa stessa tempra lo sostenne durante i trent’anni al vertice della VMF, nella navigazione non meno insidiosa degli intrighi politici del Cremlino.

Lealtà
Gorškov operò all’interno di un sistema politico che richiedeva obbedienza assoluta al potere del Partito. Egli seppe essere leale al sistema senza tuttavia rinunciare alla propria visione strategica. Quando Chruščëv propose di ridurre drasticamente la flotta di superficie in nome della deterrenza nucleare, Gorškov non si oppose frontalmente – ciò sarebbe stato suicida – ma costruì pazientemente argomenti e prove, conquistando col tempo la fiducia del leader e poi dei suoi successori. Questa capacità di agire nell’alveo dell’obbedienza istituzionale pur mantenendo un’identità strategica autonoma rivela una lealtà intelligente, non servile.
Sul piano della condivisione e dell’imparzialità, Gorškov valorizzò i propri collaboratori, creò un corpo di ufficiali capace e motivato, e non esitò a distribuire il merito delle realizzazioni lungo tutta la catena di comando. La crescita della VMF non fu opera di un solo uomo, ma di una generazione di ufficiali navali che Gorškov seppe formare, selezionare e ispirare. Il vice-ammiraglio Ashot Sarkisov testimoniò che la VMF raggiunse sotto di lui un livello operativo mai visto prima: questo risultato collettivo porta il sigillo di un comandante che sapeva condividere responsabilità e obiettivi.

Appartenenza
Per Gorškov il servizio alla Patria non era una formula retorica: era il motore profondo della sua esistenza. La sua partecipazione alla Seconda guerra mondiale, con i rischi personali assunti sulle acque del Mar Nero e del Danubio, testimonia un attaccamento alla causa nazionale che precede e supera qualsiasi considerazione di carriera. Il fatto di essere stato menzionato sette volte negli ordini del giorno di Stalin – per meriti concreti sul campo, non per favoritismi politici – conferma la sostanza di questo impegno.
Lo spirito di corpo fu uno dei valori che Gorškov promosse con più tenacia all’interno della Marina. La rinascita della Fanteria di marina nel 1963, le grandi esercitazioni Okean-70, la costruzione di una flotta oceanica capace di operare in tutti i mari del mondo: tutto questo contribuì a forgiare un’identità collettiva potente nei marinai sovietici. Essere parte della VMF nell’era Gorškov significava appartenere a qualcosa di grande, essere all’altezza di una missione storica. Questo senso di appartenenza è tra i lasciti più duraturi del suo comando.

Autorevolezza
L’autorevolezza di Gorškov non fu mai semplicemente quella del rango: fu l’autorevolezza conquistata attraverso la competenza, l’esperienza e la coerenza. La sua legittimazione come comandante supremo della VMF si fondava su un curriculum bellico eccezionale, su una conoscenza approfondita delle tecnologie navali, delle strategie marittime e delle dinamiche geopolitiche internazionali. Non a caso, i suoi oltre duecento scritti teorici sono ancora oggi studiati nelle accademie militari di tutto il mondo.
La monografia «La potenza marittima dello Stato» è la prova più eloquente della sua conoscenza: in essa Gorškov elabora una dottrina navale organica, che integra considerazioni storiche, tecnologiche, economiche e politiche con una coerenza intellettuale di alto livello. Questo spessore teorico gli conferiva un ascendente unico, sia verso i subordinati che verso i vertici politici del Cremlino. Egli parlava con l’autorità di chi sa di cosa parla, e ciò rendeva i suoi argomenti difficilmente confutabili. L’esperto militare James Holmes ha scritto che Gorškov trasformò la VMF «dall’essere una struttura arretrata di forze di difesa costiera a una flotta oceanica in grado di sfidare la potenza navale americana»: un giudizio che sintetizza bene il suo impatto intellettuale e operativo.

Capacità di giudizio
Il profilo di Gorškov come decisore è tra gli aspetti più affascinanti della sua personalità. Durante la guerra, le sue decisioni in situazioni di estrema pressione – come la sortita della Flottiglia dell’Azov attraverso il Mar Nero nel 1942 o gli sbarchi anfibi in condizioni di inferiorità tattica – rivelano un temperamento capace di calcolare il rischio senza esserne paralizzato. L’istinto del marinaio e del comandante si combinava in lui con un’analisi lucida della situazione tattica, producendo scelte audaci ma raramente avventate.
Sul piano strategico di lungo periodo, il coraggio di Gorškov si manifestò nella tenace difesa della visione di una Marina oceanica in un contesto politico che, almeno inizialmente, non la favoriva. Opporsi – sia pure diplomaticamente – alla riduzione della flotta imposta da Chruščëv, mantenere una bussola strategica chiara attraverso i cambi di leadership sovietica, investire in programmi di lungo periodo come i sottomarini nucleari balistici: tutto questo richiede una forma di coraggio meno spettacolare ma non meno reale di quello militare. È il coraggio istituzionale di chi sa di avere ragione e si batte per la propria visione anche quando il vento politico soffia contrario.

Responsabilità
Gorškov fu uomo di profondo senso di responsabilità. La costruzione di una flotta della portata di quella sovietica non poteva avvenire senza una pianificazione meticolosa e di lunghissimo periodo: i programmi navali richiedono anni o decenni per materializzarsi, e ogni errore di progettazione o di priorità si paga con il sangue o con la sconfitta. Gorškov fu capace di pianificare sistematicamente, integrando le esigenze operative immediate con le prospettive strategiche di lungo periodo.
Sul piano dell’onestà istituzionale, va tuttavia riconosciuta anche la complessità della sua figura. Alcuni studiosi hanno criticato Gorškov per aver costruito una flotta non sufficientemente equilibrata, trascurando le portaerei nucleari polivalenti a vantaggio di una proliferazione di classi diverse di navi – scelta che rispondeva anche a logiche di favoritismo industriale verso i cantieri alleati al maresciallo Ustinov. Questa ambivalenza – tra la grandiosità delle realizzazioni e le ombre delle scelte parzialmente distorte da pressioni politico-industriali – è parte integrante di un profilo umano autentico, lontano da qualsiasi agiografia.

Consapevolezza
La carriera di Gorškov rivelò un uomo consapevole dei propri limiti oltre che dei propri talenti. Nei confronti del potere politico mantenne sempre un atteggiamento di rispettosa deferenza formale, evitando lo scontro diretto che aveva distrutto il suo predecessore Kuznecov. Questa non era arrendevolezza, ma lucidità: Gorškov sapeva distinguere le battaglie che poteva vincere da quelle in cui uno scontro frontale lo avrebbe eliminato senza produrre alcun beneficio alla Marina. L’autocontrollo nelle relazioni con il Partito fu parte integrante del suo successo.

Padronanza
Sul piano dell’innovazione, Gorškov fu un pioniere. Comprese prima di molti altri l’importanza dei sottomarini nucleari come strumento di deterrenza e di proiezione strategica, investì nello sviluppo dei missili navali a lungo raggio, promosse l’integrazione tra forze di superficie, subacquee e aeree, e costruì una dottrina navale coerente con le sfide della guerra fredda. Il tutto in un sistema politico che non premiava necessariamente il pensiero originale: rendere innovativa la VMF fu anche un atto di coraggio intellettuale.

Motivazione
Gorškov fu un comandante che guidava attraverso l’esempio prima che attraverso il comando. La sua partecipazione diretta alle operazioni belliche più rischiose della Seconda guerra mondiale, la sua presenza costante nei momenti critici, la sua disponibilità a prendere decisioni in prima persona anziché delegare in modo opportunistico le scelte difficili: tutto questo costruì attorno alla sua figura un’aura di affidabilità e di dedizione che motivava i subordinati al di là delle gerarchie formali.
Il suo ottimismo strategico – la convinzione, mantenuta per decenni contro molte resistenze, che l’URSS potesse dotarsi di una marina oceanica all’altezza degli Stati Uniti – fu una forza motrice di straordinaria efficacia. Non era l’ottimismo ingenuo di chi ignora gli ostacoli, ma la determinazione di chi li vede chiaramente e sceglie comunque di andare avanti. Questa qualità è forse la più rara tra i leader di lungo corso: la capacità di non lasciare che la fatica, la burocrazia e i compromessi spengano la fiamma originaria di una visione.

Empatia
Gorškov fu un leader profondamente consapevole del contesto politico in cui operava. Seppe leggere le priorità dei diversi leader sovietici – Chruščëv, Brežnev, Andropov, Černenko – e adattare le proprie strategie di persuasione senza mai sacrificare la sostanza dei propri obiettivi. Questa consapevolezza politica era la forma più alta di empatia istituzionale: la capacità di capire cosa i propri superiori volevano sentire e come presentare le proprie idee perché fossero recepite favorevolmente.
La sua guida non fu mai puramente tecnica o gerarchica: fu una guida che costruiva senso e significato. Sotto Gorškov, servire nella VMF significava partecipare a un progetto storico, contribuire all’affermazione dell’URSS come potenza globale. Questo senso di missione condivisa fu il combustibile che alimentò una delle più grandi espansioni navali della storia moderna.

Leadership
Le abilità sociali di Gorškov si manifestarono su piani diversi e complementari. Verso l’alto, la sua capacità di influenza sui vertici politici fu decisiva: senza la fiducia di Brežnev e del Politbjuro, nessuna espansione navale sarebbe stata possibile. Questa influenza non si conquistò con adulazione o servilismo, ma con la coerenza dei risultati e la solidità degli argomenti. Verso il basso, Gorškov fu capace di ispirare generazioni di ufficiali navali, costruendo un corpo professionale compatto e orgoglioso.
La sua comunicazione si espresse anche attraverso la scrittura teorica: i suoi lavori scientifici non erano pensati solo per i decisori politici, ma anche per formare la cultura strategica degli ufficiali della VMF. La coesione che riuscì a imprimere alla flotta – pur nelle difficoltà logistiche e nelle disparità tra le diverse forze navali – fu uno dei risultati più significativi del suo lungo comando. La cura del personale si manifestava nella formazione sistematica, nel riconoscimento del merito e nel senso di appartenenza collettiva che egli seppe coltivare con costanza.

Conclusioni

La figura dell’Ammiraglio Sergej Georgievič Gorškov rappresenta uno dei casi più affascinanti e istruttivi nella storia della leadership militare del Novecento. In lui convissero con rara armonia la profondità intellettuale del teorico navale e la concretezza operativa del comandante in guerra; la duttilità politica necessaria per sopravvivere e prosperare nelle strutture di potere sovietiche e la fermezza strategica di chi non rinuncia mai alla propria visione di lungo periodo. Questa sintesi non fu il frutto del caso, ma di una personalità temprata da anni di esperienze estreme: la guerra, la penuria di risorse, le pressioni politiche, le scelte difficili.
Analizzando la sua vita attraverso i principi della leadership, emerge con chiarezza una gerarchia di virtù che costituisce il nucleo del suo profilo. In primo luogo, la conoscenza: Gorškov fu un intelletto militare di prima grandezza, capace di formulare una dottrina navale originale e di applicarla con coerenza in un contesto politico-strategico mutevole. In secondo luogo, il coraggio istituzionale: la determinazione a difendere la propria visione contro resistenze politiche e burocratiche, senza ricorrere allo scontro frontale ma attraverso la pazienza, la competenza e la costruzione graduale del consenso. In terzo luogo, la motivazione e l’esempio: la capacità di ispirare i propri uomini attraverso il comportamento prima ancora che attraverso le parole, costruendo una cultura professionale di alto livello all’interno di un sistema che non sempre la incentivava.
Non mancano ombre nel ritratto di Gorškov. Le critiche per una flotta non pienamente equilibrata, le scelte condizionate dai legami con il complesso militare-industriale sovietico, le inevitabili concessioni alle logiche di sistema che caratterizzano qualsiasi carriera di lunga durata in un regime autoritario – tutto questo appartiene all’onestà di un’analisi storica rigorosa. Ma le ombre non oscurano la luce: Gorškov rimane il costruttore di una delle più grandi marine da guerra della storia, il pensatore che diede alla potenza navale sovietica una dottrina e un’identità, il comandante che trasformò la VMF da forza periferica a protagonista globale della geopolitica.
Il suo lascito è testimoniato non solo dalle flotte che costruì e dai libri che scrisse, ma dal fatto che la Russia moderna ha intitolato a lui una delle sue classi di fregate più avanzate, l’Admiral Gorškov: un riconoscimento postumo che conferma quanto la sua visione abbia continuato a influenzare il pensiero navale russo ben oltre la sua morte. In un’epoca di trasformazione accelerata degli equilibri mondiali, la storia di Gorškov continua a offrire lezioni preziose su come si costruisce, con pazienza, intelligenza e dedizione, una potenza duratura.

Bibliografia
Libri
Gorškov, Sergei Georgievich, The Sea Power of the State, Pergamon Press, Oxford, 1979.
Polmar, Norman – BROOKS, Thomas A. – FEDOROV, George E., Admiral Gorshkov: The Man Who Challenged the U.S. Navy, Naval Institute Press, Annapolis, 2020 
Goguelev, Andrei D., High Seas Fleet: The Soviet Navy in the Cold War, Naval Institute Press, Annapolis, 1997.

Articoli e saggi
Holmes, James R., “Gorshkov, Mahan, and the Revolution in Soviet Naval Thought”, Naval War College Review, vol. 60, n. 3, autunno 2007, pp. 125.
Smith, Jeffrey M., “Gorshkov as a Political Leader of the Soviet Navy”, RUSI Journal, vol. 135, n. 6, 1990, pp. 2632.
Dominicci, Fabrizio, “Gorškov e l’era della marina oceanica sovietica”, Rivista Marittima, marzo 2021, n. 3, pp. 2433.