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Scenari geopolitici

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GEOPOLITICA

Scenari geopolitici

Il quadro geopolitico globale tra il 19 e il 21 giugno 2026 è dominato da tre assi di tensione convergenti: la fragile diplomazia USA-Iran e le sue ricadute sulle rotte energetiche marittime; il persistente logoramento del conflitto russo-ucraino con nuovi attori e tecnologie asimmetriche; e la ridefinizione dei rapporti transatlantici sotto la pressione dell’amministrazione Trump. Tre dinamiche interconnesse che non ammettono letture isolate.

Eventi clou

Il fragile memorandum USA-Iran e la riapertura di Hormuz Il 18 giugno 2026 è stato siglato un Memorandum d’Intesa tra Washington e Teheran che ha sospeso formalmente le ostilità, revocato il blocco navale statunitense sull’isola di Kharg e ripristinato parzialmente il transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Il Qatar riprende le esportazioni di GNL all’80% della capacità, ma i danni a due impianti di liquefazione hanno ridotto strutturalmente l’offerta di 12,8 milioni di tonnellate/anno. Il RUSI avverte che l’accordo non risolve le cause profonde del conflitto e rischia di configurare una «crisi permanente» (RUSI).

La revisione strategica NATO e il «doppio strappo» transatlantico Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato a Bruxelles una revisione di sei mesi sulla presenza militare USA in Europa, denominata «NATO 3.0», con l’obiettivo di ridurre l’impegno convenzionale americano e trasferire la responsabilità della difesa aerea e terrestre agli alleati. Contestualmente, le aspre dichiarazioni di Trump verso la premier italiana Meloni al G7 di Evian — definite da Palazzo Chigi «totalmente inventate» — hanno acuito quello che l’ISPI descrive come un «doppio strappo» che incrina la fiducia dell’Alleanza (Reuters, ISPI).

L’accordo STEP e la nuova architettura sunnita Il vertice del Cairo del 21 giugno ha sancito la trasformazione del meccanismo consultivo quadrilaterale STEP — Arabia Saudita, Turchia, Egitto, Pakistan — in piattaforma istituzionale permanente. L’accordo, che ha le sue radici nel Patto saudita-pakistano del settembre 2025 e nel vertice di Riad del marzo 2026, delinea una nuova «NATO sunnita» fondata su tre pilastri: autonomia strategica dagli USA, contenimento dell’Iran e integrazione economico-militare tra i quattro Paesi (IARI, 21 giugno 2026).

Presidenza del Perù Keiko Fujimori è vicina alla presidenza del Perù, superando di misura il rivale di sinistra Roberto Sánchez con il 99% dei voti scrutinati. Al suo quarto tentativo, Fujimori eredita un Paese segnato da un decennio di instabilità politica e frammentazione, parzialmente alimentate dalla sua strategia ostruzionistica post-2016. Nonostante la corruzione endemica e l’aumento della criminalità, l’economia peruviana dimostra resilienza grazie all’export di rame e oro, con Goldman Sachs che prevede la crescita più alta in America Latina per il 2026. (GZERO Media).

L’emergenza ambientale rappresentata dalla plastica La crisi globale della plastica sta emergendo come una devastante emergenza ambientale, geopolitica e di salute pubblica, con una produzione industriale che supera di gran lunga le capacità di smaltimento. Un’analisi di Foreign Affairs sottolinea che la proliferazione incontrollata, inclusa quella di microplastiche, minaccia la biosfera quanto il cambiamento climatico, innescando dispute internazionali. Si invoca un trattato globale vincolante per limitare la produzione di polimeri vergini e incentivare l’economia circolare.

I costi geopolitici della guerra USA-Iran Uno studio del Council on Foreign Relations analizza la strategia di “massima pressione” dell’amministrazione Trump contro l’Iran, evidenziandone l’inefficacia nel raggiungere gli obiettivi dichiarati. L’uscita dal JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action anche noto come accordo sul nucleare iraniano), e le sanzioni non hanno limitato l’influenza iraniana, spingendo invece Teheran ad accelerare l’arricchimento dell’uranio e a intensificare le ostilità regionali. La politica aggressiva ha inoltre eroso la diplomazia, aumentato i rischi per le truppe USA e alimentato l’instabilità nei mercati energetici.

Il costo umano dimenticato Una ricerca di Responsible Statecraft evidenzia come i conflitti post-11 settembre guidati dagli USA abbiano generato una catastrofe umanitaria, producendo milioni di rifugiati e sfollati in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria e Yemen. L’analisi denuncia l’impatto delle “guerre infinite” sui civili e la destabilizzazione geopolitica, invitando Washington a privilegiare diplomazia e aiuti rispetto all’interventismo.

Perché la Russia non ha ancora chiuso i conti con l’Armenia Un’analisi di The National Interest evidenzia le tensioni tra Russia e Armenia nel Caucaso meridionale, dove Mosca mantiene forti leve di condizionamento nonostante l’avvicinamento di Erevan all’Occidente. Controllando infrastrutture energetiche e militari, il Cremlino utilizza le dispute territoriali con l’Azerbaigian per frenare la transizione geopolitica armena e difendere la propria egemonia regionale.

Conseguenze dei fatti accaduti

Conseguenze geopolitiche

La settimana in esame accelera il processo di transizione verso un ordine multipolare caratterizzato da una crescente frammentazione delle fedeltà strategiche. La nascita dell’asse STEP introduce nel sistema internazionale un quarto polo di potere regionale che si affianca — talvolta in contrapposizione — ai blocchi occidentale, russo-cinese e indiano. L’emergere di questa architettura sunnita istituzionalizzata modifica profondamente i calcoli di deterrenza in Medio Oriente, riducendo il margine di manovra sia di Washington che di Teheran. Il parziale disimpegno statunitense dall’Europa, formalizzato dalla revisione «NATO 3.0» di Hegseth, genera un vuoto di sicurezza che le capitali europee stentano ad arginare, tanto sul piano finanziario quanto su quello industriale. La Polonia, che revoca l’Ordine dell’Aquila Bianca a Zelensky per dispute commerciali, segnala le prime crepe nel blocco orientale degli alleati più convinti dell’Ucraina. L’ultimatum di Kiev a Minsk sulla rete di ripetitori per droni aggiunge un ulteriore fronte di escalation potenziale nel teatro nord-europeo. Sul piano globale, la Cina consolida la propria penetrazione economica in America Latina contrastando la pressione tariffaria di Trump; la Russia ha deciso di orientare le sue scelte di politica estera ed economica verso il Sud-Est asiatico per aggirare l’isolamento occidentale; l’India mantiene un ancoraggio strategico con Washington pur preservando canali paralleli con Mosca. La Colombia, al ballottaggio presidenziale, diventa un nuovo campo di prova per la contesa tra progressismo e destra nazionalista nell’emisfero occidentale.

Conseguenze strategiche

Sul piano militare, la settimana è segnata da tre segnali di rilievo per la difesa occidentale. Il primo riguarda l’avvertimento della Royal Navy ai vertici NATO: le marine alleate restano troppo ancorate a dottrine obsolete e sono impreparate ad assorbire le lezioni del Mar Nero, dove droni marini, missili antinave terrestri e intelligence satellitare in tempo reale hanno dimostrato la vulnerabilità delle grandi unità di superficie convenzionali (Navy Lookout). Il secondo segnale concerne il debutto operativo del drone ucraino Triton, una piattaforma di superficie con segnatura radar quasi nulla e ampio raggio d’azione, che costringe la Flotta del Mar Nero russa a ingenti spese difensive nei porti di ancoraggio. Il terzo segnale è il deterioramento delle scorte di missili intercettori negli arsenali statunitensi: gli USA non riescono a produrre abbastanza missili per fronteggiare crisi parallele in Europa, Medio Oriente e Indo-Pacifico, a causa di carenze nella filiera dei materiali critici e di processi di acquisizione burocraticamente rigidi (The National Interest). In parallelo, MBDA a Eurosatory 2026 presenta l’NCM-LCM MK2, missile da crociera navale-terrestre mobilitabile in meno di 15 minuti, e sigla un MoU con LUCH per il Neptune 2 ucraino. Il SAMP/T NG italo-francese avanza come alternativa europea al Patriot. La Terra Drone giapponese acquisisce due startup ucraine specializzate in droni intercettori, segnalando l’industrializzazione globale del know-how bellico maturato in Ucraina.

Conseguenze economiche, tecnologiche, finanziarie ed energetiche

La parziale riapertura di Hormuz ha riportato i prezzi del petrolio a livelli inferiori ai picchi di crisi, ma l’80% della capacità di esportazione del GNL qatariota non equivale a normalizzazione: il deficit strutturale del 17% crea uno spread persistente e un premio di rischio che penalizza soprattutto i contratti a lungo termine. Le imprese e i governi importatori sono chiamati a incorporare clausole assicurative industriali e a diversificare le fonti, perché la vulnerabilità dei chokepoint marittimi è divenuta strutturale, non episodica (IARI, ISPI). Sul fronte tecnologico, la Cina ha raggiunto la supremazia nelle neuroscienze e nelle interfacce cervello-computer, aprendo applicazioni militari che InsideOver definisce un «nuovo momento Sputnik» per Washington. Pechino pianifica contestualmente una mega-costellazione di 200.000 satelliti per competere con Starlink nel dominio aerospaziale. Il legame critico tra espansione dell’IA e consumo idrico emerge con urgenza: i data center per l’addestramento dei modelli linguistici avanzati richiedono milioni di litri d’acqua giornalieri, trasformando la scarsità idrica in un collo di bottiglia geopolitico per la corsa tecnologica globale. Le grandi corporation giapponesi, che hanno investito 500 miliardi di dollari negli USA per aggirare i dazi Trump, registrano rendimenti inferiori alle attese per via dell’elevato costo del lavoro e dell’inflazione persistente. Cuba, sotto embargo, apre timidamente al mercato privato. L’Algeria e il Marocco — nonostante le loro rivalità bilaterali — emergono come hub complementari per la fornitura di gas all’Europa.

Conseguenze marittime

Il teatro marittimo è il cuore pulsante della settimana geopolitica analizzata. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita oltre il 20% del fabbisogno mondiale di petrolio, rimane l’epicentro della crisi: la ripresa delle operazioni di carico dall’isola di Kharg è confermata da immagini satellitari di superpetroliere in attesa, ma la minaccia delle mine navali iraniane — un arsenale di migliaia di ordigni acustici, magnetici e a pressione — mantiene i premi assicurativi elevati e le capacità di sminamento occidentali strutturalmente insufficienti (The Hill). CENTCOM ha intensificato le operazioni di sorveglianza con cacciatorpediniere, P-8 Poseidon e droni a lungo raggio. L’articolo del Jewish Policy Center e le analisi della Royal Navy convergono su un punto cruciale: la guerra marittima asimmetrica ha ridefinito il concetto stesso di controllo del mare. I droni di superficie (USV) ucraini — in particolare il Triton — dimostrano che una marina senza flotta può negare il mare a una flotta convenzionale. La Turchia monetizza gli Stretti del Bosforo e dei Dardanelli sfruttando la Convenzione di Montreux, imponendo nuove tariffe di transito che colpiscono Russia, Ucraina e i Paesi danubiani e rafforzando la leva geopolitica di Erdoğan. Nel Mar Nero, un mercantile panamense è stato colpito da un drone kamikaze, causando un morto e due feriti: l’incidente conferma che le rotte commerciali civili restano esposte a operazioni asimmetriche senza attribuzione certa. Nel Mediterraneo orientale, le contese sulle ZEE tra Egitto, Cipro, Israele e Turchia per i giacimenti offshore si intensificano, con NAVTEX e cantieri offshore che diventano vettori di frizione operativa e militare. La pesca industriale illegale (INN) in Africa occidentale — denunciata dallo IARI — completa il quadro di una crisi di governance degli oceani che alimenta instabilità sociale e migrazione forzata.

Conseguenze per le nazioni europee mediterranee

Per i tre principali attori dell’Europa meridionale mediterranea, la settimana offre tanto sfide quanto opportunità strategiche di primo piano. L’Italia è al centro di un rebus diplomatico complesso. La polemica Trump-Meloni al G7 — con le dichiarazioni sprezzanti del presidente USA definite «inventate» da Palazzo Chigi — non è un incidente protocollare ma un test delle relazioni bilaterali in un momento in cui Washington chiede a Roma di schierare i propri cacciamine nello Stretto di Hormuz. Edward Luttwak, su Formiche.net, interpreta questa richiesta non come subordinazione ma come opportunità: partecipare alla sicurezza di Hormuz significherebbe per l’Italia tutelare le proprie forniture energetiche e acquisire credito politico reale presso la Casa Bianca, dimostrandosi il «partner cardine del Mediterraneo allargato». Sul fronte industriale, la nomina dell’Ammiraglio Credendino alla presidenza di Orizzonte Sistemi Navali (Fincantieri 51%, Leonardo 49%) riflette la porosità tra vertici militari e industria della difesa, una dinamica che Stampalibera.it descrive come analoga alle revolving doors americane e israeliane. L’Italia frena parallelamente sugli aiuti militari a Kiev per preservare i propri arsenali, confermando una postura di prudenza strategica nazionale. La Grecia osserva con attenzione crescente l’evoluzione del Mediterraneo orientale: la compressione geografica delle ZEE tra Atene, Ankara, Cipro e il Levante amplifica le tensioni legali e operative sui giacimenti offshore. L’accordo STEP con l’Egitto come hub regionale del gas pone Atene in una posizione scomoda, mentre la monetizzazione degli Stretti da parte di Erdoğan colpisce i flussi commerciali nel Mar Nero che transitano nei pressi delle acque greche. L’ELISME, partner di CESMAR, opererà in un quadrante strategico ad altissima densità in cui la supervisione marittima dei cantieri offshore diventa questione di sicurezza nazionale prima ancora che di politica estera. La Spagna, impegnata nel test operativo del drone intercettore ad ala fissa Hornet Block 1 dalla fregata Santa María, avanza nel programma di modernizzazione della propria difesa aerea navale, rafforzando le capacità autonome per rispondere a droni d’attacco e missili da crociera a bassa quota nel Mediterraneo e nell’Atlantico. L’interesse spagnolo per il sistema SAMP/T NG e per il consorzio MBDA si inserisce nel più ampio progetto europeo di «scudo strategico» che riduca la dipendenza dal Patriot statunitense. Le elezioni in Colombia — con un candidato di estrema destra in testa — interessano Madrid per la sua comunità di origine latinoamericana e per i propri investimenti strategici in America Latina, sempre più contesa tra Washington e Pechino

Conclusioni

La settimana del 19-21 giugno 2026 non consegna soluzioni, bensì nuove architetture di crisi. Il memorandum USA-Iran è una tregua tattica, non una pace strutturale: il RUSI e Foreign Affairs concordano che lo stallo sia intrinsecamente instabile e vulnerabile a qualsiasi incidente in Libano o nello Stretto. L’asse STEP segna l’istituzionalizzazione di un polo di potere alternativo che muterà i calcoli di deterrenza regionali per il decennio a venire. Il disimpegno americano dall’Europa, ancorché parziale, impone ai paesi NATO meridionali di accelerare l’autonomia industriale della difesa. Nei prossimi giorni sono attesi sviluppi su: l’esito del ballottaggio presidenziale colombiano (impatto sugli equilibri latinoamericani); eventuali nuovi raid israeliani in Libano (che potrebbero far scattare la clausola di chiusura di Hormuz prevista dall’ultimatum iraniano); l’avanzamento dei negoziati a due fasi per il cessate il fuoco ucraino circolanti nelle cancellerie europee; e la risposta di Minsk all’ultimatum di Zelensky sui ripetitori per droni. Per l’Italia, il banco di prova immediato rimane la decisione sull’invio dei cacciamine a Hormuz: una scelta che definirà il peso reale di Roma nella nuova geometria atlantica.

Riferimenti Questa sintesi è stata elaborata sulla base degli articoli provenienti da diverse fonti di analisi geopolitica e strategica, tra cui: Center for Maritime Strategy, CIMSEC, Reuters, ShipMag, Navy Lookout, National Interest, Seapower Magazine, CSIS, RUSI, War on the Rocks, IISS, Responsible Statecraft, Foreign Affairs, Formiche.net, Il Sussidiario, Start Magazine, InsideOver, Notizie Geopolitiche, IARI, Dissipatio, Analisi Difesa, Jamestown Foundation, Atlantic Council, RAND Corporation.


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