05-03-26 Dal mondo
5 Marzo 2026 2026-03-05 7:4305-03-26 Dal mondo
Geopolitica
—Iran, l’Europa divisa e i rischi della guerra
–Sánchez sfida Trump? Perché la Spagna dice no alla guerra contro l’Iran
—Tafazzi d’Europa in marcia verso il baratro
—Gli spari sulla barca a Cuba preludio del regime change?
–🇬🇧Europe’s weakness on Iran, Gaza has radicalized politics at home
–🇬🇧The US–Israel campaign in Iran – further assessments
–🇬🇧Vladimir Putin Watches Iran from the Sidelines
–🇬🇧‘Un-American’ critics of war represent the majority of Americans
–🇬🇧America and Israel’s War Remake Middle East
–🇬🇧Amid turmoil, Trump to give Saudi Arabia sweet nuclear deal
–🇬🇧The “Shield of the Americas” Summit and Donald Trump’s Latin America Strategy
Geoeconomia
—Il Qatar ferma la liquefazione del gas, mercati energetici sotto stress
—Iran. Hormuz, la nuova geopolitica del petrolio
—Il vero fronte della guerra economica: come Iran e Venezuela stanno riprezzando l’energia della Cina
—Dalle basi al mercato: quando la crisi Iran trasforma il commercio in arma tra USA e UE
—L’Industrial Accelerator Act e il test dell’autonomia strategica europea
—Dalla resilienza industriale all’autonomia strategica
—Gli Stati Uniti offrono scorte navali e assicurazioni alle navi nello Stretto di Hormuz
–🇬🇧How India Can Supercharge Its Development
Difesa
—AI in guerra: da Claude a Palantir, l’Iran come primo teatro della rivoluzione militare
–🇬🇧NATO Shoots Down Iranian Missile Headed for Turkey
–🇬🇧Iranian Warship Sunk in Indian Ocean by US Navy submarine, Over 80 Dead
–🇬🇧Strait of Hormuz Traffic Grinds to Near Halt as Security Threat Remains ‘Critical,’ Advisory Warns
–🇬🇧How AI is Quietly Becoming a Supply Chain Problem
–🇬🇧The Velocity Gap Between Pakistan and India
–🇬🇧Can an Interagency Task Force Work in the Arctic?
–🇬🇧‘Arctic Metagaz’ Sinks Off Libya After Blast; Moscow Blames Ukrainian Drone Attack
–🇬🇧Italy’s DRASS will provide six new-generation compact submarines in addition to SDVs to Indonesia
Scenari geopolitici
Il 4 marzo 2026 segna un cambio di paradigma nella crisi mediorientale scaturita dall’operazione congiunta israelo-americana contro l’Iran. La giornata ha visto l’escalation del conflitto oltre i confini del Golfo Persico, con ripercussioni sistemiche sui mercati energetici globali, nuove tensioni nel teatro del Mediterraneo allargato e dell’Indo-Pacifico e profonde lacerazioni nelle alleanze occidentali. Le dinamiche in campo richiedono un’analisi rigorosa dei fatti e delle loro implicazioni a medio termine.
Eventi clou
Quattro sviluppi dominano l’agenda del 4 marzo, ciascuno con potenziali effetti regionali e globali. In primo luogo, l’affondamento della fregata iraniana IRIS Dena da parte di un sottomarino nucleare d’attacco statunitense nelle acque al largo dello Sri Lanka rappresenta un salto qualitativo nella proiezione militare americana. Il Segretario alla Guerra Pete Hegseth ha confermato l’operazione, definendo la Marina iraniana “inefficace in combattimento, decimata, distrutta, sconfitta”. Si tratta del primo affondamento di una nave nemica mediante siluro da parte degli Stati Uniti dalla Seconda Guerra Mondiale e del secondo caso nella storia di un sottomarino nucleare d’attacco che affonda un bersaglio di superficie (il primo fu l’affondamento dell’incrociatore argentino Belgrano da parte del sottomarino britannico HMS Conqueror durante la guerra delle Falklands/Malvinas). La Dena, unità di classe Moudge rientrata da poco dall’esercitazione navale indiana MILAN, è stata colpita da un Mk 48 a circa 20 miglia nautiche da Galle, causando oltre 80 morti tra l’equipaggio di 180 uomini. Questo episodio proietta il conflitto nell’Oceano Indiano, dimostrando che nessuna piattaforma navale iraniana è al sicuro fuori dal teatro primario. In secondo luogo, il Qatar ha sospeso la produzione e l’esportazione di gas naturale liquefatto per almeno due settimane, con effetti immediati sui mercati energetici globali. La decisione di QatarEnergy, che fornisce circa un quinto dell’offerta mondiale di GNL, ha causato un’impennata del prezzo del gas in Europa, con il TTF che ha toccato picchi superiori ai 55 euro/MWh prima di assestarsi intorno ai 48 euro. Lo scenario di una prolungata carenza di forniture qatarine pone interrogativi sulla sostenibilità del mercato europeo, sempre più dipendente dal GNL. Parallelamente, il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz si è ridotto a livelli critici. Secondo il Joint Maritime Information Center, i transiti sono scesi a cifre singole, con un solo transito commerciale confermato nelle ultime 24 ore. Un portacontainer battente bandiera maltese, il Safeen Prestige, è stato colpito nello stretto, costringendo l’equipaggio all’abbandono della nave. In terzo luogo, le forze curde iraniane hanno lanciato un’offensiva terrestre contro la Repubblica Islamica, con migliaia di combattenti del Partito per una Vita Libera in Kurdistan (PJAK) che avanzano dalle montagne dello Zagros verso la città di confine di Mariwan. L’operazione rientra in un più ampio piano di Washington e Tel Aviv per destabilizzare il regime di Teheran dall’interno, con la CIA che avrebbe armato gruppi curdi, baluci e arabi del Khuzestan per mesi. Il presidente Trump ha parlato telefonicamente con Mustafa Hijri, capo del Partito Democratico del Kurdistan Iraniano, segnalando un impegno diretto nella strategia di cambio di regime. Il rischio della nascita di un possibile stato curdo ai confini è visto dalla Turchia come una minaccia alla sicurezza nazionale. La Turchia considera ogni forma di autonomia o rafforzamento dei gruppi curdi ai propri confini come una minaccia esistenziale. Se un’insurrezione curda in Iran sostenuta dagli Stati Uniti dovesse portare al controllo stabile di territori nel nord-ovest iraniano, Ankara potrebbe intervenire militarmente per prevenire la nascita di un nuovo “corridoio curdo”. Analisti suggeriscono che la lotta al terrorismo curdo sarebbe la giustificazione formale utilizzata dal governo Erdogan per attraversare il confine e stabilire zone cuscinetto all’interno del territorio iraniano. Un’altra ipotesi di intervento turco da terra potrebbe essere giustificata al fine di occupare posizioni strategiche ed evitare flussi massicci di profughi o il radicamento di milizie ostili lungo i suoi 530 km di confine. Al momento il presidente Erdogan e il ministro degli Esteri Hakan Fidan continuano a condannare ufficialmente l’illegalità degli attacchi USA-Israele e a cercare una via diplomatica. Tuttavia le fonti di intelligence indicano che Ankara sta monitorando i movimenti curdi con estrema attenzione. Alcune fonti riportano casi di trasferimento di informazioni da parte turca all’Iran per intercettare le milizie curde, dimostrando che la Turchia preferisce un Iran stabile (anche se nemico) a un Iran frammentato con fasce di territorio nelle mani dei curdi. Il quarto punto è rappresentato dalla rottura di un paradigma storico nelle relazioni USA-Gran Bretagna. Il Primo Ministro Keir Starmer ha espresso riserve significative sull’offensiva statunitense, richiamando esplicitamente i fallimenti del passato per giustificare la propria linea di condotta, in particolare la lezione dell’intervento in Iraq. Starmer ha affermato che nel caso attuale mancano ragioni convincenti per l’intervento, limitando il sostegno britannico a un supporto difensivo e consentendo l’uso delle basi britanniche (Cipro e Diego Garcia) solo per operazioni di autodifesa. Con queste dichiarazioni Starmer si è avvicinato alle posizioni del premier spagnolo Sánchez, evidenziando un chiaro scetticismo verso le giustificazioni fornite dall’amministrazione Trump. Mentre Starmer cerca di mantenere un equilibrio precario salvaguardando la tradizionale “Special Relationship” attraverso un supporto puramente difensivo, Sánchez si è posto alla guida del fronte europeo del dissenso contestando radicalmente la legittimità stessa dell’operazione “Epic Fury”.
Sintesi dei fatti per teatro operativo
Mediterraneo Allargato La regione mediterranea e il Vicino Oriente sono al centro della tempesta geopolitica. Le basi britanniche a Cipro (Akrotiri e Dhekelia) sono state bersaglio di attacchi missilistici e di droni iraniani, espandendo il conflitto a territorio de facto europeo. Londra ha risposto inviando sistemi di difesa aerea, il cacciatorpediniere HMS Dragon e caccia Typhoon che hanno abbattuto droni in Giordania. La Francia ha mobilitato le sue basi negli Emirati Arabi Uniti e inviato una fregata da difesa aerea a Cipro, mentre la Grecia ha schierato batterie Patriot a Karpathos e inviato fregate e caccia F-16 Viper nell’isola. L’Europa si trova così coinvolta direttamente nel conflitto, nonostante non sia stata consultata nella pianificazione dell’attacco. Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha evidenziato che il coinvolgimento di altri Paesi arabi ha portato il conflitto a espandersi, con Israele che ha colto l’occasione per attaccare anche il Libano. Nel Golfo Persico la situazione umanitaria e logistica è critica. Dubai, fino a poco tempo fa paradiso del lusso, si è trasformata in un inferno da cui fuggire, con l’aeroporto internazionale paralizzato e attacchi che hanno colpito il Fairmont Hotel, il Burj Al Arab e il Terminal 3. L’unica via di fuga per civili e VIP è attraverso Riad, dove società militari private offrono evacuazioni in SUV blindati e jet privati a prezzi che sono saliti fino a 300.000 euro per un volo verso l’Europa. Le compagnie aeree del Golfo (Emirates, Qatar Airways, Etihad) sono sospese, con oltre 6.000 voli cancellati e 30.000 in ritardo.
Heartland Euro-Asiatico La Russia e la Cina osservano la crisi con cautela strategica. Mosca ha condannato l’“aggressione ingiustificata” ma si è astenuta da interventi diretti, concentrandosi sulle trattative con Washington sul futuro dell’Ucraina. Il Cremlino teme che un collasso iraniano possa compromettere il Corridoio Internazionale di Trasporto Nord-Sud (INSTC), arteria cruciale che collega la Russia ai mercati indiani attraverso l’Asia centrale e il Caucaso. Pechino ha espresso “grave preoccupazione” e richiesto una sessione straordinaria del Consiglio di Sicurezza ONU, ma non è intervenuta militarmente. La Cina fornisce all’Iran tecnologie critiche: sistema di navigazione BeiDou-3, intelligence satellitare in tempo reale, missili supersonici CM-302 e radar anti-stealth YLC-8B. Tuttavia Pechino non rischia un confronto diretto con Washington per un alleato che, pur essendo un comprehensive strategic partner, non implica obblighi militari automatici.
Teatro Operativo Boreale-Artico Le dinamiche artiche rimangono sullo sfondo ma non sono estranee alla competizione globale. La Russia ha accelerato la militarizzazione della sua costa artica, mentre la Cina si dichiara “near-Arctic state”. Gli Stati Uniti, attraverso la Guardia Costiera, stanno valutando la creazione di una Joint Interagency Task Force per l’Artico, modellata sull’esperienza di JIATF-S per il contrasto al narcotraffico.
Teatro Operativo Australe-Antartico L’America Latina emerge come nuovo fronte nella strategia americana. L’amministrazione Trump ha annunciato lo “Shield of the Americas Summit” a Miami con l’obiettivo di costruire un’alleanza ideologica con leader di destra della regione per contrastare l’influenza cinese.
Indo-Pacifico L’affondamento della Dena nelle acque dello Sri Lanka proietta il conflitto nell’Indo-Pacifico, mettendo a dura prova gli equilibri regionali. L’India si trova in una posizione delicata, mentre nel subcontinente la crisi ha evidenziato il “velocity gap” tra Pakistan e India.
Conseguenze dei fatti accaduti
Conseguenze geopolitiche La guerra israelo-americana in Iran sta accelerando la biforcazione della partnership transatlantica: da un lato una cooperazione militare senza precedenti tra Stati Uniti e Israele, dall’altro una crescente distanza politica tra le due sponde dell’Atlantico.
Conseguenze strategiche L’uso sistematico dell’intelligenza artificiale nel conflitto rappresenta una rivoluzione militare. Il sistema Maven di Palantir, integrato con Claude di Anthropic e ospitato su cloud AWS, ha permesso agli Stati Uniti di individuare e colpire la Guida Suprema Khamenei con solo 20 operatori.
Conseguenze economiche, tecnologiche, finanziarie ed energetiche I mercati energetici globali sono sotto stress. Il blocco del Qatar ha rimosso circa il 20% dell’offerta mondiale di GNL, mentre il prezzo del petrolio è soggetto a forte volatilità.
Conseguenze marittime La sicurezza marittima nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz è compromessa a livelli critici. I transiti commerciali sono crollati del 90%, con molte navi che navigano con AIS disattivato per evitare di essere individuate.
Conseguenze per l’Italia L’Italia è in prima linea: i militari italiani in Iraq e Kuwait rischiano di essere coinvolti nella risposta missilistica iraniana. Sul piano industriale l’Italia sta consolidando la sua presenza nel mercato asiatico della difesa con la fornitura di sottomarini compatti all’Indonesia.
Conclusioni
Il 4 marzo 2026 ha confermato che la Terza Guerra del Golfo sta trasformando l’ordine geopolitico globale. Per l’Italia e l’Europa l’imperativo è sviluppare una strategia di autonomia strategica reale capace di affrontare una crisi che evolve con estrema rapidità.
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