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18-08-25 Dal mondo

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18-08-25 Dal mondo

Ucraina. La guerra è persa, anche se non lo si vuole ammettere

Lo sfondamento nel Donbass

Trump-Zelensky, atto secondo alla Casa Bianca

Dieci buoni motivi per dire che il vertice in Alaska non è andato poi così male

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Una base NATO in Azerbaijan?

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Sahel: così il Marocco erode l’influenza dell’Algeria

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La Cina e la guerra sottomarina: una questione di sensori

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L’evento che ha catalizzato l’attenzione globale nel fine settimana è stato senza dubbio il vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin ad Anchorage, in Alaska. Sebbene l’incontro si sia concluso senza un accordo formale sulla guerra in Ucraina, ha segnato un momento cruciale, interpretato in modi diametralmente opposti sulla scena internazionale. Da un lato, ha rappresentato il riavvio di un canale di dialogo diretto tra Washington e Mosca dopo un lungo periodo di gelo, un primo passo considerato da alcuni analisti come un timido disgelo. Dall’altro, ha palesato una profonda crisi strategica dell’Occidente, incapace di presentare un fronte unito, e ha marginalizzato l’Europa, relegata al ruolo di spettatrice.
Le discussioni si sono concentrate su una proposta che includerebbe concessioni russe sulle regioni contese in cambio di garanzie di protezione da parte della NATO, un piano prontamente respinto dal presidente ucraino Zelensky, che lo ha definito una minaccia alla sovranità nazionale. Questo rifiuto complica notevolmente il percorso diplomatico, lasciando presagire un prolungamento del conflitto. Per Mosca, il solo fatto di dialogare alla pari con gli Stati Uniti è stato percepito come una “vittoria morale”, rafforzando la sua immagine di attore ineludibile sulla scena mondiale nonostante i tentativi di isolamento. Potenze emergenti come l’India osservano questi sviluppi come un’opportunità per rinegoziare gli equilibri globali e rafforzare la propria autonomia strategica.

Geo-strategia e conflittualità
Il teatro ucraino rimane il fulcro delle tensioni. Oltre alle conseguenze diplomatiche del vertice, sul campo si registra un significativo sfondamento delle linee difensive nel Donbass, che altera gli equilibri militari e potrebbe influenzare futuri negoziati. La decisione del Regno Unito di non inviare forze di peacekeeping conferma la riluttanza occidentale a un coinvolgimento diretto, lasciando Kiev in una posizione di crescente isolamento.
Nel frattempo, le tensioni si intensificano in altri quadranti. Nell’Indopacifico, le acque del Mar Cinese Meridionale si surriscaldano a causa del comportamento aggressivo di Pechino, condannato dalla Germania, e delle crescenti dispute tra Filippine, Cina e Stati Uniti. A testimonianza del consolidamento di un asse strategico alternativo, Russia e Cina hanno condotto un pattugliamento navale congiunto nel Pacifico. La Cina sta inoltre compiendo passi da gigante nella guerra sottomarina, investendo in sensori avanzati e droni sottomarini extra-large che preoccupano gli strateghi occidentali.
Nel Mediterraneo Allargato, lo stretto di Bab el-Mandeb è descritto come un teatro di “guerra a basso costo”, con una crescente militarizzazione che minaccia le rotte commerciali globali. Si assiste a un riallineamento delle alleanze, con una rinnovata cooperazione in materia di sicurezza tra Siria e Turchia.
Nel Sahel, l’instabilità politica del Ciad e la competizione tra Marocco e Algeria per l’influenza regionale alimentano una turbolenza crescente, mentre Burkina Faso e Benin ricevono forniture militari rispettivamente da Cina e Bielorussia.
Infine, nel Caucaso, si specula sulla possibile installazione di una base NATO in Azerbaigian, una mossa che potrebbe alterare drasticamente gli equilibri con la Russia.

Geo-economia, industria, mercati e marittimità
Il quadro geoeconomico è caratterizzato da incertezza e riposizionamento strategico. Crescono i timori sulla stabilità dei bond in dollari statunitensi, spingendo gli investitori a cercare alternative nel mercato europeo. Il settore della logistica marittima globale è sotto pressione a causa dell’alta volatilità delle tariffe e della congestione dei porti, minacciando le catene di approvvigionamento.
La competizione per le risorse strategiche si intensifica. Gli Stati Uniti stanno rimodellando la loro diplomazia in Africa per garantirsi l’accesso a minerali critici e ridurre la dipendenza dalla Cina, mentre il Pentagono investe massicciamente nelle terre rare. In una mossa volta a rafforzare la sovranità nazionale, il Niger ha nazionalizzato un’importante miniera d’oro.
Sul fronte industriale e tecnologico, la cessione di Iveco a Leonardo mira a creare un campione nazionale nel settore della difesa e della mobilità avanzata.
La corsa agli armamenti vede la Turchia sviluppare droni navali anti-drone, e gli Stati Uniti adattare il velivolo MV-22B per la guerra antisommergibile.

Geopolitica e relazioni internazionali
Il vertice di Anchorage ha messo a nudo le faglie dell’ordine liberale. La diplomazia diretta tra Trump e Putin non solo ha scavalcato l’Europa, ma secondo alcuni analisti ha rivelato la crisi di un Occidente diviso. La possibile ascesa di un nuovo modo di dialogare diplomaticamente definito come “Trump 2.0” è vista con favore da Pechino, che potrebbe beneficiare di un approccio americano più transazionale e meno focalizzato sulle alleanze.
Si rafforzano assi alternativi: l’Iran consolida la sua cooperazione con Russia e Cina per contrastare le sanzioni occidentali, mentre l’Oman si ritaglia un ruolo di mediatore chiave sul dossier nucleare iraniano.
In America Latina, il Brasile di Lula risponde ai dazi di Trump cercando di rafforzare l’integrazione regionale e i legami con nuovi partner.
L’Unione Europea, nel frattempo, cerca di mantenere una propria linea diplomatica, avvertendo Israele che l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania viola il diritto internazionale.

Analisi per Teatro Operativo
• Mediterraneo Allargato. Questo teatro è un mosaico di crisi e riallineamenti. L’instabilità nel Sahel (Ciad, Niger) e nel Corno d’Africa (crisi umanitaria in Sudan, militarizzazione del Mar Rosso) si salda con le tensioni in Medio Oriente (Siria-Turchia, Iran, Israele-Palestina) e le dinamiche energetiche nel Mediterraneo orientale. La regione è un campo di prova per le crescenti influenze di Russia, Cina e potenze regionali come la Turchia.
• Heartland euro-asiatico. L’asse tra Russia e Cina si consolida come principale contraltare strategico all’Occidente, attraverso la cooperazione militare nel Pacifico e il sostegno reciproco contro le pressioni economiche. La “vittoria morale” di Putin ad Anchorage rafforza la posizione russa, mentre la Cina osserva con interesse le divisioni occidentali.
• Teatro operativo Boreale-Artico. Il vertice di Anchorage ha trasformato l’Artico nel palcoscenico del nuovo dialogo tra Stati Uniti e Russia, evidenziando l’importanza strategica della regione non solo per le risorse, ma anche come punto di incontro geopolitico. La modernizzazione delle flotte, come il passaggio della US Navy a vascelli senza equipaggio, è un altro fattore chiave.
• Teatro operativo Australe-Antartico. L’America Latina naviga tra la crescente influenza cinese (Costa Rica), la risposta al protezionismo statunitense (Brasile) e le crisi di governance interna (Honduras). La ripresa economica dell’Argentina rappresenta una rara nota positiva in un contesto complesso.
• Indopacifico. È il teatro principale della competizione strategica tra Stati Uniti e Cina. Le tensioni nel Mar Cinese Meridionale, la corsa tecnologica per il dominio sottomarino e i riallineamenti delle potenze regionali (Filippine, India) definiscono un quadro di alta instabilità. La presenza militare di attori europei, come la Royal Navy in Giappone, segnala la globalizzazione della contesa.

Conclusioni e possibili sviluppi
Il quadro globale che emerge dal 15-17 agosto 2025 è quello di un ordine internazionale in piena transizione, accelerata dal riavvicinamento tattico tra gli Stati Uniti di Trump e la Russia di Putin. Sebbene non sia stato raggiunto un accordo formale, il vertice di Anchorage ha avviato un processo di dialogo bilaterale che rischia di ridisegnare alleanze e marginalizzare attori tradizionali, in primis l’Europa.
Nei prossimi giorni, i temi da monitorare con maggiore attenzione saranno tre:

  • Le dinamiche nell’Indopacifico. Mentre l’attenzione è concentrata sull’asse USA-Russia, la competizione strategica con la Cina non si arresta. Le crescenti tensioni nel Mar Cinese Meridionale e la continua modernizzazione militare di Pechino potrebbero portare a nuovi incidenti o a un’ulteriore escalation.
  • La reazione dell’Ucraina e dell’Europa. Il rifiuto di Zelensky alle proposte discusse ad Anchorage apre due scenari. Il primo un’intensificazione del conflitto per migliorare la propria posizione negoziale, il secondo un aumento della pressione diplomatica occidentale su Kiev affinché accetti un compromesso (anche con la eventuale sostituzione di Zelensky con Valerii Zaluzhnyi). La capacità dell’Europa di formulare una risposta unitaria e strategica sarà fondamentale.
  • L’evoluzione del dialogo USA-Russia. Il vertice è stato solo un primo passo. Sarà cruciale osservare se seguiranno incontri a livello tecnico per dare concretezza alle aperture diplomatiche e se questo dialogo si estenderà ad altre aree di crisi, dal controllo degli armamenti al Medio Oriente.

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