27-02-26 Dal mondo
27 Febbraio 2026 2026-02-27 8:1527-02-26 Dal mondo
Geopolitica
—Danimarca, la premier Frederiksen va al voto anticipato e cerca l’effetto-Groenlandia
—Quale libertà di navigazione nell’Artico
—Focus sul Mediterraneo. Così Roma riunisce tutte le operazioni navali europee
—America Latina e i Caraibi e Medio Oriente: una relazione strategica attraverso l’autonomia
—Lo scontro tra Isis e Al Qaeda nel Sahel
—Nella morsa anglo-mauriziana: il destino delle Chagos e le critiche made in USA
–🇬🇧Could Hungary’s fight over oil change course of Ukraine War?
–🇬🇧How Would Iran Respond to a U.S. Attack?
–🇬🇧Iraq’s Growing Foreign Militia Crisis
–🇬🇧The Security Implications of Decapitating the Cártel de Jalisco Nueva Generación
Geoeconomia
—Cina e Giappone parte la guerra della sicurezza economica
—Forge, scorte strategiche e la nuova guerra dei minerali
—A Qingdao completato il primo trasporto container autonomo senza equipaggio
—Programma EPC: Fincantieri e Navantia rafforzano la cooperazione
–🇬🇧Russia and Iran Launch Oil Price War for Chinese Buyers as India Retreats
Difesa
—Una nuova età dell’oro? La National Defense Strategy degli Stati Uniti
—Altri 31 Rafale M per le portaerei indiane?
–🇬🇧Conventional Prompt Strike in European Military Power
–🇬🇧Historic first: French Aircraft Carrier ‘Shows the Flag’ in Sweden
–🇬🇧Is China really testing nuclear weapons?
–🇬🇧Archers Need Arrows: Deficiencies in U.S. Submarine Munitions
–🇬🇧HMS Duncan on exercise Sharpshooter – defence against modern surface and missile threats
Scenari geopolitici
Il 26 febbraio 2026 si colloca in un momento di straordinaria tensione geopolitica globale. Dalla guerra in Ucraina ai negoziati nucleari con l’Iran, dalla crisi del Sahel alle rivalità sino-giapponesi, il mondo assiste a una ridefinizione accelerata degli equilibri internazionali che rischia di travolgere le architetture di sicurezza costruite nel secolo XX.
Eventi clou
I negoziati nucleari Iran-USA a Ginevra: la bozza di Teheran Il terzo round di colloqui tra Iran e Stati Uniti, mediato dall’Oman e svoltosi a Ginevra, ha rappresentato l’evento diplomatico più rilevante della giornata. Teheran ha presentato una bozza di accordo — i cui dettagli restano riservati — trasmessa ai negoziatori americani attraverso il ministro degli Esteri omanita Al-Busaidi. L’obiettivo dichiarato dell’Iran è duplice: la revoca delle sanzioni statunitensi e il riconoscimento del diritto all’uso pacifico dell’energia nucleare. Dal lato americano, l’inviato Steve Witkoff, affiancato da Jared Kushner, ha chiesto che l’arricchimento dell’uranio sia limitato al di sotto del 90% necessario per un’arma nucleare. Le posizioni restano distanti. La posta in gioco è elevatissima: un fallimento negoziale potrebbe aprire la strada a un’azione militare americana o israeliana, con rischi di destabilizzazione dell’intera regione del Golfo. La presentazione della bozza iraniana segnala la volontà di Teheran di testare la diplomazia di Washington, ma anche di guadagnare tempo e legittimità internazionale.
Il massiccio attacco russo sull’Ucraina Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio, le forze armate russe hanno condotto un’operazione su larga scala contro l’Ucraina, impiegando armi di precisione a lungo raggio, aviazione e droni contro infrastrutture del complesso militare-industriale ucraino, impianti energetici e aeroporti militari. I diversi gruppi tattici russi — Nord, Ovest, Sud, Centro, Est e Dnipro — hanno riportato avanzate lungo l’intero arco del fronte, con perdite ucraine stimate, secondo fonti russe non verificabili indipendentemente, in circa 1.200 unità tra militari e mezzi. L’attacco si inserisce nel più ampio contesto di logoramento strategico: la Russia detiene circa un quinto del territorio ucraino nei confini del 1991, ma la lentezza delle avanzate rivela i limiti della macchina militare di Mosca. L’Ucraina, da parte sua, soffre di gravi carenze di munizioni, mezzi corazzati e uomini, in un conflitto che secondo le analisi di Foreign Affairs si sta volgendo a suo sfavore.
La morte di El Mencho e il futuro del CJNG in Messico Il 22 febbraio, le forze messicane, con il supporto dell’intelligence americana nell’ambito della nuova Joint Interagency Task Force-Counter Cartel (JIATF-CC), hanno eliminato Nemesio “El Mencho” Oseguera Cervantes, il capo del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), figura criminale con una taglia di 15 milioni di dollari. La risposta del cartello è stata immediata e violenta: oltre 250 blocchi stradali in almeno 20 stati messicani, un tentativo di takeover dell’aeroporto di Puerto Vallarta e decine di morti. L’evento rappresenta un successo tattico ma apre scenari incerti: il CJNG potrebbe frammentarsi in fazioni rivali — con impatti drammatici sulla sicurezza — oppure consolidarsi sotto un nuovo leader. Il possibile successore è Juan Carlos Valencia González, figliastro di El Mencho e cittadino americano, circostanza che complica qualsiasi azione legale da parte degli Stati Uniti.
Sintesi dei fatti per teatro operativo
Mediterraneo Allargato Il Libano rimane sospeso tra l’incudine iraniana e il martello americano. L’ambasciata USA ha ordinato l’evacuazione parziale del personale da Beirut, mentre l’emittente iraniana Al-Alam ha pubblicato immagini della base americana di Hamat come potenziale obiettivo. Israele continua i raid quasi quotidiani nel sud del Paese, con oltre 10.000 violazioni del cessate il fuoco di novembre 2024 documentate dall’UNIFIL e circa 400 vittime libanesi dall’armistizio. Hezbollah, indebolito ma non dissolto, esclude un intervento in caso di attacco americano “limitato” all’Iran, ma pone come linea rossa qualsiasi minaccia esistenziale al regime di Teheran. In Cisgiordania, l’amministrazione Trump ha esteso i servizi consolari dell’ambasciata di Gerusalemme agli insediamenti israeliani illegali, segnando un’ulteriore legittimazione de facto dell’occupazione. L’annessione strisciante procede attraverso espansioni edilizie, normative e trasformazioni territoriali. Sul versante nucleare, i colloqui di Ginevra tra Iran e USA costituiscono il nervo geopolitico più sensibile dell’intera regione. Nel Sahel, il conflitto interno tra Al Qaeda (JNIM) e ISIS (ISGS) si sta acutizzando: oltre il 50% del Mali e del Burkina Faso sfugge al controllo statale. Va evidenziata un’imboscata il 15 febbraio costata la vita a oltre 50 soldati del Burkina. La dinamica ricorda da vicino la frammentazione jihadista siriana degli anni 2013-2015.
Heartland Euro-Asiatico La guerra in Ucraina domina il teatro eurasiatico. Sul fronte meridionale, tra gli oblast di Dnipropetrovsk e Zaporizhzhia, le forze ucraine hanno condotto contrattacchi localizzati, riconquistando piccoli insediamenti come Ternovate, ma senza sfondamenti strategici. I Voenkors russi segnalano difficoltà nelle comunicazioni legate a interruzioni di Starlink. La Russia risponde annunciando la presa di Zaliznychne, minacciando le linee logistiche verso Orikhiv. Lo spazio informativo del conflitto è conteso quanto quello fisico: al Consiglio di Sicurezza ONU, il 22 febbraio, lo studioso norvegese Glenn Diesen ha accusato l’Occidente di perpetuare la guerra attraverso la propaganda, sostenendo che il conflitto sia presentato come scontro manicheo tra Bene e Male per rendere impossibile qualsiasi compromesso. In Cina, le purghe nell’Esercito Popolare di Liberazione si sono intensificate: oltre 100 ufficiali senior coinvolti dal 2022, con l’intera catena di comando della Forza Missilistica colpita da scandali di corruzione. Il quadro rivela un PLA in trasformazione, con implicazioni per la deterrenza nucleare e la proiezione di potenza cinese.
Teatro Operativo Boreale-Artico La premier danese Mette Frederiksen ha convocato elezioni anticipate per il 24 marzo, capitalizzando la protesta popolare in opposizione alle ambizioni di Trump sulla Groenlandia. La Danimarca si candida a laboratorio politico europeo, mostrando come la minaccia americana all’integrità territoriale alleata possa essere trasformata in consenso elettorale. Sul fronte navale, il First Sea Lord britannico ha annunciato un summit delle marine dell’Europa settentrionale per il prossimo aprile a Londra, con l’obiettivo di rispondere all’espansione della Flotta del Nord russa e alle minacce ibride sulle infrastrutture sottomarine. La Royal Navy sta sviluppando un’architettura integrata che integra unità con equipaggio e sistemi autonomi, come dimostrato dai trial con i veicoli di superficie non pilotati Rattler. Il dibattito sulla libertà di navigazione nell’Artico si intensifica, con Russia e Canada che rivendicano prerogative sulle rispettive rotte settentrionali, mentre gli Stati Uniti si oppongono alla territorializzazione della Northern Sea Route.
Teatro Operativo Australe-Antartico In America Latina, la morte di El Mencho ha scosso il Messico in un momento già critico, con il Paese che si prepara ad ospitare la Coppa del Mondo FIFA a Guadalajara. L’escalation della violenza del CJNG rischia di mettere in discussione la cooperazione tra Washington e Città del Messico. Sul piano diplomatico, i paesi latinoamericani accelerano la diversificazione dei partner, guardando sempre più alle monarchie del Golfo — Emirati, Qatar, Arabia Saudita — come contraltare alla pressione trumpiana. Il presidente colombiano Petro ha visitato Arabia Saudita, Qatar ed Egitto, mentre il brasiliano Lula ha siglato accordi con Abu Dhabi. In Alberta, Canada, il sentimento separatista (Wexit) cresce, alimentato da convergenze ideologiche con il movimento MAGA e dalle politiche climatiche di Ottawa.
Indo-Pacifico La guerra economica sino-giapponese si è intensificata: Pechino ha sanzionato 40 aziende giapponesi il 24 febbraio, tra cui sussidiarie di Kawasaki, Fujitsu e Subaru, in risposta ai piani di Tokyo per istituire un organismo di controllo sugli investimenti esteri simile al CFIUS americano. L’India, nel frattempo, ha confermato un ordine per ulteriori 31 Rafale Marine per le sue portaerei, portando il totale degli aeromobili Dassault ordinati a 145 per un valore di circa 28 miliardi di dollari. La rivalità tra Cina e Giappone si colloca in un contesto di crescente militarizzazione dell’Indo-Pacifico, con gli Stati Uniti che nella loro nuova National Defense Strategy identificano Pechino come la principale sfida strategica del secolo.
Conseguenze dei fatti accaduti
Conseguenze geopolitiche Il 26 febbraio 2026 restituisce un’immagine nitida di un ordine internazionale in rapida transizione verso la multipolarità. Il sistema liberale fondato sulle istituzioni multilaterali del dopoguerra — ONU, WTO, FMI — appare progressivamente eroso da una competizione tra grandi potenze che si gioca simultaneamente su più scacchieri. La crisi ucraina, giunta al quarto anno, ha prodotto una frattura profonda nell’architettura di sicurezza europea. La retorica della difesa dei valori occidentali si scontra con la realtà di una guerra di logoramento che consuma risorse umane e materiali dell’Ucraina a un ritmo insostenibile. L’analisi di Foreign Affairs, che raccomanda una pace negoziata anche al prezzo di concessioni territoriali, rappresenta una rottura con il mainstream atlantista e potrebbe anticipare un cambio di paradigma nella posizione americana. Il veto ungherese al ventesimo pacchetto di sanzioni UE contro la Russia, motivato da dispute sulle forniture petrolifere, segnala la fragilità della coesione europea di fronte ai costi economici del prolungamento del conflitto. Sul fronte medio-orientale, la distanza tra retorica e realtà nella politica di Trump — che proclama la pace mentre i suoi negoziatori trattano a Ginevra relativamente a 400 chili di uranio arricchito — rivela la complessità inestricabile della crisi iraniana. Un fallimento negoziale potrebbe portare a una nuova escalation militare con conseguenze imprevedibili per la stabilità regionale. La competizione sino-americana per le materie prime critiche, il controllo delle rotte marittime e la supremazia tecnologica rappresenta la vera linea di faglia geopolitica del ventunesimo secolo. L’iniziativa FORGE americana per creare una “zona preferenziale” di accesso ai minerali strategici, la rivalità tra AMD e Nvidia per il controllo dei chip per l’intelligenza artificiale e le purghe nell’esercito cinese sono tre facce dello stesso fenomeno: la preparazione delle grandi potenze a una competizione sistemica di lungo periodo. Infine, la crescente autonomia dei paesi del Sud Globale — dall’America Latina all’Africa — rispetto alle pressioni delle grandi potenze disegna un mondo in cui l’allineamento automatico non è più garantito.
Conseguenze strategiche Sul piano militare, i conflitti in corso stanno ridefinendo le dottrine operative delle principali potenze. La guerra in Ucraina ha dimostrato l’importanza cruciale della guerra di droni, della guerra elettronica e delle munizioni di precisione a lungo raggio. Il paper della RUSI sulle capacità di Conventional Prompt Strike europee raccomanda agli Stati europei di sviluppare missili balistici a medio raggio e veicoli di planata ipersonici per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti e rafforzare la deterrenza convenzionale contro la Russia. La nuova National Defense Strategy americana, articolata sui pilastri America First, pace attraverso la forza e responsabilizzazione degli alleati, segnala un ridimensionamento dell’impegno globale di Washington: Europa, Medio Oriente e Indo-Pacifico sono chiamati a gestire autonomamente le proprie sfide di sicurezza, con gli USA concentrati sulla deterrenza nei confronti della Cina nell’Indo-Pacifico e sulla difesa del territorio nazionale. Le carenze nelle munizioni sottomarine americane — con stime che indicano l’esaurimento dei missili antinave in meno di una settimana in un conflitto per Taiwan — rivelano vulnerabilità strutturali che le dichiarazioni di potenza non possono mascherare.
Conseguenze economiche, tecnologiche, finanziarie ed energetiche L’accordo da 100 miliardi di dollari tra Meta e AMD per l’acquisizione di chip per l’intelligenza artificiale ridisegna la filiera tecnologica globale, riducendo la dipendenza da Nvidia e prefigurando un’economia circolare del tech in cui le grandi piattaforme finanziano direttamente i produttori di hardware. L’ambizione cinese di affermare il renminbi come valuta di riserva globale — esplicitata da Xi Jinping sulla rivista ideologica del PCC — si scontra con ostacoli strutturali: i controlli sui movimenti di capitale e la convertibilità parziale della valuta limitano la fiducia degli investitori internazionali. Sul fronte energetico, la guerra dei prezzi tra Russia e Iran per accaparrarsi i clienti cinesi — con lo petrolio russo scontato di 12 dollari rispetto al Brent e il petrolio iraniano di 11 dollari — riflette la pressione crescente sulle economie dei due paesi sanzionati. L’iniziativa FORGE americana per le materie prime critiche mira a creare un’alternativa al monopolio cinese su estrazione e raffinazione, ma i rischi di cortocircuito sono evidenti: prezzi artificialmente sostenuti potrebbero spingere la manifattura verso paesi terzi. Il veto ungherese alle sanzioni UE illustra il dilemma europeo: le misure restrittive contro la Russia colpiscono anche le economie più dipendenti dall’energia russa, rischiando di accelerare la deindustrializzazione del continente.
Conseguenze marittime Il dominio marittimo emerge come teatro decisivo della competizione geopolitica contemporanea. Il summit romano dei comandanti delle tre operazioni navali UE — Irini, Atalanta e Aspides — segna un passo verso un’architettura di sicurezza marittima europea più integrata, capace di rispondere simultaneamente alle minacce nel Mediterraneo, nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano. La visita storica della portaerei francese Charles de Gaulle a Malmö e l’annunciato summit delle marine dell’Europa settentrionale a Londra segnalano la centralità della dimensione navale nel riposizionamento strategico europeo. Il programma European Patrol Corvette, con il MoU firmato da Fincantieri e Navantia, rappresenta il tentativo di costruire una capacità militare marittima europea autonoma, riducendo la dipendenza dalla tecnologia americana. La questione delle Chagos — con le critiche di Trump all’accordo anglo-mauriziano su Diego Garcia — rivela come le basi navali nell’Oceano Indiano siano contese nodali nella competizione tra le grandi potenze per il controllo delle rotte commerciali globali. Le carenze nelle munizioni sottomarine americane e la questione della libertà di navigazione nell’Artico completano un quadro in cui il mare è tornato al centro della strategia delle potenze globali. Secondo alcuni analisti gli USA non entreranno in guerra con Iran a causa di alcuni problemi sulla portaerei Ford (guasti idraulici gravi) che è dovuta entrare a Suda per riparazioni e per la probabile consegna di missili cinesi CM-302, la variante da esportazione del missile da crociera antinave cinese pesante YJ-12 “carrier killer”, con una testata da 250-500 kg, una velocità di Mach 3-4, la possibilità di volare a 5 m sul livello del mare e una gittata di 290 km.
Conseguenze per l’Italia L’Italia si trova in una posizione strategica di grande rilevanza, con opportunità significative e rischi altrettanto seri. Sul fronte industriale della difesa, Fincantieri emerge come protagonista del programma European Patrol Corvette, in partnership con Navantia, in quello che potrebbe diventare il progetto cantieristico militare più importante dell’Unione Europea. L’accordo rafforza il posizionamento di Roma nell’industria della difesa europea, settore destinato a crescere significativamente alla luce del riarmo del continente. La concentrazione di operazioni navali UE nel Mediterraneo — con il quartier generale di Irini ospitato in Italia — conferisce a Roma un ruolo di coordinamento militare che dovrebbe essere politicamente valorizzato. La crisi libanese e le tensioni nel Mar Rosso riguardano direttamente le rotte commerciali italiane e la sicurezza energetica del Paese. L’Italia è tra i principali osservatori dell’Arctic Council e guarda con attenzione alla questione della libertà di navigazione artica, che potrebbe incidere sulla competitività della rotta via Suez, essenziale per il porto di Trieste e per il progetto di hub logistico del Nord Adriatico. Sul piano politico, la posizione italiana nella gestione delle crisi — dalla Libia al Sahel — richiede un equilibrio delicato tra gli impegni atlantici e la proiezione di influenza autonoma nel Mediterraneo allargato. La crisi ungherese sulle sanzioni alla Russia e la posizione della Danimarca sulla Groenlandia ricordano che la coesione europea non può essere data per scontata e che ogni paese membro è chiamato a difendere l’interesse collettivo senza cedere alle pressioni esterne.
Conclusioni
Il 26 febbraio 2026 documenta un mondo in cui la competizione tra grandi potenze si è riaffermata come logica dominante delle relazioni internazionali, erodendo gli spazi della cooperazione multilaterale. La settimana che si apre sarà cruciale su almeno quattro dossier da seguire con attenzione: l’esito del terzo round di negoziati nucleari Iran-USA a Ginevra, dove un’eventuale rottura potrebbe far precipitare rapidamente la situazione verso uno scenario militare (nonostante alcuni problemi tecnici sulla portaerei Ford); l’evoluzione della situazione in Messico dopo la morte di El Mencho, con il rischio di una guerra interna al CJNG che si giocherà proprio nei mesi della Coppa del Mondo; la tenuta del fronte ucraino nella regione di Zaporizhzhia, dove i contrattacchi locali non escludono una ripresa offensiva russa su larga scala; e infine le elezioni danesi del 24 marzo, primo test elettorale europeo nel quale la questione del rapporto con Trump diventa asse portante della campagna. Il consiglio per il lettore è di non cedere alla frammentazione delle notizie: tutti questi teatri sono connessi da fili profondi che solo una lettura integrata consente di cogliere.
Riferimenti Questa sintesi è stata elaborata sulla base degli articoli provenienti da diverse fonti di analisi geopolitica e strategica, tra cui: Center for Maritime Strategy, CIMSEC, Reuters, ShipMag, Navy Lookout, National Interest, Seapower Magazine, CSIS, RUSI, War on the Rocks, IISS, Responsible Statecraft, Foreign Affairs, Formiche.net, Il Sussidiario, Start Magazine, InsideOver, Notizie Geopolitiche, IARI, Dissipatio, Analisi Difesa, Jamestown Foundation, Atlantic Council, RAND Corporation.
I CONTRIBUTI SONO DIRETTA RESPONSABILITÀ DELLA REDAZIONE E NE RISPECCHIANO LE IDEE. LA RIPRODUZIONE, TOTALE O PARZIALE, È AUTORIZZATA A CONDIZIONE DI CITARE LA FONTE.
LA STRUTTURAZIONE E L’INTERPRETAZIONE DEI DATI SONO FRUTTO DI UN PROCESSO DI SINTESI VOLTO A CREARE UN QUADRO ANALITICO COERENTE E ORGANICO. LA SINTESI NON RAPPRESENTA UN’ANALISI ORIGINALE, MA UNA RIORGANIZ-ZAZIONE STRUTTURATA DELLE INFORMAZIONI RACCOLTE E SCELTE BASATA SULLA EXPERTISE DEI NOSTRI STUDIOSI CHE NE HANNO POI ESTRAPOLATO LE CONSEGUENZE NEI CAMPI GEOPOLITICO, STRATEGICO, MARITTIMO E LEGATO ALL’ITALIA.
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