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19-08-25 Dal mondo

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19-08-25 Dal mondo

Vertice Trump-Zelensky alla Casa Bianca: Summit coi Volenterosi UE

Ucraina, alla Casa Bianca Trump impone un bagno di realismo

Von der Leyen e Zelensky dettano le “condizioni” a Trump e Putin, ‘Kiev sia un porcospino d’acciaio’

Ttrump pressa Zelensky, la pace è possibile

Trump, Putin e le ambizioni (anti-cinesi) sull’Artico. L’analisi dell’ammiraglio Caffio

-Serbia: guerriglia urbana tra polizia e manifestanti, cosa succede?

–🇬🇧Zelensky White House meeting today could spell end of the war

–🇬🇧‘Security guarantees’ take center stage at White House meetings

–🇬🇧Why Trump gets it right on Ukraine peace

–🇬🇧Russia’s Imperial Black Sea Strategy

–🇬🇧The next Israel war on Iran is coming

–🇬🇧“Prioritized Deterrence”: A Roadmap for US Foreign Policy

–🇬🇧Is a China Pivot Still Possible?

–🇬🇧Why Xi Still Doesn’t Have the Military He Wants

–🇬🇧Countdown to BRICS 2026: The India-Africa-UAE Trilateral

–🇬🇧Smart Decision or Big Shakedown?

–🇬🇧Thordon Bearings appoints Progreen as exclusive distributor in Azerbaijan

–🇬🇧Undersea cables face rising sabotage risk, analysts warn

–🇬🇧Italy looks for second-hand OSV to fulfil underwater surveillance multi-purpose ship requirement

–🇬🇧The False Promise of Defence as Prosperity

–🇬🇧A Russian Admiral Just Hinted at the Kremlin’s Future Naval Ambitions

–🇬🇧Carrier Ford Leaves Mediterranean for North Sea, Carrier Lincoln Operating Off Alaska

–🇬🇧US-Sanctioned Russian LNG Heads to Asia in Search for Buyers

La giornata del 18 agosto 2025 è stata dominata da un’intensa attività diplomatica incentrata sulla guerra in Ucraina, con un vertice alla Casa Bianca che ha riunito attori chiave nel tentativo di delineare un percorso verso la pace. Parallelamente, le tensioni persistono o si acuiscono in altri teatri cruciali, dal Medio Oriente all’Indo-Pacifico, disegnando un quadro globale complesso e interconnesso, dove le mosse strategiche delle grandi potenze si ripercuotono su equilibri regionali e mercati globali.

Evento clou della giornata
L’evento centrale è stato senza dubbio il vertice alla Casa Bianca tra il Presidente statunitense Donald Trump, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky e un nutrito gruppo di leader europei, tra cui Emmanuel Macron, Giorgia Meloni e Keir Starmer. L’incontro, che segue un precedente summit tra Trump e il Presidente russo Vladimir Putin in Alaska, è stato convocato per discutere le condizioni per porre fine al conflitto in Ucraina e definire “robuste” garanzie di sicurezza per Kiev, simili all’articolo 5 della NATO (l’articolo 5 prevede l’intervento dei membri della NATO qualora uno degli stati sia invaso da uno stato non NATO). Sebbene ad Anchorage non sia stato raggiunto un accordo definitivo sul cessate il fuoco, l’incontro ha messo in luce la centralità della diplomazia e la ricerca di un “bagno di realismo” per sbloccare lo stallo. Le posizioni restano distanti: Trump ha suggerito una tregua in cambio della cessione del Donbas, proposta fermamente respinta da Zelensky, che insiste sull’integrità territoriale del paese.

Geo-strategia e conflittualità
Il panorama strategico globale è in fermento. Gli Stati Uniti continuano a proiettare la propria potenza con movimenti navali significativi: la portaerei USS Gerald R. Ford è stata riassegnata dal Mediterraneo al Mare del Nord, mentre la USS Abraham Lincoln opera vicino all’Alaska. Questi spostamenti riflettono la crescente attenzione verso il teatro artico e nord-atlantico, in risposta all’attivismo russo e cinese. In parallelo, prosegue la modernizzazione militare: Raytheon ha ottenuto un contratto per lo sviluppo del missile avanzato SM-2 Block III CU, a testimonianza della corsa al mantenimento della superiorità tecnologica.
La Russia, da parte sua, non rimane a guardare. Aumenta la produzione e l’impiego dei droni Geran-2 nel conflitto ucraino e, come rivelato da un suo ammiraglio, nutre ambizioni di espansione navale nell’Artico e nel Pacifico per contrastare la presenza NATO. La strategia russa nel Mar Nero continua a essere assertiva, mirando al controllo di un’area geopolitica cruciale.
Nel Vicino Oriente, la tensione tra Israele e Iran è ai massimi livelli, con un’intensificazione degli attacchi israeliani contro obiettivi legati a Teheran, alimentando i timori di un “nuovo conflitto tra Israele e Iran”. Le proteste interne in Israele contro il governo Netanyahu e la gestione della guerra a Gaza complicano ulteriormente il quadro. Altrove, l’instabilità persiste: in Serbia le proteste contro il governo Vucic assumono i contorni di una “guerriglia urbana”, mentre in Sudan le ostilità aeree tra fazioni rivali non si placano.

Geo-economia, industria, mercati e marittimità
Le tensioni geopolitiche si riverberano sull’economia globale. Una delle maggiori preoccupazioni riguarda la sicurezza delle infrastrutture critiche: cresce l’allarme per i possibili sabotaggi ai cavi sottomarini, che trasportano oltre il 90% del traffico dati mondiale. Nel commercio, si profila la revisione nel 2026 dell’accordo USMCA (USA, Messico, Canada), mentre l’amministrazione Trump ha autorizzato l’export di chip a tecnologia limitata verso la Cina, imponendo però una controversa quota del 15% sui ricavi per le aziende produttrici.
Sul fronte energetico, il gas naturale liquefatto (GNL) russo, colpito dalle sanzioni occidentali, sta trovando nuovi e vitali mercati in Asia. A livello industriale, si segnala il rafforzamento della collaborazione militare tra Serbia e Israele, con un contratto da 1,6 miliardi di dollari.
L’Italia, invece, cerca di potenziare le proprie capacità di sorveglianza subacquea acquistando navi OSV di seconda mano. Infine, la Cina compie un significativo balzo in avanti nella corsa allo spazio, sviluppando tecnologie per produrre ossigeno e carburante dal suolo lunare.

Geopolitica e relazioni internazionali
La giornata è stata caratterizzata da un’intensa attività diplomatica multilaterale e bilaterale. Oltre al vertice sull’Ucraina, emerge con forza la preparazione del summit BRICS 2026, con una possibile partnership strategica trilaterale tra India, Africa ed Emirati Arabi Uniti destinata a rafforzare l’influenza del “Sud Globale”.
La politica estera statunitense è al centro di un dibattito strategico, orientato verso una “deterrenza prioritaria” per concentrare le risorse sulle minacce principali, ovvero Russia e Cina. Persiste l’interrogativo sulla possibilità di un “pivot” verso la Cina, bilanciando competizione e cooperazione, mentre nei confronti della Russia la linea prevalente resta quella della fermezza.
In Africa, si registra un fragile ma significativo accordo di pace tra Congo e Ruanda, che potrebbe stabilizzare la regione dei Grandi Laghi.
In America Latina, si assiste alla fine di un’era politica in Bolivia, con la sconfitta della sinistra dopo vent’anni. Nel Pacifico, infine, la questione dell’indipendenza della Nuova Caledonia dalla Francia rimane irrisolta, con il rifiuto dell’ultimo accordo da parte del popolo Kanak.

Analisi per Teatro Operativo

  • Mediterraneo Allargato. Quest’area rimane un focolaio di crisi multiple. Il riposizionamento della portaerei USS Ford dal Mediterraneo al Mare del Nord indica un cambiamento di priorità strategiche, sebbene la regione resti critica. La strategia imperiale russa nel Mar Nero continua a rappresentare una sfida per la NATO. Le tensioni tra Israele e Iran rischiano di sfociare in un nuovo conflitto aperto, mentre la situazione a Gaza peggiora. Le proteste in Israele evidenziano profonde divisioni interne. L’instabilità si estende ai Balcani, con la Serbia al centro di tensioni interne e di un significativo riarmo, e al Nord Africa, con la crisi sudanese e le dispute idriche tra Egitto ed Etiopia sulla diga GERD. L’Italia cerca di rafforzare la sua postura di sicurezza marittima per proteggere le infrastrutture sottomarine.
  • Heartland euro-asiatico. Il cuore del continente è dominato dal conflitto ucraino e dalla competizione strategica tra potenze. Il vertice di Washington è il fulcro degli sforzi diplomatici per trovare una via d’uscita, ma la Russia prosegue la sua strategia militare, potenziando l’uso di droni e riaffermando le sue ambizioni navali globali. La Cina, pur affrontando difficoltà interne nel modernizzare il proprio esercito, resta l’altro attore chiave. Pechino e Nuova Delhi sono impegnate in un dialogo per ridurre la tensione lungo la Linea di Controllo Effettivo (LAC) (di fatto il confine tra India e Cina) in vista del vertice SCO (la Shanghai Cooperation Organisation è una organizzazione intergovernativa fondata nel 2001 da Cina, Russia, Kazakistan, Kyrgyzstan, Tajikistan, and Uzbekistan). Nel frattempo, l’espansione dei BRICS e la partnership trilaterale India-Africa-EAU potrebbero rimodellare gli equilibri economici e politici dell’intera area.
  • Teatro operativo Boreale-Artico. L’Artico sta rapidamente diventando un’arena di competizione strategica. Lo spostamento delle portaerei statunitensi USS Ford nel Mare del Nord e USS Lincoln vicino all’Alaska è una chiara dimostrazione dell’interesse americano a presidiare la regione. Questa mossa risponde alle crescenti ambizioni navali della Russia e alla sempre più assertiva presenza di navi da ricerca cinesi, monitorate attentamente dalla Guardia Costiera USA. La regione non è solo un teatro militare, ma anche un’area di crescente importanza per le rotte marittime e le risorse naturali.
  • Teatro operativo Australe-Antartico. Sebbene più distante dai principali epicentri di crisi, anche questo vasto teatro mostra segnali di cambiamento. In America Latina, la svolta politica in Bolivia con la fine del ventennale dominio della sinistra potrebbe avere implicazioni regionali. In Africa sub-sahariana, il fragile accordo di pace tra Congo e Ruanda offre un barlume di speranza per la stabilità di una delle regioni più martoriate del continente. A livello simbolico e culturale, la campagna dell’Unione Africana per l’adozione di proiezioni cartografiche più accurate, come la “Equal Earth”, riflette la volontà del continente di affermare la propria identità e il proprio peso sulla scena globale.
  • Indopacifico. La competizione tra Stati Uniti e Cina domina questo teatro. Washington continua a interrogarsi sulla fattibilità di considerare quest’area come “pivot” strategico in quanto è ancora impegnata in altri teatri operativi dove giornalmente vi sono problemi e complessità, mentre la Cina persegue i suoi obiettivi, seppur con difficoltà. La questione di Taiwan rimane il punto più critico: le recenti assicurazioni di Xi Jinping a Trump su una “riunificazione pacifica” sono un elemento diplomatico rilevante, ma la tensione di fondo non si attenua. La repressione cinese a Hong Kong, simboleggiata dal processo al magnate dei media Jimmy Lai, continua a destare preoccupazione. Le dinamiche regionali sono complesse, con l’India che cerca di bilanciare le relazioni con la Cina e di rafforzare al contempo le partnership con altri attori, come dimostra la cooperazione con le Filippine.

Conclusioni e possibili sviluppi
La giornata del 18 agosto 2025 ha confermato la centralità della diplomazia come strumento per gestire crisi complesse, ma ha anche evidenziato la fragilità degli equilibri attuali.
I temi che con maggiore probabilità vedranno sviluppi nei prossimi giorni sono:

  1. Negoziati sull’Ucraina. L’esito del vertice di Washington è interlocutorio. Le prossime settimane saranno cruciali per capire se le pressioni diplomatiche riusciranno a tradursi in un reale cessate il fuoco o se le posizioni inconciliabili delle parti porteranno a una nuova fase di stallo o escalation.
  2. Tensioni in Medio Oriente. Il confronto tra Israele e Iran è su un piano inclinato pericoloso. Ogni azione potrebbe innescare una reazione a catena con conseguenze devastanti per la stabilità regionale e per i mercati energetici globali.
  3. Dinamiche nell’Indo-Pacifico. Le relazioni tra Stati Uniti e Cina, in particolare sulla questione di Taiwan e sul commercio, rimarranno il principale motore delle dinamiche geopolitiche globali. Anche il dialogo tra India e Cina sarà da monitorare attentamente.
  4. Evoluzione dei BRICS. Le mosse diplomatiche in vista del summit del 2026, come la potenziale alleanza trilaterale India-Africa-EAU, potrebbero anticipare un ulteriore consolidamento di un blocco alternativo all’ordine a guida occidentale, con importanti implicazioni geoeconomiche.
    Il quadro che emerge è quello di un mondo multipolare in assestamento, dove i conflitti regionali e le competizioni strategiche tra le grandi potenze si intrecciano con sfide globali, dalla sicurezza delle infrastrutture critiche alla riconfigurazione delle alleanze economiche.

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