Scenari geopolitici
25 Maggio 2026 2026-05-25 7:11Scenari geopolitici
Sintesi quotidiana di geopolitica marittima globale
Il periodo compreso tra il 22 e il 24 maggio 2026 consegna agli analisti uno scenario internazionale di straordinaria complessità: il confronto USA-Iran nel Golfo Persico, la crisi strutturale di Cuba, l’escalation ucraina, le dinamiche marittime nei chokepoint globali e le riarticolazioni delle alleanze economiche e strategiche disegnano un quadro geopolitico in rapida evoluzione, denso di implicazioni per la sicurezza mondiale.
Eventi clou
L’accordo USA-Iran e la riapertura di Hormuz Il presidente Trump ha annunciato un’intesa di principio con l’Iran: Teheran accetta di riaprire e sminare lo Stretto di Hormuz in cambio di un cessate il fuoco prorogato di 60 giorni e di un allentamento parziale delle sanzioni petrolifere. L’accordo apre una finestra negoziale sul dossier nucleare, ma rimane fragile: Netanyahu e i “falchi” dell’amministrazione premono per riprendere le ostilità, mentre i dettagli tecnici restano ancora da definire. (Inside Over, Notizie Geopolitiche, Analisi Difesa)
L’attacco russo con il missile Oreshnik su Kiev Nella notte tra il 23 e il 24 maggio, la Russia ha condotto un massiccio attacco con centinaia di droni e missili, incluso il sistema ipersonico Oreshnik, contro Kiev e altre città ucraine. Il bilancio provvisorio conta almeno 4 morti e oltre 80 feriti, con danni a infrastrutture civili, musei e teatri. Mosca giustifica il raid come rappresaglia per un attacco ucraino a Starobilsk. Le cancellerie europee hanno condannato duramente l’escalation. (Formiche.net, Notizie Geopolitiche)
Le perdite aeree USA nella guerra con l’Iran: il rapporto al Congresso Il Congressional Research Service ha certificato la perdita di 42 velivoli statunitensi nel conflitto con l’Iran, per un valore complessivo di 2,6 miliardi di dollari, tra cui un F-35 stealth, quattro F-15E, sette KC-135 e 24 droni MQ-9 Reaper — quest’ultimi pari al 20% dell’intera flotta USA del tipo. Il dato smonta il mito della superiorità aerea assoluta e solleva interrogativi sulla sostenibilità di operazioni aeree prolungate contro sistemi di difesa sofisticati. (Analisi Difesa)
Le dimissioni di Tulsi Gabbard Le dimissioni di Tulsi Gabbard da capo dell’intelligence USA, secondo Responsible Statecraft, evidenziano il crescente malessere istituzionale verso l’interventismo e la gestione dei conflitti globali. L’evento non è solo una scelta personale, ma denuncia un conformismo che soffoca il dibattito politico, favorendo scontri frontali e polarizzazione. (Responsible Statecraft)
Elevato rischio di un imminente attacco militare USA contro Cuba Le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Cuba, caratterizzate da un duro embargo e pressioni diplomatiche, sollevano il rischio concreto di un attacco militare o di una destabilizzazione forzata dell’isola. La retorica aggressiva statunitense è percepita in America Latina come il preludio a un’invasione, destando allarme per le gravose conseguenze umanitarie e geopolitiche nell’area caraibica.
La crisi della potenza marittima americana Il declino della base industriale marittima statunitense, descritto dal CSIS come una crisi sistemica derivante da decenni di trascuratezza, crea un grave rischio strategico nella competizione con la Cina. Per invertire il circolo vizioso di bassa domanda e alti costi, viene proposta una nuova politica industriale ispirata a Mahan, focalizzata sulla cooperazione pubblico-privata per ripristinare il primato navale e proteggere le rotte commerciali. (CSIS)
Il declino del professionalismo militare: il caso del sorvolo di Kid Rock L’impiego di risorse militari statunitensi per scopi celebrativi di figure controverse, citando il sorvolo per celebrare il cantante rock Kid Rock, eroda la neutralità e il rigore delle forze armate. Tale fenomeno segnala una crescente politicizzazione della cultura militare, rischiando di danneggiare la disciplina e di distogliere l’attenzione dagli obiettivi operativi prioritari a favore di pubbliche relazioni divisive. L’articolo sottolinea la necessità di bilanciare il morale delle truppe con l’evitare la strumentalizzazione dell’apparato di difesa. (War on the Rocks)
La nuova dottrina nucleare russa: dalla deterrenza alla coercizione La Russia ha rivisto la propria dottrina nucleare, transitando da una logica puramente difensiva a un uso attivo e coercitivo delle capacità atomiche per influenzare le decisioni occidentali. Mosca sfrutta la minaccia di escalation nei conflitti regionali, abbassando la soglia per l’impiego di armi tattiche e innalzando le tensioni con la NATO. Questa flessibilità strategica aumenta l’instabilità nei calcoli politici, elevando il rischio di incomprensioni pericolose. La revisione segna un punto di svolta nelle relazioni internazionali (Analisi Difesa)
Conseguenze dei fatti accaduti
Conseguenze geopolitiche L’insieme degli eventi analizzati ridisegna le linee di forza dell’ordine internazionale su più fronti simultanei. Nel Golfo Persico, il fragile accordo USA-Iran sulla riapertura di Hormuz segna un punto di svolta diplomatico, ma la sua tenuta è subordinata alla capacità di Teheran e Washington di convergere sul dossier nucleare entro i 60 giorni concordati. Le resistenze israeliane — con Netanyahu che preme per la ripresa delle operazioni — e quelle dei falchi americani rischiano di cortocircuitare il processo prima che esso si consolidi. L’Iran, dal canto suo, tenta di trasformare la propria posizione geografica in rendita politica permanente, esplorando sistemi di “tariffe per servizi” nel transito di Hormuz: una mossa che, se accettata dagli armatori internazionali, creerebbe un precedente pericoloso per tutti gli stretti strategici del pianeta. Sul fronte est-europeo, l’uso dell’Oreshnik contro Kiev indica che Mosca non intende allentare la pressione militare nonostante i segnali diplomatici provenienti dal Golfo. Il vertice Xi-Putin a Pechino ha consolidato l’asse sino-russo, coordinando le posizioni su Ucraina, sanzioni occidentali e riforma dell’ordine internazionale. La Cina si conferma il principale sostegno economico della Russia, ottenendo in cambio accesso privilegiato a risorse naturali e copertura strategica in Eurasia. Nel medesimo arco di tempo, le dimissioni di Tulsi Gabbard dalla direzione dell’intelligence nazionale americana segnalano una crescente tensione interna all’establishment di Washington, con un possibile spostamento verso una gestione più ideologizzata delle agenzie di sicurezza, proprio in un momento in cui la lettura corretta delle intenzioni di Teheran è cruciale.
Conseguenze strategiche Sul piano della dottrina militare, il conflitto con l’Iran ha prodotto evidenze empiriche destabilizzanti per le pianificazioni occidentali: la perdita di 42 velivoli statunitensi — inclusi asset stealth di ultima generazione — dimostra che sistemi di difesa asimmetrici, se adeguatamente integrati, possono erodere la superiorità aerea convenzionale. Parallelamente, la Russia ha accelerato l’adozione di una nuova dottrina nucleare — analizzata in un volume firmato da Trenin, Karaganov e Avakjanc con prefazione di Lavrov — che abbassa la soglia di reazione atomica e introduce strumenti di coercizione attiva. L’obiettivo dichiarato è dissuadere l’Occidente dal sostenere Kiev o dall’intervenire direttamente, trasformando la minaccia nucleare da deterrente passivo a leva negoziale. In Europa, la Francia valuta l’ingresso nel programma anglo-tedesco ELSA (European LongRange Strike Approach) per sviluppare missili da crociera stealth e armi ipersoniche con gittata superiore ai 500 km. La mossa risponde al previsto ridimensionamento della presenza militare americana e alla necessità di una deterrenza europea autonoma. Il Giappone, nel frattempo, ha aggiornato il framework FOIP (Free and Open Indo-Pacific), spostando l’enfasi dalla retorica sullo stato di diritto a un approccio pragmatico basato su investimenti nel Global South, cybersicurezza, cavi sottomarini e sicurezza energetica. La militarizzazione di Kaliningrad e il dispiegamento annunciato da Trump di 5.000 soldati in Polonia completano un quadro in cui la deterrenza convenzionale torna a essere il pilastro centrale della strategia NATO sul fianco orientale.
Conseguenze economiche, tecnologiche, finanziarie ed energetiche L’interdipendenza tra dinamiche militari ed economiche si manifesta con nitidezza in questa settimana. Il blocco navale USA contro l’Iran ha deviato oltre 100 navi mercantili in sei settimane, con impatti diretti sui premi assicurativi e sulla logistica degli armatori internazionali. La potenziale nuova chiusura di Hormuz — anche solo temporanea — avrebbe effetti immediati sui mercati energetici globali, colpendo le catene di approvvigionamento dell’Indo-Pacifico e dell’Europa orientale, già sotto pressione per il conflitto ucraino. Sul piano finanziario, i BRICS avanzano nella costruzione di infrastrutture di pagamento ridondanti — BRICS Pay, CBDC interoperabili, finanziamenti in valute locali — non per sostituire il dollaro, ma per ridurre la dipendenza dai circuiti occidentali in caso di escalation sanzionatoria. L’accordo commerciale UE-Mercosur e la nuova intesa UE-Messico ridisegnano le catene di approvvigionamento europee, riducendo la dipendenza dalla Cina per materie prime e prodotti agricoli. In campo tecnologico, il dibattito sull’intelligenza artificiale applicata ai conflitti si fa sempre più urgente: sistemi autonomi che propongono target in pochi secondi sollevano questioni irrisolte di conformità con il diritto internazionale umanitario e di controllo umano sulle decisioni letali. L’Egitto, infine, punta sull’agricoltura avanzata con il New Delta Project, modello di sovranità alimentare applicabile all’intero continente africano.
Conseguenze marittime Il dominio marittimo si conferma il terreno più caldo della competizione strategica globale. Lo Stretto di Hormuz rimane il nodo più critico: l’Iran ha dimostrato di poter usare la minaccia di chiusura come leva di deterrenza asimmetrica, compensando l’inferiorità militare convenzionale con il controllo di una rotta fondamentale per il commercio petrolifero mondiale. L’accordo di principio sulla riapertura non elimina questa vulnerabilità strutturale, poiché Teheran mantiene la capacità di riattivare la minaccia in qualsiasi momento negoziale. Nel Mar Nero, le forze ucraine hanno colpito con droni navali e aerei il terminal petrolifero di Sheskharis a Novorossiysk, principale hub di esportazione energetica russa, dimostrando la capacità di Kiev di proiettare potere a lunga distanza e costringere Mosca a dirottare risorse verso la difesa costiera. Parallelamente, il blocco USA contro l’Iran ha ridisegnato le rotte commerciali nel Golfo Persico. Sul piano dottrinale, il CSIS rilancia la lezione di Alfred Thayer Mahan: la potenza marittima non si riduce alla flotta militare, ma dipende dalla base industriale cantieristica, dalla capacità di produzione commerciale e dalla protezione delle rotte. Gli USA producono oggi solo lo 0,1% del tonnellaggio globale contro il 50% cinese: un divario che si traduce in vulnerabilità strategica sistemica. Il caso della flottiglia per Gaza intercettata in acque internazionali aggiunge un ulteriore livello di complessità, sollevando questioni di diritto marittimo internazionale (UNCLOS), libertà di navigazione e proporzionalità nell’uso della forza contro navi civili — con possibili implicazioni davanti alla Corte Penale Internazionale.
Conseguenze per l’Italia L’Italia si trova in una posizione di particolare esposizione rispetto agli scenari analizzati. La crisi di Hormuz impatta direttamente sulla sicurezza energetica nazionale: l’Italia dipende in misura significativa dalle importazioni di idrocarburi dal Golfo Persico, e qualsiasi perturbazione delle rotte di transito si traduce in aumenti dei costi energetici con effetti immediati su industria e famiglie. Il progetto di corridoio energetico Caspio-Europa via AzerbaigianUcraina-Slovacchia, se attuato, potrebbe alleviare questa dipendenza, ma richiede stabilità politica e infrastrutturale difficilmente garantibile nel breve periodo. Sul piano diplomatico, Roma ha condannato l’attacco russo con l’Oreshnik su Kiev insieme a Berlino, Parigi e Bruxelles, confermando l’allineamento atlantico. La questione della flottiglia intercettata da Israele ha prodotto tensioni politiche interne, con esponenti del PD e di AVS che chiedono sanzioni commerciali contro Israele, mentre il governo dei Paesi Bassi ha già avviato un embargo sulle merci degli insediamenti. L’accordo UE-Messico, che segue quello con il Mercosur, offre all’export italiano — agroalimentare, meccanica, moda — nuovi sbocchi in un’area ad alto potenziale, riducendo l’esposizione alle oscillazioni del commercio transatlantico. La partecipazione italiana al programma europeo di missili a lungo raggio ELSA — ancora in fase esplorativa — potrebbe rappresentare sia un’opportunità industriale per la difesa sia un segnale di autonomia strategica europea. (Il Sole 24 Ore, Analisi Difesa, Inside Over)
Conclusioni
Il quadro geopolitico del 22-24 maggio 2026 è dominato da una tensione strutturale tra spinte alla de-escalation — l’accordo Hormuz, i negoziati Iran-USA — e dinamiche di escalation persistente — l’Oreshnik su Kiev, la nuova dottrina nucleare russa, le perdite aeree americane. Gli analisti devono attendersi sviluppi ravvicinati su almeno tre fronti: i negoziati nucleari Iran-USA entro i 60 giorni concordati rappresentano la variabile più urgente e potenzialmente più destabilizzante; l’evoluzione del conflitto ucraino dopo il massiccio attacco russo richiederà una risposta occidentale che definirà i margini della deterrenza convenzionale in Europa; infine, l’accordo USA-Iran potrebbe riaprire la questione israeliana con modalità imprevedibili, data la pressione di Netanyahu. Per i centri studi di strategia marittima, la settimana conferma una priorità analitica: la sicurezza dei chokepoint — Hormuz, Bab el-Mandeb, Suez, Malacca — non è più una questione regionale ma il nervo scoperto dell’economia globale. Monitorare gli sviluppi negoziali sul nucleare iraniano, la risposta ucraina all’attacco con l’Oreshnik e le decisioni europee sul programma missilistico ELSA sarà indispensabile per chi intende anticipare, e non solo registrare, i cambiamenti dello scenario internazionale.
Riferimenti Questa sintesi è stata elaborata sulla base degli articoli provenienti da diverse fonti di analisi geopolitica e strategica, tra cui: Center for Maritime Strategy, CIMSEC, Reuters, ShipMag, Navy Lookout, National Interest, Seapower Magazine, CSIS, RUSI, War on the Rocks, IISS, Responsible Statecraft, Foreign Affairs, Formiche.net, Il Sussidiario, Start Magazine, InsideOver, Notizie Geopolitiche, IARI, Dissipatio, Analisi Difesa, Jamestown Foundation, Atlantic Council, RAND Corporation.
I CONTRIBUTI SONO DIRETTA RESPONSABILITÀ DELLA REDAZIONE E NE RISPECCHIANO LE IDEE. LA RIPRODUZIONE, TOTALE O PARZIALE, È AUTORIZZATA A CONDIZIONE DI CITARE LA FONTE.
LA STRUTTURAZIONE E L’INTERPRETAZIONE DEI DATI SONO FRUTTO DI UN PROCESSO DI SINTESI VOLTO A CREARE UN QUADRO ANALITICO COERENTE E ORGANICO. LA SINTESI NON RAPPRESENTA UN’ANALISI ORIGINALE, MA UNA RIORGANIZZAZIONE STRUTTURATA DELLE INFORMAZIONI RACCOLTE E SCELTE BASATA SULLA EXPERTISE DEI NOSTRI STUDIOSI CHE NE HANNO POI ESTRAPOLATO LE CONSEGUENZE NEI CAMPI GEOPOLITICO, STRATEGICO, MARITTIMO E LEGATO ALL’ITALIA.
Follow us on:

