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Scenari geopolitici

Mappamondo, scenari, geopolitici
GEOPOLITICA

Scenari geopolitici

l 17-18 marzo 2026 il sistema internazionale si trova in una fase di eccezionale instabilità. Tre crisi simultanee — la guerra contro l’Iran avviata dagli Stati Uniti il 28 febbraio, il conflitto aperto tra Pakistan e Afghanistan lungo la Linea Durand, e la persistente guerra in Ucraina — convergono verso un unico interrogativo: siamo di fronte a una disgregazione irreversibile dell’ordine mondiale costruito nel secondo dopoguerra?

Eventi clou

Il bivio iraniano dell’Amministrazione Trump
L’Operazione Epic Fury, lanciata il 28 febbraio contro l’Iran, entra nella sua terza settimana senza che l’amministrazione Trump abbia chiarito una strategia d’uscita convincente. Secondo la portavoce della Casa Bianca Anne Kelly, gli obiettivi dichiarati includono la distruzione dei missili balistici, la demolizione della marina iraniana e lo smantellamento della capacità di armare gli alleati regionali. Tuttavia, senatori democratici come Elizabeth Warren hanno denunciato l’assenza di un piano coerente, sostenendo che Trump stia trascinando gli americani in una guerra senza obiettivi dichiarati né strategia d’uscita. Il dibattito interno all’amministrazione tra fautori dell’escalation e sostenitori di un disimpegno negoziato rimane irrisolto e sempre più visibile.

Hormuz: il collo di bottiglia che decide le sorti del Golfo
Lo Stretto di Hormuz non è soltanto una rotta energetica, ma l’unico sbocco del Golfo Persico verso l’oceano aperto: chiunque riesca a minacciarlo ottiene una leva che supera la dimensione regionale. L’Iran ha mantenuto un blocco di fatto sullo stretto, attraverso il quale transita fino a un terzo del petrolio mondiale. Il nuovo leader iraniano ha dichiarato che il mondo dovrebbe prepararsi a un prezzo del petrolio di 200 dollari al barile. I mercati hanno già incorporato parte del rischio con il Brent mediorientale oltre 140 dollari, mentre Trump ha sollecitato la NATO a partecipare alla riapertura dello stretto — richiesta rifiutata dagli alleati europei.

Guerra aperta sulla Linea Durand
Nel febbraio 2026 il Pakistan ha dichiarato guerra aperta all’Afghanistan, colpendo installazioni militari talebane a Kabul e Kandahar: un’escalation non impulsiva, bensì conseguenza di mesi di fallimenti nella coercizione indiretta attraverso chiusure di frontiera, restrizioni commerciali e attacchi limitati ai campi del Tehrik-e-Taliban Pakistan. L’analista Amira Jadoon interpreta questa escalation come un fallimento negoziale guidato da asimmetrie informative e problemi di impegno reciproco. La Cina, che aveva tentato una mediazione silenziosa tra Islamabad e Kabul, vede ora compromesso il suo ruolo di stabilizzatore regionale nell’Asia meridionale.

Sintesi dei fatti per teatro operativo

Mediterraneo Allargato Il teatro che concentra la massima intensità operativa coincide con l’arco che va dal Golfo Persico al Corno d’Africa. La guerra contro l’Iran ha radicalmente trasformato la geometria della sicurezza marittima regionale. La Cina importa oltre il 55% del suo petrolio dal Medio Oriente — da Arabia Saudita (14,9%), Iran (13%), Iraq (11,2%), Emirati Arabi Uniti (6,4%), Oman (6,1%), Kuwait (3,3%) e Qatar (1,3%) — e la chiusura dello Stretto di Hormuz, se prolungata oltre tre mesi, mette a dura prova le assunzioni di Pechino sulla sostenibilità delle interruzioni energetiche. India e Pakistan hanno avviato una scorta navale ravvicinata delle petroliere di proprietà nazionale nel Golfo di Oman, segnalando una nazionalizzazione de facto della protezione del traffico energetico. Il Libano continua a essere teatro di una guerra nella guerra, con Hezbollah indebolito ma non neutralizzato, mentre la Romania emerge come nuova frontiera del gas europeo grazie alle riserve del Mar Nero. Il corridoio IMEC (India-Middle East-Europe Corridor) subisce pressioni crescenti dalla crisi afghano-pakistana, mentre la Turchia tiene sotto osservazione le proprie linee rosse consapevole che una destabilizzazione del Golfo si riversa direttamente sul Bosforo.

Heartland Euro-Asiatico Dal 2022 il conflitto in Ucraina ha ridefinito il rapporto tra sicurezza continentale, deterrenza NATO, sanzioni economiche, dipendenza energetica e ruolo degli Stati Uniti nel sistema di sicurezza europeo. Mosca persegue una strategia negoziale che mira a isolare l’Europa dal tavolo di pace, trattando direttamente con Washington e tagliando fuori il continente che più ha sostenuto Kiev. Sul fronte ucraino le forze russe hanno conquistato dodici centri abitati nell’ultima settimana, ma il fronte complessivo regge secondo le ultime valutazioni operative disponibili. In Asia centrale, la crisi afghano-pakistana destabilizza l’asse di transito su cui la Cina aveva costruito parte delle sue proiezioni di connettività continentale nell’ambito della Belt and Road Initiative.

Teatro Operativo Boreale-Artico Il Canada ha avviato una cooperazione strutturata con i Paesi del Nord Europa per ridurre la dipendenza strategica dagli Stati Uniti, segnalando una frattura inedita nel rapporto transatlantico tradizionale. La NATO discute la necessità di un maggiore dominio dei dati negli spazi marittimi boreali, mentre la Royal Navy e la Norvegia esplorano programmi congiunti per imbarcazioni da assalto. Il Gruppo Wagner è stato segnalato come forza di protezione per la flotta ombra russa di petroliere, consolidando la proiezione russa nel Nord Atlantico e nel Mar del Nord.

Teatro Operativo Australe-Antartico Il Brasile ha rafforzato il partenariato strategico con la Bolivia in un quadro di integrazione sudamericana che si muove in senso contrario all’influenza diretta di Washington. Trump ha dichiarato di poter fare con Cuba «quello che vuole», rievocando i toni della Dottrina Monroe e alimentando tensioni nel Caribe. L’Africa meridionale risente delle turbolenze energetiche globali, mentre l’Australia consolida il proprio ruolo nell’architettura di sicurezza dell’Indo-Pacifico attraverso AUKUS.

Indo-Pacifico Secondo il rapporto SIPRI 2021-2025, escludendo l’Ucraina, il centro della domanda globale di armi si trova in Asia: i trasferimenti internazionali sono aumentati del 9,2% rispetto al quinquennio precedente, con India e Pakistan come principali motori della domanda. Il Giappone accelera gli investimenti nella flotta sottomarina e nella difesa del Pacifico, preoccupato delle ripercussioni della postura estera di Trump sulla sicurezza regionale. La crisi di Hormuz colpisce direttamente Tokyo, che dipende dal Golfo Persico per la quasi totalità delle sue importazioni energetiche.

Conseguenze dei fatti accaduti

Conseguenze geopolitiche
La crisi iraniana sta producendo una frantumazione accelerata del sistema di alleanze occidentali. Trump, dopo che gli alleati hanno rifiutato di partecipare alla missione di scorta a Hormuz, ha dichiarato che gli Stati Uniti «non hanno bisogno di nessuno», consolidando una postura unilateralista che indebolisce la coesione della NATO proprio nel momento di massima pressione su più fronti simultanei. L’Europa si trova intrappolata tra la necessità di sostenere l’Ucraina e quella di non venire esclusa dal processo negoziale che Mosca vuole costruire in formato bilaterale con Washington. La proposta russa di trattare su Kiev tagliando fuori il continente europeo rappresenta un disegno strutturale di declassamento strategico dell’Europa nell’architettura di sicurezza eurasiatica.
Sul versante mediorientale, l’Arabia Saudita si trova in una posizione di ambiguità calcolata: non può sostenere apertamente Teheran, ma teme che una vittoria americana incompleta generi un vuoto di potere riempito da forze ancora più destabilizzanti. I Paesi del Golfo elaborano opzioni offensive proprie contro l’Iran, segnalando una crescente autonomia rispetto a Washington. Il Sud globale e i Paesi BRICS cercano un equilibrio tra legami energetici e rigetto dell’ordine occidentale. Il fronte afghano-pakistano apre una faglia nell’Asia meridionale con potenziali implicazioni per India e Cina.

Conseguenze strategiche
Il conflitto iraniano conferma un cambio di paradigma militare: la superiorità non si misura più in piattaforme tradizionali ma nella capacità di integrare sistemi autonomi, droni e intelligenza artificiale. L’Iran dimostra che strumenti asimmetrici a basso costo possono bilanciare forze superiori. Sul fronte ucraino, la guerra di logoramento premia risorse e resilienza politica. La corsa agli armamenti in Asia configura un security dilemma crescente, mentre l’Europa è chiamata a rafforzare autonomamente le proprie capacità militari.

Conseguenze economiche, tecnologiche, finanziarie ed energetiche
Il blocco di fatto di Hormuz configura uno shock energetico globale: il Brent supera i 140 dollari e una chiusura prolungata potrebbe portare a livelli storici. Sul piano finanziario emergono rischi per la sostenibilità del debito americano e segnali di fragilità nel private credit. La corsa europea al litio e lo sviluppo del gas nel Mar Nero indicano una ridefinizione delle catene di approvvigionamento energetico.

Conseguenze marittime
Il dominio marittimo torna centrale: le rotte globali vengono ridisegnate e i costi logistici aumentano. La risposta internazionale è frammentata, con Stati che proteggono autonomamente le proprie rotte. La presenza della USS Gerald R. Ford è temporaneamente ridotta, mentre la flotta ombra russa continua a operare. La sicurezza marittima globale appare sempre più nazionalizzata.

Conseguenze per l’Italia
L’Italia affronta una doppia condizione di vulnerabilità e opportunità. L’aumento dei prezzi energetici impatta direttamente sull’economia nazionale. Il possibile ruolo nel corridoio IMEC rappresenta un’opportunità strategica, ma richiede investimenti e capacità diplomatica. Sul piano militare e strategico, Roma deve rafforzare il proprio ruolo nel Mediterraneo allargato, in un contesto di riduzione del supporto americano e crescente competizione europea.

Conclusioni

Il 17 marzo 2026 rappresenta un momento di transizione accelerata dell’ordine internazionale. I tre conflitti attivi convergono in un unico processo di erosione della governance globale. Nei prossimi giorni saranno cruciali: la scelta americana sull’Iran, il ruolo della Cina nella crisi energetica, l’evoluzione del conflitto Pakistan-Afghanistan e i negoziati russo-americani sull’Ucraina. L’Europa rischia l’emarginazione strategica e dovrà costruire una propria architettura di sicurezza autonoma.

Riferimenti Questa sintesi è stata elaborata sulla base degli articoli provenienti da diverse fonti aperte di analisi geopolitica e strategica, tra cui: Center for Maritime Strategy, CIMSEC, Reuters, ShipMag, Navy Lookout, National Interest, Seapower Magazine, CSIS, RUSI, War on the Rocks, IISS, Responsible Statecraft, Foreign Affairs, Formiche.net, Il Sussidiario, Start Magazine, InsideOver, Notizie Geopolitiche, IARI, Dissipatio, Analisi Difesa, Jamestown Foundation, Atlantic Council, RAND Corporation.


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