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01-07-25 Dal mondo

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01-07-25 Dal mondo

Gazastan

Siria: quasi 1.500 morti nel massacro di alawiti

I russi intensificano i bombardamenti in profondità sull’Ucraina

Azerbaijan. Crisi con la Russia a seguito di una retata e della morte di due azeri

G7 Kananaskis 2025: Ambizioni Globali e Contraddizioni Sistemiche

Danimarca, Groenlandia e Isole Faroe a colloquio per parlare di sicurezza

Africa subsahariana: sentiero a ostacoli per la crescita

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Il settore finanziario fra cybercrime, spionaggio e la minaccia ibrida connessa ai conflitti

Il nemico (quasi) in casa. Le mani della Cina sui porti sudamericani

Starlink e gli “altri”: i (nuovi) pilastri della Terra 

Il futuro della difesa nell’era dell’Intelligenza Artificiale: opportunità e rischi della nuova frontiera dell’uso della forza

La Cina mostra il prototipo di un ekranoplano

–🇬🇧NATO agrees on investment pledge

–🇬🇧Tumultuous times – reflecting on Admiral Radakin’s tenure as Chief of the Defence Staff

–🇬🇧Pentagon awards $5 billion contract to speed up ship manufacturing

–🇬🇧Exail awarded strategic European defense contract to supply DriX USVs for ISR missions

–🇬🇧HII and C3 AI Forge Strategic Artificial Intelligence Partnership to Support US Navy Shipbuilding

La giornata del 30 giugno 2025 delinea un mondo che naviga a vista tra conflitti ad alta intensità e una profonda riorganizzazione degli equilibri strategici globali.

Evento clou della giornata
L’epicentro dello scontro politico si colloca a Washington, dove il Senato si prepara a un voto ad altissimo rischio sul “Big, Beautiful Bill” del Presidente Trump. Questa manovra fiscale (già approvata alla Camera), che mira a rendere permanenti i tagli pari a circa 3000 dollari tra tagli fiscali e riduzioni selettive della spesa pubblica a fronte di un drastico aumento del debito, sta spaccando il Partito Repubblicano e determinerà non solo il futuro economico americano ma anche la stabilità politica dell’amministrazione.

Geo-strategia e conflittualità
Il panorama strategico è dominato da una duplice realtà: la guerra di attrito convenzionale e una silenziosa corsa alla supremazia tecnologica. In Ucraina, la Russia intensifica la sua campagna di bombardamenti in profondità, mirando a degradare le infrastrutture critiche e la capacità logistica di Kiev, mentre sul terreno concentra la sua offensiva sul nodo di Pokrovsk. Parallelamente, Mosca dimostra di aver appreso le lezioni del campo di battaglia, con il suo complesso militare-industriale (3MX, Rostec) che svela nuovi e sofisticati sistemi anti-UAV. Questa realtà cinetica si intreccia con le difficoltà dell’amministrazione Trump, la cui influenza appare limitata nel contenere l’escalation russa e nel risolvere la crisi umanitaria a Gaza, dove i negoziati sono in stallo.
Nel frattempo, il confronto tra Stati Uniti e Cina accelera sul piano tecnologico-militare. Il Pentagono ha formalizzato una drastica ricalibrazione strategica, cancellando programmi tradizionali come l’aereo da sorveglianza E-7 Wedgetail per dirottare investimenti massicci verso capacità spaziali, ritenute più resilienti e decisive. Questa mossa è una risposta diretta alla rapida modernizzazione militare cinese, che continua a sviluppare capacità asimmetriche, come il nuovo prototipo di ekranoplano, un veicolo anfibio ad alta velocità e bassa rilevabilità ideale per scenari come un’invasione di Taiwan.

Geo-economia, industria, mercati e marittimità
La competizione strategica si combatte sempre più sul terreno economico e industriale. La Cina sta attuando una politica di “weaponization” delle catene di approvvigionamento, blindando il proprio quasi-monopolio sulle terre rare con il ritiro dei passaporti ai suoi massimi esperti. Questa mossa mira a consolidare il suo arsenale tecnologico e a usare le risorse come leva geopolitica. In risposta, gli Stati Uniti utilizzano la diplomazia per garantirsi l’accesso a minerali critici, come dimostra l’accordo di “pace mineraria” mediato tra RD Congo e Ruanda, un’intesa fragile ma strategicamente vitale per contrastare l’egemonia di Pechino in Africa.
La fragilità del sistema globale si manifesta anche nella sicurezza delle infrastrutture. L’incidente occorso a una petroliera al largo delle coste della Libia evidenzia la precarietà del Mediterraneo centrale, mentre la crisi alimentare globale, esacerbata dal cambiamento climatico, rimane una minaccia latente. Questa incertezza si riflette sui mercati finanziari, dominati dalla prudenza, e spinge l’Occidente a investire in resilienza, come dimostra il progetto per un nuovo corridoio logistico europeo, una “Schengen militare” per garantire la mobilità delle forze NATO verso est. Infine, la stessa politica interna americana, con il “Big, Beautiful Bill” e i raid dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement è l’agenzia federale nata con l’obiettivo di far rispettare le leggi sull’immigrazione all’interno del territorio americano e combattere il crimine transnazionale) in California, ha dirette ripercussioni economiche, erodendo la fiducia degli investitori e danneggiando intere filiere produttive.

Geopolitica e relazioni internazionali
Le alleanze tradizionali sono sottoposte a forti tensioni. Le dichiarazioni di Trump sull’Articolo 5 generano ansia nella NATO, spingendo gli alleati europei a un riarmo (acquisti di F-35A da parte del Regno Unito, sistemi IRIS-T per la Svezia) ma sollevando anche timori di uno sganciamento dagli USA. Nel contempo, emergono nuovi allineamenti e potenze autonome. La Turchia persegue una “diplomazia su misura”, agendo come mediatore indispensabile tra Russia e Occidente. L’Arabia Saudita utilizza la sua “checkbook diplomacy” (una politica estera che apertamente utilizza aiuti economici e investimenti al fine di ottenere favori di natura diplomatica) per estendere la sua influenza in Nord Africa, come dimostra l’accordo di sviluppo con la Tunisia.
L’asse tra Russia e Corea del Nord si consolida come un’alleanza di convenienza tra stati paria, con Mosca che ottiene munizioni e Pyongyang che riceve tecnologia. Questa partnership, osservata con cautela da Cina e Stati Uniti, è un sintomo della crescente frammentazione globale. Infine, Pechino non si limita alla proiezione di potere economico, ma attua anche una sofisticata strategia di soft power, attirando i “cervelli” di tutto il mondo per diventare il nuovo hub globale dell’innovazione scientifica.

Analisi per Teatro Operativo

  • Mediterraneo Allargato. Questo teatro è un mosaico di crisi interconnesse. La guerra in Ucraina si combatte anche nel Mar Nero, dove la Turchia gioca un ruolo di mediatore cruciale. Nel Mediterraneo centrale, l’instabilità della Libia minaccia la sicurezza marittima ed energetica dell’Europa. In Nord Africa, la diplomazia economica saudita in Tunisia segnala l’ascesa di nuovi attori. Nel Vicino Oriente, la crisi di Gaza persiste senza soluzione, mentre la minaccia iraniana rimane latente. Nel Caucaso, l’influenza russa si erode, come dimostrano le tensioni con l’Azerbaigian.
  • Heartland euro-asiatico. La Russia è focalizzata sulla sua strategia di logoramento in Ucraina, adattando la sua tecnologia militare (sistemi anti-UAV) e consolidando alleanze con stati come la Corea del Nord per sostenere il suo sforzo bellico. La Cina, nel frattempo, persegue una grande strategia a lungo termine che integra lo sviluppo di capacità militari asimmetriche (ekranoplano), il controllo delle catene di approvvigionamento tecnologico (terre rare) e l’attrazione del capitale umano globale per garantirsi la supremazia scientifica.
  • Teatro operativo Boreale-Artico. La regione è in piena trasformazione strategica. L’adesione della Finlandia alla NATO ha raddoppiato il confine diretto dell’Alleanza con la Russia e ha portato un attore militarmente capace e con profonda conoscenza del terreno. La crescente competizione geopolitica tra NATO, Russia e Cina per le rotte marittime e le risorse sta spingendo il Regno di Danimarca a rafforzare il coordinamento sulla sicurezza con Groenlandia e Isole Fær Øer, per garantire la difesa del cruciale varco GIUK.
  • Teatro operativo Australe-Antartico. Sebbene meno centrale nelle notizie odierne, questo teatro è il terreno della competizione per le risorse. L’accordo mediato dagli Stati Uniti tra RD Congo e Ruanda è un chiaro tentativo di assicurarsi l’accesso ai minerali critici africani per contrastare la Cina. Nel Pacifico meridionale, la crisi climatica diventa un fattore geopolitico tangibile, con i cittadini di Tuvalu che cercano rifugio in Australia, evidenziando la vulnerabilità dei piccoli stati insulari e creando nuove dinamiche migratorie e di sicurezza.
  • Indopacifico. Questo è il teatro principale della competizione USA-Cina. Washington sta riorientando la sua intera postura di difesa verso questa regione, privilegiando capacità spaziali e di proiezione a lungo raggio. Contemporaneamente, le sue alleanze tradizionali sono sotto pressione a causa delle richieste di Trump sulla spesa militare a Giappone e Corea del Sud. La Cina continua a esercitare la sua influenza, mentre crisi sociali e politiche interne in paesi come Giappone, Thailandia e la fine della democrazia a Hong Kong contribuiscono a un quadro di crescente instabilità regionale.

Conclusioni e possibili sviluppi
La giornata del 30 giugno 2025 conferma un mondo entrato in un’era di competizione sistemica, dove la forza militare, la resilienza economica e la supremazia tecnologica sono inestricabilmente legate. L’incertezza politica a Washington, la brutalità della guerra in Ucraina e la sfida strategica della Cina sono i motori di questa trasformazione. Nei prossimi giorni, l’attenzione sarà focalizzata sul voto al Senato del “Big, Beautiful Bill”, il cui esito avrà immediate ripercussioni globali, e sull’evoluzione della fragile “pace mineraria” in Congo, che potrebbe diventare un nuovo fronte della rivalità sino-americana.


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