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19-06-25 Dal mondo

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19-06-25 Dal mondo

Medio Oriente: guerra a tempo?

Iran. Trump pronto a intervenire, ma la diplomazia continua a lavorare

Paura e delirio in Medio Oriente

Roma snodo tra Africa ed Europa. Il Piano Mattei incontra il Global Gateway

–🇬🇧Iran, Israel, and the Middle East in Tumult

–🇬🇧America Should End Israel’s War on Iran—Not Join It

–🇬🇧President Trump May Deploy Bomber Aircraft to the Middle East

–🇬🇧How Iran Lost

–🇬🇧Israel’s attack and the limits of Iran’s missile strategy

–🇬🇧Options for Targeting Iran’s Fordow Nuclear Facility

–🇬🇧Conflict Continues to Rage Between Iran and Israel and Casualties Mount

–🇬🇧More Gazans killed trying to get food, healthcare near to ‘full disaster’

–🇬🇧With strikes on Iran, Netanyahu has diverted criticism of Israel’s Gaza operations

–🇬🇧Tulsi said Iran not building nukes. One Senator after another ignored her

–🇬🇧Iraq on razor’s edge between Iran and US interests in new war

–🇬🇧Turkey Is the Biggest Winner of the Israel-Iran War

–🇬🇧America’s Middle East Trap is China’s Strategic Windfall

–🇬🇧Could Presidents Lee and Trump Be the Key to Peace in Korea?

–🇬🇧What did not happen at the G7 Summit in Canada (and why it matters)

–🇬🇧Why Russia Is Still a Little Skeptical About BRICS Expansion 

–🇬🇧The Israel-Iran Conflict and the Oil Market: Strategic Consequences

–🇬🇧How Tariffs Undermine the Steel Sector

–🇬🇧Organised crime will benefit from the global trade war

–🇬🇧Trust Issues: The Push for AI Sovereignty

–🇬🇧Report to Congress on Iran’s Ballistic Missile Programs

–🇬🇧What Is NATO?

–🇬🇧Where Are U.S. Forces Deployed in Europe?

–🇬🇧India’s Evolving Role in Supporting African Maritime Security Architecture

–🇬🇧Fleet Forces Commander Caudle Nominated to be Next CNO, ACMC Chris Mahoney Tapped for Vice Chairman of Joint Chiefs of Staff

–🇬🇧The history of presidents activating US troops on American soil

Il mondo è con il fiato sospeso, in attesa di una possibile decisione del Presidente americano Donald Trump di ordinare un attacco militare contro l’Iran. Questa non è più un’ipotesi remota, ma una probabilità concreta che segnerebbe l’ingresso ufficiale degli Stati Uniti nella guerra avviata da Israele e rappresenterebbe un punto di non ritorno per la stabilità globale.
La pressione di Israele, che dopo una devastante campagna aerea non riesce a colpire il sito nucleare sotterraneo di Fordow, si è unita alla frustrazione di Trump per il fallimento dei negoziati, creando le condizioni per un intervento diretto. Questa decisione è l’evento catalizzatore che domina ogni altro scenario, dalla diplomazia ai mercati.

Geo-strategia e Conflittualità
Il paradigma della conflittualità ha subito una mutazione: siamo entrati nell’era della guerra totale e ibrida. Il conflitto Israele-Iran è il laboratorio di questa nuova dottrina, dove la supremazia aerea e gli attacchi cinetici si fondono con la guerra psicologica (attacchi a media statali per innescare un “cambio di regime”), la guerra cibernetica (hackeraggio di banche iraniane) e la guerra elettronica (jamming GPS nello Stretto di Hormuz).
Parallelamente, in Ucraina, la dottrina NATO si è rivelata inadeguata a un conflitto di logoramento, costringendo Kiev a una “guerra invisibile” basata su sabotaggi e droni a lungo raggio. La competizione strategica non si limita più al campo di battaglia, ma permea ogni dominio.

Geo-economia, Industria, Mercati e Marittimità
L’economia è diventata un’arma. I mercati energetici sono sull’orlo di una crisi, con i premi assicurativi e i noli delle petroliere in forte aumento a causa del rischio percepito nel Golfo Persico. Il commercio globale è frammentato dalle tariffe protezionistiche, come dimostra il calo dei volumi nei porti della West Coast statunitense. In questo caos, emergono due tendenze:

  1. La Finanza di Guerra: Il conflitto stesso è diventato un “asset finanziario”, con la spesa per la difesa sostenuta da massicci investimenti privati, creando un incentivo economico alla sua prosecuzione.
  2. La Corsa Tecnologica: La competizione per la supremazia futura si gioca sull’innovazione. Da un lato, si cercano soluzioni rivoluzionarie come la propulsione nucleare per le navi mercantili; dall’altro, l’integrazione dell’IA nel settore militare (contratto OpenAI-Pentagono) e la leadership asiatica nella robotica e nella logistica intelligente stanno ridisegnando gli equilibri di potere a lungo termine.

Geopolitica e Relazioni Internazionali
L’ordine liberale è in frantumi. Le istituzioni multilaterali come il G7 e l’ONU appaiono paralizzate, incapaci di gestire la crisi mediorientale. Le alleanze occidentali mostrano crepe profonde: la NATO è sfidata dall’interno (Slovacchia) e la sua dottrina è in discussione, mentre l’UE è divisa sulla strategia da adottare e lotta per mantenere la propria coesione (Ungheria vs. politica UE). In questo vuoto, emergono nuovi attori. Potenze come l’India e la Turchia giocano un ruolo sempre più autonomo, costruendo assi strategici inattesi (India-Croazia, India in Africa) e posizionandosi come mediatori indispensabili. Si assiste alla vittoria del pragmatismo nazionale sulla lealtà ai blocchi tradizionali.

Analisi per Teatro Operativo
• Mediterraneo Allargato. È il cuore del caos globale. L’escalation tra Israele e Iran domina la scena, con una campagna aerea israeliana senza precedenti che ha raggiunto la supremazia aerea su Teheran ma non l’obiettivo finale di distruggere Fordow. Questo ha spinto gli Stati Uniti sull’orlo dell’intervento. La guerra ha effetti a catena: la catastrofe umanitaria a Gaza continua inosservata; Siria e Iraq rischiano di diventare campi di battaglia aperti; le rotte marittime nel Mar Rosso e nel Golfo Persico sono ad altissimo rischio. In questo contesto, la Turchia si ritaglia un ruolo di mediatore, mentre l’Italia, con il Piano Mattei, e l’Europa guardano alla stabilità del Nord Africa come cruciale per la propria transizione energetica, creando nuove dipendenze strategiche. Le nazioni del Golfo, pur provando una certa soddisfazione per l’indebolimento iraniano, temono un allargamento del conflitto che devasterebbe le loro economie.
• Heartland Euro-asiatico. La Russia, impantanata in Ucraina e alleata di circostanza dell’Iran, si trova in una posizione strategica difficile, offrendo solo un debole sostegno verbale a Teheran. A lungo termine, affronta una grave vulnerabilità dovuta al cambiamento climatico che minaccia le sue infrastrutture artiche. La Cina è il “vincitore silenzioso” della crisi: sfrutta la “trappola mediorientale” in cui sono caduti gli USA per espandere la propria influenza nell’Indo-Pacifico. Sebbene sia nervosa per la sicurezza delle forniture petrolifere dall’Iran, Pechino continua a investire massicciamente nella sua supremazia tecnologica (robotica, IA) e nel controllo delle infrastrutture globali (porti) come mossa strategica in vista di una potenziale crisi a Taiwan.
• Teatro Boreale-Artico. Qui si concentra il dilemma dell’Occidente. Gli Stati Uniti sono lacerati tra una spinta isolazionista (“America First”) e la tentazione di un intervento decisivo in Iran, una divisione che spacca la stessa base repubblicana. L’Europa continentale e il Regno Unito tentano di costruire una “sovranità della difesa” (progetti Airbus/Leonardo) per ridurre la dipendenza da Washington. L’Artico stesso è un nuovo fronte di competizione: la Danimarca si muove per blindare la Groenlandia, mentre la Russia progetta una base lunare per proiettare potenza, nonostante le sue vulnerabilità terrestri.
• Teatro Australe-Antartico. Questo teatro è meno al centro dell’azione diretta, ma riflette le fratture globali. Il caso del leader sudafricano Julius Malema, a cui è stato negato il visto per il Regno Unito, esemplifica la spaccatura ideologica e post-coloniale tra il Nord e il Sud del mondo su questioni come il conflitto israelo-palestinese. L’America Latina e l’Australia, pur essendo geograficamente distanti, sono esposte agli shock economici derivanti dalla frammentazione del commercio globale e sono terreno di una competizione per l’influenza, principalmente tra Stati Uniti e Cina.
• Indo-Pacifico. È il teatro strategico prioritario per gli USA, ma attualmente trascurato a causa della crisi mediorientale, a tutto vantaggio della Cina. Una crisi su Taiwan rimane il cigno nero che potrebbe paralizzare l’economia globale. In questo scacchiere, l’India emerge come una terza forza fondamentale, una potenza “in-between” che non si allinea completamente, ma costruisce una rete di partnership autonome per promuovere i propri interessi, contrastando l’influenza cinese sia in Asia che nell’Oceano Indiano. Le tensioni minori, come quelle tra Thailandia e Cambogia, dimostrano la fragilità della regione, spesso esacerbata dalle rivalità tra le grandi potenze.

Conclusioni e Possibili Sviluppi
Il 18 giugno 2025 ha consolidato il quadro di un mondo sull’orlo di una guerra allargata, guidata da una logica di scontro totale che rende la diplomazia quasi impotente. L’ordine globale è entrato in una fase di anarchia competitiva. Nei prossimi giorni, l’attenzione del mondo sarà focalizzata su tre sviluppi cruciali:

  1. La decisione di Trump su Fordow. È l’evento più imminente e gravido di conseguenze. Un “sì” all’attacco scatenerà una reazione iraniana quasi certa contro obiettivi americani, con un rischio altissimo di escalation incontrollata. Un “no” o un rinvio indebolirebbe la credibilità dell’ultimatum americano, ma lascerebbe aperta una finestra per la diplomazia.
  2. La reazione dei mercati energetici. Indipendentemente dalla decisione militare, i mercati marittimi e petroliferi continueranno a prezzare un rischio elevato. Bisognerà monitorare le tariffe assicurative e i flussi di petrolio, soprattutto quelli della “flotta ombra” iraniana e russa, per capire la reale entità della disruption economica.
  3. Le crepe nelle alleanze. La reazione alla decisione di Trump metterà a nudo la reale coesione dell’Occidente. Si dovranno osservare le dichiarazioni di leader europei chiave (Francia, Germania, UK) e le reazioni all’interno del Partito Repubblicano americano per capire se la frattura si allargherà, con implicazioni a lungo termine per il futuro della NATO e del G7.

Evento anteprima del ciclo “Conversazioni di Geopolitica: Comprendere un Mondo in Rapida Trasformazione”.

Prima di diventare uno dei personaggi più noti sulla scena mondiale, Volodymyr Zelens’kyj era già una celebrità in Russia e Ucraina. Ma possiamo davvero dire di conoscerlo? Dalla sua elezione nel 2019, ha interpretato ruoli diversi e spesso contraddittori: riformatore, leader in tenuta militare, democratico che si appoggia all’estrema destra. Con audacia e schiettezza, Fulvio Scaglione ci guiderà alla scoperta della parabola di Zelens’kyj, tra luci, ombre e consensi.

La conferenza sarà trasmessa in diretta ed in seguito disponibile online, grazie a ViveTV cliccando QUI


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