23-06-25 Dal mondo
23 Giugno 2025 2025-06-23 8:1523-06-25 Dal mondo
Geopolitica
—Gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran: la guerra si allarga?
—Trump bombarda i siti atomici iraniani. Raid punitivo o “ammuina”?
—Trump realizza il sogno dei neocon
—Caos in Medio Oriente: una nuova Yalta 2.0 tra Russia, Cina e Stati Uniti?
—‘Ci sarà un pesante bombardamento americano’: la previsione di Hersh sull’Iran
—E se chiudessero lo Stretto di Hormuz? L’analisi di Costanzo
—Stretto di Hormuz: cos’è la “Via del Petrolio”
—Iran, l’ipotesi del blocco dello Stretto di Hormuz in risposta ai raid USA
—Qui Iran: dopo gli attacchi USA il difficile dilemma tra reazione e negoziato
—Siria. L’Isis colpisce la chiesa di Sant’Elia di Damasco, almeno 19 i morti
—Perché la Cina punta all’Asia centrale
–🇬🇧Donald Trump at War—How Will Iran Respond?
–🇬🇧Short, sharp shock? Trump’s idea of quick victory is illusory
–🇬🇧Trump: We ‘obliterated’ Iran’s nuclear program, and now, ‘peace’
–🇬🇧The Capitol Hill Republicans against US war with Iran
–🇬🇧How the US bombarded Iranian nuclear sites while avoiding detection
–🇬🇧Operation Midnight Hammer Drops 14 Bunker Busters in Record B-2 Strike Against Iranian Nuclear Sites
–🇬🇧RUSI Experts React to US Strikes on Iran’s Nuclear Facilities
Geoeconomia
—Iran e USA tra oro, petrolio e dollaro. L’attesa dei mercati
—Imec, Trieste si candida a gateway del corridoio commerciale tra India ed Europa
—Furti di petrolio in Nigeria, fermate 76 navi in due anni
Difesa
—La mancanza di una cultura della difesa e della sicurezza
–🇬🇧Indonesia Eyes Giuseppe Garibaldi Aircraft Carrier Procurement
Sintesi Geopolitica e Geoeconomica (focus su quanto accaduto nel fine settimana)
Le giornate del 21 e 22 giugno 2025 saranno ricordate come il momento in cui il sistema internazionale ha varcato una soglia critica, abbandonando l’era delle guerre per procura per entrare in una fase di scontro diretto tra grandi potenze e i loro principali alleati regionali. La decisione degli Stati Uniti di colpire militarmente i siti nucleari iraniani non è un mero atto di guerra, ma il detonatore di una ristrutturazione globale che ha frantumato le residue fondamenta dell’ordine post-1945, accelerando la formazione di blocchi contrapposti e scatenando un’instabilità sistemica.
Evento clou della giornata
L’evento catalizzatore è l’operazione militare statunitense “Bunker Busters” contro l’Iran. Nella notte del 21 giugno, bombardieri strategici B-2 Spirit, decollati dal Missouri, hanno colpito con munizioni penetranti (MOP GBU-57) i siti nucleari sotterranei di Fordow, Natanz e Isfahan.
L’azione, definita dal Presidente Trump “difesa preventiva contro una minaccia imminente”, segna l’adozione di una dottrina di guerra unilaterale che scavalca il diritto internazionale e il mandato delle Nazioni Unite. La risposta immediata di Teheran, con il lancio di missili verso Israele, ha trasformato l’attacco in una guerra aperta, ponendo fine alla lunga “guerra ombra” e inaugurando un’era di scontro esplicito.
Geo-strategia e conflittualità
L’attacco statunitense deve essere letto su un doppio binario strategico. A livello regionale, realizza il sogno neoconservatore di neutralizzare la minaccia nucleare iraniana e riaffermare l’egemonia dell’asse USA-Israele.
A livello globale, l’azione si inserisce in una logica da “Yalta 2.0”: colpendo l’Iran, principale alleato della Russia in Medio Oriente e partner strategico della Cina, Washington colpisce “per procura” i suoi rivali eurasiatici, applicando una simmetria geopolitica alla guerra in Ucraina.
La risposta di Teheran è stata una dichiarazione di “guerra totale”, rendendo ogni obiettivo statunitense e alleato “legittimo”. Questa rottura strategica, dettata da un attacco percepito come esistenziale, ha vanificato la precedente deterrenza basata su ritorsioni asimmetriche. Il dilemma iraniano è ora come tradurre questa postura massimalista in azioni concrete – in primis contro Israele e le basi USA nella regione – senza innescare la propria distruzione.
Geo-economia, industria, mercati e marittimità
La crisi ha immediatamente infettato le arterie dell’economia globale. L’impatto più devastante è la minaccia iraniana di chiudere lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Questa non è solo una mossa militare, ma la “weaponizzazione” della geografia, un’arma di ricatto geo-economico capace di proiettare il prezzo del greggio oltre i 200 dollari al barile e scatenare una stagflazione globale.
I mercati hanno reagito con panico: crollo delle borse asiatiche, fuga verso beni rifugio e un’impennata del 40% del prezzo del Brent. Il settore marittimo è nel caos: le tariffe assicurative per il Golfo Persico sono schizzate alle stelle, le principali compagnie hanno sospeso le rotte e il rischio di incidenti dovuti a GPS jamming e spoofing rende la navigazione estremamente pericolosa. La crisi ha reso drammaticamente evidente la fragilità delle catene di approvvigionamento globali, dipendenti da pochi, vulnerabili chokepoint.
Geopolitica e relazioni internazionali
L’attacco ha cristallizzato la divisione del mondo in blocchi. L’asse Washington-Tel Aviv si trova isolato, con il tacito supporto britannico.
L’Unione Europea appare strategicamente irrilevante, paralizzata dalla propria frammentazione e limitata a generici appelli alla “moderazione”.
L’asse Sino-Russo, pur condannando l’attacco, gioca una partita opportunistica: la Russia si posiziona come mediatore indispensabile per Teheran, pur avendo le mani legate in Ucraina; la Cina, adottando un profilo defilato, beneficia del “vantaggio strategico” di un’America impantanata in Medio Oriente, guadagnando libertà di manovra nel proprio scacchiere di riferimento.
Il Sud Globale, con il Brasile di Lula in testa, ha condannato all’unanimità l’unilateralismo americano, denunciando i “doppi standard” e approfondendo la frattura Nord-Sud.
Analisi per Teatro Operativo
• Mediterraneo Allargato. È l’epicentro della crisi. La guerra aperta tra Iran e Israele minaccia di allargarsi, coinvolgendo Hezbollah dal Libano e le milizie sciite in Iraq e Siria contro le basi USA. La chiusura dello Stretto di Hormuz e le tensioni nel Mar Rosso destabilizzerebbero l’intera regione, dal Corno d’Africa al Golfo Persico, con un impatto diretto sulla sicurezza energetica dell’Europa e sulla stabilità di partner arabi come l’Arabia Saudita. L’Europa meridionale, in particolare l’Italia con le sue basi NATO, diventa un potenziale obiettivo di ritorsione, una vulnerabilità diretta. La crisi, inoltre, rischia di innescare una nuova ondata migratoria e di destabilizzare ulteriormente il vicino Pakistan.
• Heartland Euro-asiatico. Questo teatro vede il consolidamento dell’asse strategico tra Russia e Cina. Mosca, pur indebolita, offre copertura diplomatica a Teheran. Pechino è il vero vincitore strategico: la distrazione americana le consente di accelerare la sua penetrazione economica in Asia Centrale (le Nuove Vie della Seta) e di aumentare la pressione militare e politica su dossier prioritari come Taiwan. La crisi sposta il baricentro del potere globale verso l’Eurasia.
• Teatro Operativo Boreale-Artico. Sebbene periferico, questo teatro subisce le conseguenze della crisi. La chiusura dei cieli russo e mediorientale devia il traffico aereo tra Europa e Asia verso rotte polari, aumentando l’importanza strategica e il potenziale di frizione nell’Artico. Le forze di difesa aerea di USA, Canada e Russia settentrionale sono in stato di massima allerta.
• Teatro Operativo Australe-Antartico. In questo teatro si manifestano le conseguenze diplomatiche ed economiche della crisi. La leadership del Brasile nel condannare l’attacco rafforza il ruolo del Sud Globale come attore politico autonomo. Le economie di America Latina, Africa meridionale e Australia, fortemente dipendenti dal commercio globale, sono esposte a uno shock economico derivante dall’interruzione delle rotte marittime e dalla volatilità dei prezzi delle materie prime.
• Indopacifico. La crisi in Medio Oriente rappresenta una finestra di opportunità per la Cina. La documentazione riporta un’immediata escalation di manovre militari cinesi contro Taiwan e velivoli giapponesi. Con il Pentagono costretto a dividere risorse e attenzione, la deterrenza americana nell’Indo-Pacifico si indebolisce. Questo potrebbe incoraggiare Pechino a testare i limiti della determinazione statunitense, rendendo lo Stretto di Taiwan il prossimo potenziale punto di infiammabilità.
Conclusioni e possibili sviluppi
Gli eventi del 21-22 giugno 2025 hanno inaugurato un’era di disordine globale, caratterizzata dalla normalizzazione della guerra preventiva, dal collasso del diritto internazionale e dalla weaponizzazione dell’economia. L’attacco all’Iran non ha risolto una crisi, ma ne ha scatenata una di magnitudine sistemica.
Nei prossimi giorni, l’attenzione della comunità internazionale dovrà concentrarsi su tre sviluppi cruciali, ad altissimo potenziale di escalation:
- La reazione iraniana allo Stretto di Hormuz. Il tentativo di chiudere, anche parzialmente, la via d’acqua rappresenterebbe il superamento della linea rossa definitiva, innescando una risposta militare americana su larga scala per garantire la libertà di navigazione. Questa è la miccia più probabile per un conflitto generalizzato.
- L’escalation nel teatro Indo-Pacifico. Bisognerà monitorare attentamente le mosse della Cina. Un’azione aggressiva contro Taiwan, percependo la distrazione americana, potrebbe aprire un secondo fronte di crisi globale, portando il mondo sull’orlo di uno scontro diretto tra superpotenze.
- Il rischio di proliferazione nucleare. L’attacco ha inviato un messaggio pericoloso al mondo: solo il possesso effettivo dell’arma atomica garantisce la sopravvivenza di un regime. Paesi come l’Arabia Saudita, la Turchia potrebbero interpretare questi eventi come un via libera per accelerare i propri programmi nucleari, innescando una corsa agli armamenti incontrollabile.
Il mondo si trova di fronte a un bivio: accettare la legge del più forte come nuovo principio regolatore delle relazioni internazionali o tentare di ricostruire, dalle macerie, un nuovo patto multilaterale. Gli esiti di questa crisi potrebbero definire l’architettura della sicurezza globale per i decenni a venire.

