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30-07-25 Dal mondo

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30-07-25 Dal mondo

Ucraina: il compromesso di Zelensky sull’anticorruzione 

Gaza: dalle parole ai fatti

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L’Egitto ordina i sistemi di difesa aerea NASAMS  

–🇬🇧The Fragile High Mast of Empire; British Royal Navy Cruising Strategy; Then and Now​

–🇬🇧Royal Navy minesweeping capability restored

–🇬🇧Why the UK’s Navy Is Struggling to Stay Afloat

–🇬🇧Navy Seeks New Fast Attack Surface Drone Design

–🇬🇧The Evolving Role of Private Military Companies (PMCs) in North Africa’s Security Landscape

–🇬🇧Bollinger to Lead Strategic Trilateral Partnership with American Allies to Deliver U.S. Coast Guard’s Arctic Security Cutter

La giornata del 29 luglio 2025 è stata segnata da un deterioramento dei rapporti tra le grandi potenze e l’acuirsi di crisi umanitarie e commerciali che ridefiniscono gli equilibri internazionali. Mentre il mondo osserva con apprensione le mosse dell’amministrazione Trump, le dinamiche regionali in Europa, Medio Oriente e Indo-Pacifico mostrano un quadro di crescente instabilità e competizione strategica.

Evento clou della giornata
L’evento dominante è stato senza dubbio il drastico accorciamento dell’ultimatum lanciato dal Presidente USA Donald Trump alla Russia per un cessate il fuoco in Ucraina. Il termine, inizialmente fissato a 50 giorni, è stato ridotto a soli 10-12 giorni, con la minaccia di sanzioni economiche senza precedenti non solo contro Mosca, ma anche contro i paesi terzi che manterranno legami commerciali con il Cremlino. Trump ha definito “una vergogna” l’assenza di risposta da parte di Mosca. La reazione russa, affidata al vicepresidente del Consiglio di Sicurezza Dmitry Medvedev, è stata durissima, definendo ogni ultimatum “un passo verso la guerra” diretta tra Russia e Stati Uniti. Questa mossa ha proiettato un’ombra di incertezza globale, ponendo la comunità internazionale di fronte al rischio concreto di un’escalation incontrollata.

Geo-strategia e conflittualità
Il confronto tra Stati Uniti e Russia domina l’agenda strategica. Sul campo, la Russia ha intensificato le operazioni in Ucraina con un massiccio attacco missilistico sulla base aerea di Starokonstantinov, segnalando una nuova fase della guerra aerea. Contemporaneamente, il conflitto continua a estendersi, come dimostra l’intercettazione di un drone carico di esplosivi sui cieli di Minsk, un evento che ha messo in allarme la Bielorussia. Dal canto suo, il presidente ucraino Zelensky ha approvato un compromesso sull’anticorruzione per consolidare il sostegno occidentale.
La crisi umanitaria a Gaza ha raggiunto un punto di non ritorno. Secondo l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), sostenuto dall’ONU, nella Striscia si sta verificando “il peggior scenario di carestia”. Le organizzazioni umanitarie denunciano l’inefficacia degli aiuti e il blocco quasi totale imposto da Israele, con la popolazione civile che vive in condizioni disumane. Questa tragedia viene strumentalizzata da gruppi jihadisti per la radicalizzazione giovanile in Europa. La tensione regionale è ulteriormente aggravata dalle minacce dei ribelli Houthi di colpire qualsiasi nave diretta verso i porti israeliani nel Mar Rosso.
Il riarmo e l’innovazione tecnologica militare proseguono a ritmo serrato. Mentre la Russia punta sulla deterrenza nucleare e sviluppa carri armati autonomi come lo “Shturm”, gli Stati Uniti investono cifre colossali nel settore della difesa (771 miliardi di dollari a cinque grandi aziende tra il 2020 e il 2024) e accelerano lo sviluppo di una flotta di navi senza equipaggio. L’Europa, invece, pur stanziando fondi per le infrastrutture critiche, appare ancora in ritardo nella preparazione a una potenziale minaccia.

Geo-economia, industria, mercati e marittimità
La giornata è stata caratterizzata dalla finalizzazione di un controverso accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea. L’intesa prevede l’applicazione di dazi statunitensi al 15% su molte merci europee, sebbene alcuni dettagli su settori chiave come farmaceutica e digitale rimangano da negoziare. L’accordo ha suscitato forti critiche in Europa; Confimprenditori ha parlato di un atto che “firma la fine del Made in Italy”, mentre leader come il francese Bayrou e l’ungherese Orbán lo hanno definito una sottomissione agli interessi americani. In questo clima di incertezza, la Banca Centrale Europea ha scelto di mantenere i tassi di interesse invariati, in attesa di maggiore chiarezza sulle politiche commerciali di Trump.
Parallelamente, l’amministrazione americana ha varato il “Genius Act”, una legge federale per regolamentare le stablecoin e rafforzare il predominio del dollaro nell’era digitale. Sul fronte industriale, si nota la crescente competizione tecnologica: Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti emergono come hub per i talenti nell’IA, mentre la Cina consolida la sua industria spaziale commerciale. In Italia, nonostante una crescita dell’export, si evidenzia la necessità di rafforzare il sostegno alle imprese per far fronte alle nuove barriere commerciali.
Il settore marittimo riflette le tensioni globali. Le minacce Houthi nel Mar Rosso mettono a rischio una delle principali rotte commerciali mondiali. Il mercato dei container rimane in difficoltà, e la logistica globale è messa alla prova, sebbene alcuni porti, come quello di Savannah, registrino volumi record.

Geopolitica e relazioni internazionali
Le relazioni transatlantiche sono al centro di una profonda ricalibrazione. L’accordo sui dazi, pur essendo presentato come un successo diplomatico, è percepito da molti in Europa come uno squilibrio di potere a favore di Washington. Questa percezione è aggravata da un crescente “disincanto” americano verso un’UE considerata debole e burocratica.
In Medio Oriente, la diplomazia è frammentata. Il Regno Unito, sotto la guida di Keir Starmer, ha annunciato l’intenzione di riconoscere lo Stato di Palestina entro settembre, una mossa che l’Italia ritiene “prematura” e che evidenzia le divisioni in seno all’Occidente. Nel frattempo, le politiche del premier israeliano Netanyahu sono viste come un ostacolo ai piani di pace dell’amministrazione Trump nella regione.
Emergono anche nuove dinamiche diplomatiche: l’Italia rafforza la cooperazione militare con l’Azerbaigian, mentre si osservano timidi segnali di riavvicinamento tra Iran ed Egitto. L’Asia, infine, rimane un teatro di forte competizione, con la Cina che cerca di bilanciare i suoi interessi nel conflitto ucraino e gli Stati Uniti che lavorano a un accordo commerciale strategico con il Pakistan per controbilanciare l’influenza di Pechino.

Analisi per Teatro Operativo
• Mediterraneo Allargato. Questo teatro è epicentro di crisi multiple e interconnesse. La carestia a Gaza rappresenta la più grave emergenza umanitaria, con effetti destabilizzanti che si irradiano in tutta la regione, dalla radicalizzazione in Europa alle minacce Houthi nel Mar Rosso. La storica disputa sulle acque del Nilo tra Egitto ed Etiopia rimane una bomba a orologeria. Sul piano strategico, si assiste a un riposizionamento degli attori: l’Italia consolida i suoi legami nel Caucaso (Azerbaigian) e nel Mediterraneo in sinergia con gli USA, mentre la Turchia cerca di gestire la crescente assertività russa nel Mar Nero. L’acquisto di sistemi di difesa aerea NASAMS da parte dell’Egitto e il crescente ruolo delle compagnie militari private in Nord Africa segnalano una militarizzazione diffusa della regione.
• Heartland euro-asiatico. Il cuore del continente è dominato dall’ultimatum di Trump alla Russia, che porta la tensione a livelli critici. Il conflitto in Ucraina non solo prosegue con intensità, ma si allarga con incidenti come quello del drone in Bielorussia. La Russia risponde alle pressioni occidentali ostentando la sua potenza nucleare e investendo in tecnologie militari autonome. La Cina gioca una partita complessa, cercando di posizionarsi come attore globale senza compromettere i suoi legami con Mosca e i suoi interessi economici in Europa. L’accordo commerciale tra USA e Pakistan è un chiaro tentativo di Washington di costruire un contrappeso all’influenza cinese nell’Asia centro-meridionale.
• Teatro operativo Boreale-Artico. La regione artica sta rapidamente diventando un’arena di competizione strategica. L’investimento statunitense in una nuova flotta di rompighiaccio, tramite una partnership trilaterale strategica che coinvolge Canada e Finlandia, è la prova più evidente di questa tendenza. La modernizzazione della flotta è essenziale per garantire la presenza e la proiezione di potenza di Washington in un’area ricca di risorse e di crescente importanza militare e commerciale.
• Teatro operativo Australe-Antartico. Le notizie da questo vasto teatro sono più sporadiche ma significative. Il ritiro pianificato della nave da ricerca antartica statunitense Nathaniel B. Palmer indica una fase di transizione e la necessità di modernizzare le flotte per la ricerca scientifica polare. In America Latina, la democrazia è sotto pressione, con analisi che denunciano gravi frodi elettorali. La ricerca di un marinaio americano disperso nel Mare di Timor da parte della portaerei USS George Washington sottolinea la persistente presenza militare statunitense ai margini di questo teatro.
• Indopacifico. La competizione tra Stati Uniti e Cina definisce le dinamiche di questa regione. Le tensioni attorno a Taiwan rimangono elevate, con Pechino che si oppone fermamente a qualsiasi interazione ufficiale tra Taipei e Washington. La rivalità si estende anche alla catena di approvvigionamento di risorse strategiche, come le terre rare in Myanmar. Il settore marittimo è cruciale, come dimostrano l’investimento multimiliardario per un nuovo gasdotto a Taiwan e le dispute commerciali. Sul piano militare, la Marina USA sta potenziando le sue capacità con nuovi droni d’attacco e una flotta integrata di navi senza equipaggio, preparandosi a scenari di conflitto ad alta intensità. Le tensioni storiche tra Thailandia e Cambogia aggiungono un ulteriore elemento di instabilità regionale.

Conclusioni e possibili sviluppi
Il 29 luglio 2025 ha cristallizzato tre tendenze globali: un’escalation del confronto diretto tra le grandi potenze, una crescente frammentazione dell’ordine economico liberale e il collasso umanitario come arma e conseguenza dei conflitti. La diplomazia appare in difficoltà, superata dalla rapidità degli eventi e dalla logica dello scontro.
I temi da monitorare nei prossimi giorni sono:

  1. La scadenza dell’ultimatum USA alla Russia. È l’evento più critico e imminente. La risposta di Mosca e le conseguenti azioni di Washington determineranno il clima geopolitico globale per i mesi a venire.
  2. L’attuazione dell’accordo commerciale USA-UE. Le negoziazioni sui dettagli tecnici e sui settori esclusi (farmaci, digitale) saranno un banco di prova per la tenuta dell’alleanza transatlantica. Le reazioni delle industrie e dei governi europei potrebbero portare a ulteriori frizioni.
  3. La crisi a Gaza. La situazione umanitaria è insostenibile e potrebbe innescare un’escalation militare più ampia, coinvolgendo attori regionali e mettendo ulteriormente sotto pressione le diplomazie occidentali.
  4. La politica estera britannica. Il preannunciato riconoscimento dello Stato di Palestina da parte del governo Starmer a settembre potrebbe innescare una crisi diplomatica con Israele e creare nuove divisioni tra gli alleati europei.

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