Scenari geopolitici
6 Maggio 2026 2026-05-06 8:12Scenari geopolitici
Sintesi quotidiana di geopolitica marittima globale
Il 5 maggio 2026 ha rappresentato una giornata di rara densità geopolitica. Crisi navale a Hormuz, scontri tra potenze nel Mediterraneo orientale, vertice della European Political Community a Yerevan, allarme sulla coesione NATO, corsa globale agli armamenti certificata dal SIPRI e molteplici focolai regionali da gestire simultaneamente: il quadro è quello di un sistema internazionale sotto stress strutturale.
Eventi clou
“Project Freedom” e gli scontri a Hormuz Il 4 maggio il CENTCOM americano ha avviato l’operazione “Project Freedom”, schierando cacciatorpediniere lanciamissili, circa cento aeromobili e quindicimila militari per scortare le navi mercantili attraverso lo Stretto. Due navi con bandiera statunitense hanno completato il transito. L’Iran ha risposto con missili contro una nave sudcoreana e droni contro il porto emiratino di Fujairah, causando tre feriti. Il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf ha dichiarato: “Non abbiamo nemmeno iniziato”. Lo stesso ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha definito l’operazione statunitense in maniera sprezzante come “Project Deadlock” (progetto stallo). Il cessate il fuoco, in vigore da meno di un mese è a forte rischio di tenuta. (Analisi Difesa; Bloomberg/gCaptain; Notizie Geopolitiche)
Il Rapporto SIPRI 2025: la corsa agli armamenti globale Lo SIPRI ha certificato che la spesa militare mondiale ha raggiunto la cifra record di 2.887 miliardi di dollari nel 2025 (+2,9% reale), con il carico militare globale salito al 2,5% del PIL. L’Europa ha trainato la crescita (+14%), mentre gli USA hanno registrato un calo del 7,5% a 954 miliardi per il mancato rinnovo degli aiuti all’Ucraina. La Polonia ha raggiunto il 4,5% del PIL in difesa, record assoluto tra i membri NATO. Paradossalmente, l’Iran con un bilancio ufficiale di soli 7,4 miliardi ha saputo reggere quaranta giorni di guerra contro USA e Israele, un dato che sgomenta anche gli analisti più critici di Teheran. (Analisi Difesa/SIPRI)
Il vertice EPC di Yerevan e la visione di Carney Il 4 maggio la European Political Community si è riunita a Yerevan in Armenia, con oltre quaranta leader. Il premier canadese Mark Carney – primo ospite non europeo al formato – ha sostenuto che il nuovo ordine internazionale potrebbe essere ricostruito “out of Europe”, in alternativa a un mondo più transazionale e brutale. Il Canada ha offerto una visione concreta: minerali critici, energia, difesa e tecnologie avanzate come contributo a un pilastro euroatlantico rafforzato. Mentre l’UE lanciava il 5 maggio nuovi progetti digitali ed energetici in Armenia tramite il Global Gateway (strategia dell’Unione Europea lanciata nel dicembre 2021 per promuovere infrastrutture globali intelligenti, sicure e sostenibili in tutto il mondo), appariva chiaro l’intento di rafforzare il proprio peso specifico nel Sud Caucaso, area di crescente scontro diplomatico. (IARI)
La nuova linea di frattura cipriota tra Francia e Turchia Cipro si avvia a firmare a giugno un accordo per la presenza di forze militari francesi sull’isola a scopo umanitario, nell’ambito del partenariato strategico franco-cipriota siglato nel dicembre 2025. La Turchia ha reagito con durezza, con il primo ministro della TRNC (Repubblica Turca di Cipro del Nord) che ha definito la mossa “estremamente pericolosa e inaccettabile”. La questione non riguarda solo il numero dei soldati ma il principio stesso: Parigi consolida la propria impronta nel Mediterraneo orientale, mentre Ankara percepisce il progressivo restringimento del proprio spazio marittimo alla luce della dottrina della “Patria Blu”. (Analisi Difesa)
Conseguenze dei fatti accaduti
Conseguenze geopolitiche La crisi di Hormuz ha assunto nella giornata del 5 maggio una dimensione sistemica che va molto al di là dello scontro navale episodico. Come osservano Kaushal e Marks nel loro contributo per il RUSI, il blocco americano è entrato nella terza settimana senza ripristinare la piena libertà di navigazione commerciale. L’Iran ha formalizzato una nuova zona di controllo marittimo delimitata a nord dall’isola di Qeshm e a sud da Fujairah mentre il Parlamento di Teheran è in procinto di approvare una legge che formalizzerebbe il regime dei pedaggi sulle navi in transito. Le due potenze perseguono obiettivi speculari ma simmetrici: l’Iran mira a ripristinare le proprie esportazioni petrolifere e monetizzare il controllo dello stretto; Washington lega ogni accordo a un più ampio regolamento del programma nucleare iraniano. Il Pakistan, nel suo ruolo di mediatore, condanna gli attacchi agli Emirati e chiede che il cessate il fuoco venga rispettato. Anche Arabia Saudita e Qatar hanno condannato fermamente gli attacchi iraniani ad Abu Dhabi mentre il ministro degli Esteri Araghchi si è recato a Pechino, dove Trump ha in programma una visita a metà maggio: la dimensione sino-americana del conflitto diventa sempre più visibile. Nel Mediterraneo orientale, la crisi cipriota con la firma di un accordo tra Parigi e Nicosia sulla presenza di forze francesi sull’isola rivela la fragilità strutturale della NATO quando i suoi stessi membri si fronteggiano come rivali regionali. La rivalità franco-turca già documentata in Libia, nel Caucaso e nel Sahel trova in Cipro il suo ultimo punto di emersione, con implicazioni geoeconomiche legate al gas del Levante, alle rotte verso Suez e alla dottrina marittima della “Patria Blu” turca. L’analisi di Paolo Gnes su Riparte l’Italia aggiunge una prospettiva critica: l’America ha attaccato l’Iran senza consultare gli alleati NATO e ora pretende la “punizione” di quanti hanno rifiutato l’intervento al fianco degli USA, con minacce esplicite alla Spagna addirittura di espulsione dall’Alleanza e al Regno Unito cui verrebbe ritirato il supporto sulle Falkland. Il Trattato Nord Atlantico, ricorda Gnes, configura un’alleanza difensiva: il membro aggressore non può invocare il casus foederis.
Conseguenze strategiche Sul piano militare-strategico il confronto a Hormuz dimostra l’efficacia della guerra asimmetrica iraniana: droni, missili da crociera costieri, mine navali e barchini veloci capaci di interdire uno stretto strategico a un costo incomparabilmente inferiore a quello sostenuto dall’avversario. Il RUSI evidenzia che un blocco ravvicinato dei porti iraniani richiederebbe un impegno di forze analogo all’Operazione Sharp Guard in Adriatico negli anni Novanta circa cento unità navali per mantenerne ventidue in linea. Il rapporto aggiunge che la US Navy sta già iniziando a subire la pressione di un’inversione di ruoli: se l’Iran riuscisse a istituire un regime di pedaggi accessibile alle navi commerciali non americane, avrebbe un incentivo a riaprire lo stretto “a proprie condizioni”, costringendo Washington a interdire un traffico difficile da controllare senza creare frizioni diplomatiche con i Paesi terzi. La Royal Navy ha risposto alle mine iraniane trasformando la RFA Lyme Bay in una piattaforma MCM basata su droni navali non pilotati, incarnando il paradigma della “hybrid navy” proposto dall’ammiraglio Jenkins. A livello strategico globale, il SIPRI fotografa un mondo che si riarma in modo accelerato ma con qualche anomalia rilevante. La Cina prosegue la sua modernizzazione militare per il trentaquattresimo anno consecutivo (336 miliardi); il Giappone sale del 9,7% e Taiwan del 14%, con investimenti in sistemi aeronautici moltiplicati del 50%. L’India scala al quinto posto mondiale per spese militari. Nel Sahel, la CSIS documenta come l’attacco jihadista che ha ucciso il ministro della Difesa maliano sia la prova che le crisi africane mantengono una propria inerzia indipendente: il gruppo JNIM (Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin, ovvero “Gruppo di Sostegno all’Islam e ai Musulmani” rappresenta la principale coalizione jihadista attiva nella regione del Sahel, ufficialmente affiliata ad al-Qaeda) è sempre più aggressivo, il governo di Bamako è sotto pressione e il modello di sicurezza russo in Africa mostra i propri limiti.
Conseguenze economiche, tecnologiche, finanziarie ed energetiche Le conseguenze economiche della crisi iraniana si misurano già sui mercati globali: il Brent ha toccato 112,60 dollari al barile il mattino del 5 maggio, dopo un balzo di quasi il 6% il giorno precedente. Secondo Riparte l’Italia, la guerra in Iran costa già circa mille euro a famiglia italiana per i rincari di benzina, diesel e prodotti petroliferi. L’Osservatorio economico segnala che l’inflazione torna a salire proprio nel momento in cui il “Big Beautiful Bill” di Trump (la massiccia riforma fiscale ed economica firmata dal Presidente degli Stati Uniti il 4 luglio 2025) prometteva tagli fiscali compensativi, mentre i sondaggi di Washington PostABC-Ipsos mostrano che il 62% degli americani boccia la gestione presidenziale della crisi iraniana, il dato più alto dall’inizio del primo mandato. Il tasso di approvazione su inflazione e costo della vita è sceso rispettivamente al 27% e al 23%. Sul fronte delle alternative energetiche, Notizie Geopolitiche riporta che la visita di Meloni a Baku ha segnato un salto strategico per l’Italia: l’Azerbaijan esporta 7,5 miliardi di metri cubi di gas verso l’Italia attraverso il TAP, rendendola il primo importatore europeo di energia azera. Il corridoio meridionale del gas ha già trasportato 47,5 miliardi di metri cubi verso l’Italia e nel 2025 ha coperto circa il 16% del fabbisogno nazionale. Sul fronte tecnologico, il vertice Giappone-Vietnam ad Hanoi documentato dallo IARI segna il tentativo di Tokyo di costruire “autonomia strategica indiretta” attraverso partnership su minerali critici, energia (raffineria di Nghi Son), semiconduttori e intelligenza artificiale. Lo scambio bilaterale ammonta a 13,7 miliardi di dollari. La Cina controlla circa il 91% della raffinazione globale delle terre rare magnetiche: ridurre questa dipendenza richiederà decenni.
Conseguenze marittime Lo Stretto di Hormuz è il cuore della giornata e concentra le maggiori implicazioni per il settore marittimo mondiale. Con i transiti commerciali ridotti a poche unità giornaliere, l’impatto sul flusso globale di energia è già paragonabile ai periodi più critici della pandemia COVID-19. Secondo gCaptain, le navi si raggruppano ben al di fuori dello stretto in attesa di sviluppi, le compagnie assicurative impongono premi proibitivi e l’Iraq ha dovuto offrire sconti massicci sul greggio per incentivare le petroliere a transitare nelle acque del Golfo. Il RUSI stima che la chiusura prolungata con danni alle infrastrutture onshore come Ras Tanura e Ras Laffan potrebbe costringere l’Europa a ridurre la domanda di GNL di circa 15 miliardi di metri cubi pari al 12% dei consumi continentali. L’operazione “Project Freedom” ha dimostrato che la US Navy è in grado di scortare singole navi, ma non può ripristinare la normalità commerciale senza impegnarsi in un blocco ravvicinato costoso. La nave Maersk Alliance Fairfax è transitata con la scorta statunitense: un risultato simbolico, non un ripristino della libertà di navigazione. Nel frattempo, la flotta ombra costruita per aggirare le sanzioni russe composta da VLCC (Very Large Crude Carriers petroliere giganti) offre all’Iran un modello replicabile per monetizzare i transiti attraverso operatori non affiliati ai P&I club occidentali (compagnie di assicurazione e riassicurazione che operano al di fuori dell’International Group of P&I Clubs il consorzio basato principalmente a Londra che copre circa il 90% del tonnellaggio mondiale) rendendo inefficaci le sanzioni occidentali che nulla possono contro un “mercato nero del mare” talmente vasto e tecnicamente autonomo da essere ormai autosufficiente. Nel Mediterraneo, il convoglio russo composto dalla fregata Admiral Kasatonov, dalla petroliera General Skobelev, dalla nave cargo Sparta e dalla nave da rifornimento Akademik Pashin ha attraversato le acque tra Sicilia e Malta praticando spoofing AIS (tecnica di manipolazione digitale utilizzata dalle navi per trasmettere coordinate geografiche false e nascondere la propria reale posizione o identità) con la petroliera che si dichiarava al largo dell’Estonia mentre procedeva probabilmente verso Tartus. Nonostante la grave crisi che sta vivendo la Royal Navy, una dei suoi pattugliatori d’altura HMS Spey ha condotto operazioni FONOP nelle isole contese del Mar Cinese Meridionale, a conferma che tutti i mari restano sotto osservazione.
Conseguenze per l’Italia L’Italia si trova in una posizione di straordinaria complessità strategica in questa congiuntura, con tre dossier prioritari che si intrecciano. Il primo è il rapporto con gli Stati Uniti: il Segretario di Stato Marco Rubio è atteso a Roma il 7 maggio, dove incontrerà Papa Leone XIV, Tajani e Crosetto, e con tutta probabilità Meloni stessa. Geopolitica.info definisce questa visita una “chance di disgelo” dopo mesi di tensioni legate al mancato supporto italiano all’operazione “Epic Fury” la campagna missilistica americana contro l’Iran e al diniego della base di Sigonella ad alcune missioni statunitensi. Come spiega l’analisi pubblicata su Riparte l’Italia, la NATO si trova di fronte al proprio paradosso: gli Stati Uniti hanno agito come potenza unilaterale contro un Paese terzo e poi pretendono la solidarietà degli alleati. Per l’Italia che ha dichiarato la libertà di navigazione a Hormuz “un principio fondamentale del diritto internazionale” trovare la postura giusta è essenziale. Il secondo dossier è la sicurezza energetica. La visita di Meloni a Baku, documentata da Notizie Geopolitiche, rafforza il Corridoio meridionale come alternativa strategica al petrolio del Golfo. La decisione di trasferire temporaneamente l’ambasciata italiana da Teheran a Baku rivela quanto il Caucaso sia diventato un hub diplomatico critico. Il terzo dossier è la difesa: con una spesa al 1,9% del PIL (+20% nel 2025), l’Italia è al dodicesimo posto mondiale per budget militare e avanza verso l’obiettivo del 2%, pur con il controverso tentativo segnalato dal SIPRI di includere il Ponte sullo Stretto di Messina tra le spese per la sicurezza. Intanto, il contingente italiano in Lettonia ha raggiunto la Full Operational Capability, segnale tangibile dell’impegno italiano sul fronte orientale della NATO. “L’adesione dell’Italia alla Three Seas Initiative oggetto di analisi da parte di Geopolitica.info apre nuove rotte infrastrutturali verso l’Europa centro-orientale. Tale connettività potrebbe mitigare la fragilità logistica nazionale, riducendo l’attuale vulnerabilità del Paese agli shock che colpiscono i corridoi meridionali.”
Conclusioni
Il 5 maggio 2026 ha evidenziato la convergenza di crisi multiple che non si sommano aritmeticamente ma si amplificano per interferenza. La crisi di Hormuz rimane il nodo critico centrale: non è ancora chiaro se gli scontri siano destinati a restare episodici o se determineranno un conflitto navale prolungato. Il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf ha pronunciato parole durissime “non abbiamo nemmeno iniziato” mentre a Washington alcuni senatori repubblicani lavorano dietro le quinte a un’autorizzazione all’uso della forza militare. I sondaggi collocano Trump ai minimi storici di consenso interno, con le elezioni di metà mandato a soli sei mesi di distanza: la pressione per una soluzione rapida sembra essere enorme, ma un accordo che non includa il programma nucleare iraniano è difficilmente accettabile per la base repubblicana. I temi da seguire con massima attenzione nei prossimi giorni sono: l’esito dell’incontro RubioMeloni del 7 maggio e la sua capacità di ridefinire la postura italiana nell’Alleanza; l’evoluzione del “Project Freedom” e la possibile risposta iraniana con attacchi alle infrastrutture energetiche del Golfo (Ras Tanura, Ras Laffan, Yanbu); il voto del Parlamento iraniano sul regime formale dei pedaggi a Hormuz; la firma dell’accordo militare franco-cipriota prevista per giugno e le reazioni di Ankara; i colloqui TrumpXi Jinping a Pechino a metà maggio che potrebbero sbloccare o congelare la mediazione sul dossier iraniano; il possibile “disgelo” azero-armeno nel quadro della partnership UEArmenia; le ripercussioni del crollo nei sondaggi di Trump sulle sue scelte strategiche. Il periodo che si apre è tra i più densi di potenziali svolte degli ultimi decenni.
Riferimenti Questa sintesi è stata elaborata sulla base degli articoli provenienti da diverse fonti di analisi geopolitica e strategica, tra cui: Center for Maritime Strategy, CIMSEC, Reuters, ShipMag, Navy Lookout, National Interest, Seapower Magazine, CSIS, RUSI, War on the Rocks, IISS, Responsible Statecraft, Foreign Affairs, Formiche.net, Il Sussidiario, Start Magazine, InsideOver, Notizie Geopolitiche, IARI, Dissipatio, Analisi Difesa, Jamestown Foundation, Atlantic Council, RAND Corporation
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