• English
  • Ελληνικά
  • Français
  • Deutsch
  • Español

News

07-07-25 Dal mondo

notizie
NEWS

07-07-25 Dal mondo

Ucraina: muro contro muro 

Ucraina. Il libro di Haslam mette a nudo le responsabilità degli USA

Ucraina: drone navale lancia drone kamikaze

Gaza: o l’accordo o una guerra senza fine

L’Indonesia prende posizione su Gaza: gesto simbolico o svolta concreta?

Israele nasconde i danni subiti in 5 basi militari colpite dall’Iran

Germania, 60% dei cittadini insoddisfatto del governo Merz

Il Summit NATO 2025 e il Vicinato Meridionale

Una base turca in Azerbaijan? La mossa che può animare il Caucaso

Nagorno Karabakh. Accordo di Azerbaijan e Armenia per il Corridoio di Zangezur

Armenia. Arcivescovi accusati di ordire un golpe: Pashinyan si scaglia contro il clero

Etiopia. La diga del Nilo e l’ombra lunga di una guerra per l’acqua

Il Sahara Occidentale ad un bivio tra annessione e autodeterminazione

Anonymous Sudan

Elon Musk fonda il partito America Party e sfida Donald Trump

–🇬🇧Fire Reported After Vessel Comes Under Attack in Red Sea

–🇬🇧The United States Needs to Protect Canada from Chinese Interference

Compromiso de Sevilla: il futuro dello sviluppo (e del multilateralismo) riparte dalla Spagna?

I BRICS alla prova dei fatti

Il nucleare francese rincara, l’Italia deve scegliere

I porti iraniani e la resilienza strategica in caso di chiusura dello Stretto di Hormuz

–🇬🇧Nuclear Power Is Essential for Taiwan’s National Security

Artiglieria e carri armati, la Polonia vuole diventare il nuovo arsenale della NATO

–🇬🇧Italy to Be the First in Europe to Produce Turkey’s Bayraktar TB2 Drone

–🇬🇧U.S. Navy Sets Sights on Fleet-Wide Anti-Torpedo Weapon Rollout in Coming Years

–🇬🇧Japan in talks to transfer warships, surveillance aircraft to the Philippines

L’analisi del quadro internazionale al 7 luglio 2025 rivela una fase di elevata instabilità, caratterizzata dalla convergenza di crisi militari, tensioni geoeconomiche e fattori di fragilità politica interna alle principali potenze. Nel dominio geostrategico, si osserva l’intensificazione del confronto diretto tra Israele e l’asse filo-iraniano, che estende l’arco di crisi al Mar Rosso, e la cronicizzazione del conflitto in Ucraina in una guerra di logoramento ad alta intensità tecnologica. Sul piano economico, la potenziale imposizione di tariffe statunitensi sull’Unione Europea introduce un significativo fattore di rischio per il commercio globale, mentre il blocco BRICS prosegue nel suo progetto di consolidamento di un’architettura finanziaria e politica multipolare. Questi vettori di tensione esogeni sono aggravati da dinamiche endogene, come la crescente polarizzazione politica e la delegittimazione istituzionale in diverse democrazie occidentali, che concorrono a generare un ambiente operativo globale complesso e volatile.

Evento clou
L’evento principale delle ultime 48 ore è l’attacco aereo israeliano contro tre porti strategici e una centrale elettrica nello Yemen, controllati dai ribelli Houthi. Questa operazione, condotta con circa 30 caccia e in coordinamento con gli Stati Uniti, rappresenta una rappresaglia diretta e di vasta scala agli attacchi Houthi nel Mar Rosso e contro Israele. L’azione militare non solo mira a degradare le capacità logistiche e militari degli Houthi, interrompendo il flusso di armi iraniane, ma segna un’espansione geografica del confronto tra Israele e l’Iran, spostando il baricentro dello scontro verso il corridoio marittimo vitale di Bab el-Mandeb. Questa escalation diretta rischia di innescare una spirale di violenza con impatti immediati sulla sicurezza della navigazione e sui prezzi globali dell’energia.

Geo-strategia e conflittualità
Il quadro strategico è definito da una conflittualità diffusa e tecnologicamente avanzata. La fragile tregua tra Israele e Iran, siglata dopo dodici giorni di guerra, appare compromessa. Fonti indicano che Israele ha occultato l’entità dei danni subiti in cinque delle sue basi militari, suggerendo una vulnerabilità maggiore di quanto ammesso.
Nel teatro ucraino, il conflitto è in una fase di “muro contro muro”. La Russia ha intensificato gli attacchi aerei con un uso massiccio di droni e missili balistici su Kiev, mentre l’Ucraina risponde con innovazioni tattiche, come l’impiego di droni navali che lanciano droni kamikaze nel Mar Nero, sfidando la superiorità navale russa.
Sul fianco orientale della NATO, la Polonia accelera il suo riarmo, con l’acquisto di carri armati Abrams e artiglieria avanzata, posizionandosi come “arsenale” dell’Alleanza. Nel frattempo, la tensione rimane alta al confine tra Pakistan e Afghanistan, dove l’esercito pakistano ha condotto operazioni contro militanti talebani, accusando l’India di fornire supporto logistico ai gruppi ostili.

Geo-economia, industria, mercati e marittimità
Il fronte geoeconomico è dominato dall’ultimatum tariffario dell’amministrazione Trump, che minaccia di imporre dazi fino al 17% sui prodotti alimentari europei e fino al 70% su altre importazioni se non si raggiungeranno nuovi accordi entro il 9 luglio. Questa politica protezionistica rischia di innescare una guerra commerciale con l’UE e di rallentare ulteriormente la crescita globale. In contrasto, la tregua commerciale tra USA e Cina appare fragile, con Pechino che cerca di preservare un accordo definito “faticosamente raggiunto” mentre la sua economia interna mostra segni di debolezza, con l’attività manifatturiera in contrazione per il terzo mese consecutivo. Le devastanti alluvioni in Texas e gli incendi in Grecia, sintomi del cambiamento climatico, mostrano come gli eventi estremi abbiano un impatto strategico crescente anche sui mercati e sugli aspetti sociali e politici.
La sicurezza marittima è gravemente minacciata. Gli attacchi Houthi nel Mar Rosso, come quello a una nave portarinfuse che ha costretto l’equipaggio all’abbandono, e la rappresaglia israeliana sui porti yemeniti, evidenziano la vulnerabilità di una delle principali arterie del commercio mondiale. L’Iran, dal canto suo, lavora per aumentare la propria resilienza strategica sviluppando porti alternativi al di fuori dello Stretto di Hormuz.

Geopolitica e relazioni internazionali
L’assetto multilaterale è in piena ridefinizione. I BRICS continuano a proporsi come un polo alternativo all’ordine occidentale, attraendo nuovi membri e promuovendo una governance flessibile e pragmatica.
Parallelamente, le democrazie occidentali affrontano profonde crisi interne. Negli Stati Uniti, la polarizzazione è esacerbata dall’annuncio di Elon Musk di fondare l’“America Party” in aperta sfida a Donald Trump, mentre analisi critiche parlano di un rischio di “implosione” sistemica. In Germania, il 60% dei cittadini è insoddisfatto del governo Merz, accusato di non aver mantenuto le promesse elettorali.
Sul piano diplomatico, si registrano timidi tentativi di mediazione: Hamas ha dato una risposta “positiva” a una proposta di cessate il fuoco a Gaza.

Analisi per Teatro Operativo

  • Mediterraneo Allargato. Questo teatro è l’epicentro delle tensioni globali. La guerra a bassa intensità tra Israele e Iran si è estesa al Mar Rosso con i raid israeliani in Yemen, dopo i dodici giorni di conflitto diretto e gli attacchi Houthi. La crisi umanitaria a Gaza resta irrisolta e la violenza dei coloni in Cisgiordania alimenta l’instabilità. Il conflitto in Ucraina continua a impattare la sicurezza del Mar Nero. Nel Caucaso, l’accordo tra Armenia e Azerbaijan sul corridoio di Zangezur, sotto supervisione russa, rimane precario a causa dell’opposizione iraniana e della possibilità di una base turca in Azerbaijan. L’Africa settentrionale è segnata da conflitti irrisolti (Sahara Occidentale) e tensioni idriche (diga sul Nilo tra Etiopia ed Egitto). L’Italia si posiziona come produttore del drone turco Bayraktar TB2, rafforzando l’asse industriale-militare nel Mediterraneo.
  • Heartland euro-asiatico. La Russia è impegnata in una guerra di logoramento in Ucraina, cercando di sfruttare la propria superiorità numerica e missilistica, mentre la sua diplomazia (dialogo Putin-Trump) non produce risultati concreti. La Cina affronta una congiuntura economica difficile ma prosegue la sua assertività strategica, mantenendo una fragile tregua commerciale con gli USA. L’instabilità al confine tra Afghanistan e Pakistan è in aumento, con scontri diretti e accuse incrociate che coinvolgono anche India e Cina, evidenziando la complessità delle rivalità regionali.
  • Teatro operativo Boreale-Artico. La regione artica acquista crescente importanza strategica a causa dello scioglimento dei ghiacci. L’interesse degli Stati Uniti per la sicurezza artica apre opportunità di cooperazione con nuovi alleati NATO come la Finlandia, specialista nella costruzione di rompighiaccio. L’alleanza nordamericana è anche impegnata a contrastare l’interferenza cinese in Canada, considerata una minaccia alla sovranità e alla sicurezza continentale. Questo teatro, un tempo periferico, è ora al centro della competizione tra grandi potenze.
  • Teatro operativo Australe-Antartico. Le notizie da questo vasto teatro si concentrano principalmente sulle sfide socio-economiche. La crisi del debito sovrano in Africa minaccia di innescare un “decennio perduto”, soffocando lo sviluppo in molti paesi dell’Africa subsahariana. Gli sforzi diplomatici statunitensi per mediare tra Ruanda e Repubblica Democratica del Congo sul conflitto sono un segnale della preoccupazione per la stabilità in Africa Centrale.
  • Indopacifico. La competizione strategica è in piena accelerazione. La Cina espande la sua influenza militare e diplomatica con accordi (Cambogia, Isole Salomone) e la militarizzazione di aree contese nel Mar Cinese Meridionale. In risposta, si consolida un fronte di contenimento: il Giappone negozia la cessione di navi da guerra alle Filippine, e la Marina USA punta a sviluppare un’arma anti-siluro per tutta la flotta. La pressione di Pechino su Taiwan è costante, con esercitazioni che simulano un’invasione. L’Indonesia emerge come attore diplomatico, offrendosi di accogliere i rifugiati da Gaza.

Conclusioni e possibili sviluppi
Il quadro globale è caratterizzato da un equilibrio instabile, dove molteplici crisi minacciano di convergere. La diplomazia arranca, mentre la logica militare e la competizione geoeconomica dettano l’agenda. Le divisioni interne nelle potenze occidentali ne limitano la capacità di risposta, mentre nuovi attori, come i BRICS, guadagnano terreno, seppur tra mille contraddizioni.
Nei prossimi giorni, l’attenzione dovrà concentrarsi su tre fronti principali, ad alto potenziale di sviluppo:

  1. La reazione Houthi e Iraniana ai raid israeliani in Yemen. Una rappresaglia è quasi certa. La sua forma e intensità determineranno se il conflitto nel Mar Rosso si trasformerà in una crisi globale della catena di approvvigionamento, con un possibile intervento militare diretto di altre potenze.
  2. La scadenza dell’ultimatum tariffario statunitense (9 luglio). L’esito dei negoziati tra USA e UE sarà decisivo. Un fallimento e l’imposizione di nuovi dazi innescherebbero una guerra commerciale transatlantica, con gravi ripercussioni sull’economia globale già fragile.
  3. La situazione a Gaza. La risposta di Israele alla proposta di tregua, dopo la mossa di Hamas, sarà un momento della verità. Un accordo potrebbe allentare le tensioni regionali, mentre un rifiuto potrebbe portare a un’ulteriore, drammatica, escalation del conflitto.

Follow us on