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08-07-25 Dal mondo

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08-07-25 Dal mondo

Il dibattito sullo stop ad alcune forniture militari statunitensi all’Ucraina

Roman Starovoit, trovato morto ministro dei Trasporti russo. Poche ore prima era stato licenziato da Putin

Medio Oriente: ore decisive

Giordania tra solidarietà palestinese e realpolitik

Donald of Arabia

L’ordine mondiale in frantumi

Confini contesi e ordine regionale in crisi: la Thailandia, la Cambogia e l’ASEAN alla prova della conflittualità

–🇬🇧Ukraine’s Drone Revolution

–🇬🇧Houthis Attack Commercial Ship in the Red Sea, Israeli Forces Strike Targets in Yemen

–🇬🇧Knowledge as National Power on Independence Day, 1828

UE. Dazi: la Commissione si sbilancia ma di poco, ‘positiva la telefonata tra von der Leyen e Trump’

USA. Trump riparte con i dazi e prende di mira i BRICS

I BRICS proporranno una riforma del FMI: “Più equità per i membri”

L’Armenia per rilanciarsi punta forte sulla tecnologia

–🇬🇧BRICS takes aim at Israel as it wades into geopolitical conflicts

–🇬🇧Alaskan LNG: The Future of Natural Gas

–🇬🇧AI and the Trust Revolution

–🇬🇧Keeping The Human In The loop: A Step-By-Step Approach To Maritime Digitalisation

Riarmo e sostenibilità: l’innalzamento delle spese NATO tra sfide e opportunità

El Salvador, Ecuador, Congo, Haiti: nuovi orizzonti per i contractors di Erik Prince

–🇬🇧The UK, France, and Italy Coordinate an International Indo-Pacific Aircraft Carrier Operation

–🇬🇧Royal Navy accepts new autonomous mine hunting system into service

–🇬🇧PANG aircraft carrier program won’t be postponed says French MoD

–🇬🇧The Stranded British F-35 in India Finally Gets Repairs

–🇬🇧Coast Guard Rescue Swimmer Saves 165 Lives in Texas Flood Disaster as Death Toll Climbs

La giornata del 7 luglio 2025 si è delineata come un momento di cristallizzazione delle fratture globali. L’ordine mondiale, già in tensione, appare sempre più frammentato lungo linee di faglia economiche, strategiche e ideologiche. La competizione tra il blocco occidentale e l’asse emergente dei BRICS+ non è più un’ipotesi accademica, ma una realtà operativa che si manifesta attraverso guerre commerciali, conflitti per procura e riallineamenti diplomatici. In questo scenario, le crisi regionali agiscono come acceleratori, svelando la fragilità degli equilibri e la crescente difficoltà delle istituzioni multilaterali nel governare l’instabilità.

Evento clou della giornata
Il Vertice BRICS+ di Rio e la Minaccia dei Dazi di Trump: la Formalizzazione dello Scontro tra Blocchi.
Il 17° summit BRICS a Rio de Janeiro ha segnato un punto di svolta, non tanto per le decisioni concrete quanto per la retorica e il posizionamento strategico. La condanna delle “guerre occidentali” e del protezionismo, pur senza nominare direttamente gli Stati Uniti, è una chiara sfida all’egemonia statunitense e all’ordine liberale. La risposta quasi simultanea del Presidente Trump, con la minaccia di un dazio universale del 10% contro i Paesi allineati ai BRICS, trasforma la competizione economica in un aperto confronto politico. Questa dinamica rappresenta l’evento più significativo della giornata, poiché formalizza la divisione del mondo in due sfere di influenza economica contrapposte, erodendo ulteriormente le fondamenta dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e del multilateralismo. Le assenze di leader chiave come Xi Jinping e Vladimir Putin, tuttavia, rivelano anche le debolezze interne e le divergenze strategiche di un blocco ancora eterogeneo.

Geo-strategia e conflittualità
Il panorama strategico globale è dominato da un’intensificazione dei conflitti e da una corsa al riarmo. L’escalation nel Mar Rosso, con la ripresa degli attacchi Houthi contro il naviglio mercantile e la conseguente rappresaglia israeliana in Yemen, ha riacceso i timori per la sicurezza di uno dei corridoi marittimi più vitali al mondo. Questo fronte si salda con la crisi mediorientale, dove l’incursione israeliana in Libano e la guerra a Gaza proseguono senza sosta.
In Europa, la guerra in Ucraina evidenzia un paradosso strategico. Da un lato, Kiev dimostra una straordinaria capacità di innovazione bellica, diventando un laboratorio globale per la guerra dei droni e rafforzando la cooperazione tecnologica con partner come la Germania. Dall’altro, emergono crepe nel sostegno occidentale, come testimonia la parziale sospensione delle forniture militari USA, dettata da esigenze di gestione delle scorte strategiche americane. La decisione della NATO di elevare la spesa militare al 5% del PIL è una risposta diretta e storica a questo clima di minaccia, ma solleva interrogativi sulla sua sostenibilità economica per gli alleati.

Geo-economia, industria, mercati e marittimità
La geo-economia è il campo di battaglia principale. La “guerra dei dazi” lanciata da Trump contro l’asse BRICS è la manifestazione più evidente della frammentazione economica globale. L’Unione Europea si trova in una posizione scomoda, tentando un dialogo cauto con Washington per evitare un’escalation, ma consapevole del rischio di rimanere schiacciata tra le due superpotenze. Le mosse dei BRICS per una riforma del FMI e la ricerca di alternative al dollaro, seppur a lungo termine, mirano a scardinare l’architettura finanziaria dominata dall’Occidente.
Sul piano energetico, il progetto Alaska LNG si profila come una mossa strategica statunitense per consolidare il proprio ruolo di fornitore globale di gas, con un occhio rivolto ai mercati asiatici, in particolare il Giappone. Nel settore marittimo, la crescente digitalizzazione coesiste con minacce fisiche concrete, come dimostrano gli attacchi nel Mar Rosso, che mettono a rischio le catene di approvvigionamento globali.

Geopolitica e relazioni internazionali
Le relazioni internazionali sono segnate da un duplice movimento: il rafforzamento delle alleanze di blocco e la crescente instabilità interna degli attori chiave. Il vertice BRICS è l’esempio più lampante del primo trend. Il secondo è visibile nelle tensioni interne alla Russia, simboleggiate dalla morte sospetta del ministro Roman Starovoit, e nelle sfide domestiche per Trump, come la nascita dell’America Party di Elon Musk e la gestione delle catastrofiche alluvioni in Texas.
La diplomazia si muove su un terreno minato. L’incontro tra Netanyahu e Trump a Washington è un tentativo cruciale di trovare una tregua per Gaza, ma si inserisce in un riassetto regionale più ampio che include Iran e Siria. L’Italia, nel suo piccolo, cerca di ritagliarsi un ruolo di stabilizzatore nei Balcani, promuovendo l’allargamento UE come antidoto all’instabilità.

Analisi per Teatro Operativo
• Mediterraneo Allargato. È l’epicentro dell’instabilità globale. La guerra tra Israele e l’Asse della Resistenza (Hamas, Hezbollah, Houthi) si è estesa dal fronte siro-libanese e di Gaza fino al Mar Rosso e allo Yemen. La diplomazia (visita di Netanyahu a Washington) fatica a contenere l’escalation. Attori regionali come Giordania e Arabia Saudita navigano tra pressioni interne e realpolitik. L’ingresso di potenze mediorientali (Iran, Arabia Saudita, EAU, Egitto) nei BRICS altera gli equilibri, offrendo alternative all’influenza occidentale.
• Heartland euro-asiatico. Il conflitto ucraino rimane il perno strategico. La Russia intensifica gli attacchi con droni, mentre affronta possibili lotte di potere interne al Cremlino. La Cina, pur assente fisicamente dal vertice BRICS, ne rimane il motore economico e strategico, osservando l’usura dell’Occidente. L’Armenia, incuneata in una regione instabile, cerca una via di sviluppo autonomo attraverso la tecnologia.
• Teatro operativo Boreale-Artico. Qui le sfide sono tanto strategiche quanto interne. Il progetto Alaska LNG rafforza la proiezione energetica USA verso l’Asia. Le vulnerabilità interne delle potenze nordamericane emergono con forza: le alluvioni in Texas evidenziano i limiti infrastrutturali e di risposta alle crisi climatiche, mentre le frizioni nell’intelligence canadese (CSIS) ne indeboliscono la postura di sicurezza. Il riarmo NATO avrà un impatto significativo sui bilanci dei Paesi nordeuropei.
• Teatro operativo Australe-Antartico. Quest’area, spesso considerata periferica, è teatro di nuove dinamiche. Le attività dei contractor di Erik Prince in America Latina (El Salvador, Ecuador) e Africa (RDC) indicano una crescente privatizzazione della sicurezza in zone ad alta instabilità. Le proteste in Kenya segnalano tensioni sociali legate al carovita, mentre l’elezione di una nuova presidente in Suriname e il suo imminente boom petrolifero annunciano nuovi equilibri geo-economici nella regione.
• Indopacifico. La regione è il fulcro della competizione strategica a lungo termine. La cooperazione navale tra Regno Unito, Francia e Italia per operazioni con portaerei è un chiaro segnale di contenimento dell’espansionismo cinese. Tensioni locali, come la crisi al confine tra Thailandia e Cambogia, e instabilità interne, come la situazione politica in Giappone, complicano il quadro. Il teatro è il bersaglio primario della guerra commerciale di Trump e il destinatario delle nuove forniture energetiche USA (Alaska LNG).

Conclusioni e possibili sviluppi
Il 7 luglio 2025 ha consolidato un quadro globale di confronto strutturato. La polarizzazione tra l’Occidente e il blocco BRICS+ non è più solo retorica, ma si traduce in politiche economiche punitive e in un crescente disaccoppiamento strategico. L’ordine multilaterale è in crisi, sostituito da una competizione tra sfere di influenza.
Nei prossimi giorni, l’attenzione dovrà concentrarsi su tre fronti principali, che promettono ulteriori sviluppi:

  1. L’esito dei negoziati a Washington. L’incontro tra Trump e Netanyahu è il fattore più critico a breve termine. Una tregua a Gaza, anche se temporanea, potrebbe raffreddare le tensioni regionali. Un fallimento, al contrario, rischierebbe di innescare un’ulteriore, incontrollata escalation, specialmente sul fronte libanese e nel Mar Rosso.
  2. La concretizzazione delle minacce commerciali. Le dichiarazioni di Trump sui dazi dovranno essere seguite da azioni concrete. Le reazioni di Cina, UE e degli altri membri BRICS determineranno se il mondo si avvierà verso una guerra commerciale su larga scala, con conseguenze imprevedibili per le catene del valore e la stabilità finanziaria globale.
  3. La dinamica nel Mar Rosso. La ripresa degli attacchi Houthi, dopo una pausa di mesi, è un segnale allarmante. Sarà cruciale monitorare la frequenza di queste azioni e la portata della risposta internazionale. Un’ulteriore escalation potrebbe costringere le marine militari occidentali a un impegno più diretto e rischioso, trasformando il Mar Rosso in un fronte di conflitto aperto.

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