10-07-25 Dal mondo
10 Luglio 2025 2025-07-10 7:4010-07-25 Dal mondo
Geopolitica
—Nuovo record di ordigni russi sull’Ucraina. Altri Patriot per Kiev?
—Ricostruire l’Ucraina: sfide attuali e priorità per il futuro
—Conferenza Ricostruzione Ucraina di Roma: le ultime novità
—L’offensiva diplomatica russa nei Paesi dell’Asean
—USA. Russiagate, la verità capovolta: ora Brennan e Comey finiscono sotto accusa
—Israele attacca una nave che era diventata una ‘base’ degli Houthi
—Cosa succede (fuori e dentro la Turchia) dopo il disarmo del Pkk
—Pakistan. L’ascesa dell’esercito e il potere di Asim Munir e Asim Malik
–🇬🇧Turkish President Erdogan Cracks Down on the Opposition Party
–🇬🇧Trump’s tariffs may overshadow Rubio’s first official trip to Asia
–🇬🇧Beijing’s Push for a Sino-Centric Asia is Cracking Southeast Asia’s Hedging Game
–🇬🇧Why India Needs a More Proactive Strategy
Geoeconomia
—Trump e l’UE: dazio o non dazio?
—Weaponized Trade: anatomia della nuova competizione economica globale
—Fondazione Fincantieri e Luiss insieme: nasce il progetto “Subcap”
—La crisi del riso in Giappone
–🇬🇧Why Europe Will Make a Trade Deal with Trump
–🇬🇧From national security to strategic leverage
Difesa
—Germania, leva militare obbligatoria per gli uomini dal 2027
–🇬🇧The United States Is Running Dangerously Low on Patriot Missiles
–🇬🇧Ocean Infinity launches NeedleFish USV in Kuwait
–🇬🇧New aircraft carriers face years of delivery delays
–🇬🇧Major progress in second Navantia corvette programme for Saudi Arabia
Scenari Geopolitici
L’evento principale del 9 luglio è la minaccia del Presidente Trump di imporre dazi fino al 50% sui beni europei e asiatici, un atto che segnala l’affermazione definitiva del protezionismo aggressivo come pilastro della politica estera statunitense. Questa mossa, pur temperata da una temporanea proroga concessa all’UE, ha generato un’onda d’urto sui mercati globali, come dimostra l’impennata del 50% dei prezzi del rame negli USA.
La questione trascende la semplice disputa commerciale: rappresenta un bivio strategico per le alleanze occidentali e asiatiche. Washington sta usando la leva economica non solo per correggere i deficit commerciali, ma per forzare i partner ad allinearsi ai propri interessi strategici, subordinando la cooperazione geopolitica alla sottomissione economica. Il rischio di una guerra commerciale su più fronti è concreto e minaccia di frammentare ulteriormente l’economia globale.
Geo-strategia e conflittualità
Il panorama dei conflitti evidenzia un’escalation su più fronti. La Russia ha lanciato un numero record di 728 droni contro l’Ucraina, una dimostrazione di forza in risposta alla ripresa degli aiuti militari americani, indicando che ogni mossa occidentale provoca una reazione speculare e potenziata da parte di Mosca.
Nel Mar Rosso, l’attacco israeliano alla nave-base Houthi Galaxy Leader nell’ambito dell’Operazione “Bandiera Nera” e la condanna internazionale per gli attacchi mortali ai marittimi, sottolineano l’alta intensità e il costo umano del conflitto per procura tra Israele e Iran.
A est, Taiwan ha mobilitato 22.000 riservisti per le più grandi esercitazioni militari della sua storia, un chiaro segnale di prontezza e deterrenza verso Pechino. Emergono criticità negli USA che affrontano l’esaurimento delle scorte di missili Patriot e ritardi pluriennali nella consegna delle portaerei, rivelando una vulnerabilità nella propria base industriale-militare.
Infine, la drammatica escalation di violenza in Nigeria, con oltre 2.200 morti in sei mesi, segnala l’incapacità dello stato di gestire minacce multiple e la potenziale destabilizzazione di un gigante africano.
Geo-economia, industria, mercati e marittimità
La giornata è dominata dalla “Trade Weaponization”. Oltre ai dazi di Trump, la Cina ha minacciato di bloccare l’import di terre rare dal Myanmar per costringere i gruppi ribelli a cessare le ostilità contro la giunta, dimostrando come Pechino utilizzi le catene di approvvigionamento globali come strumento di coercizione geopolitica.
Sul fronte industriale, si nota una spinta verso la sovranità tecnologica e la sicurezza delle infrastrutture critiche, come testimonia il progetto italiano SUBCAP per la protezione dei cavi sottomarini.
L’industria della difesa europea (la spagnola Navantia con le corvette saudite) e la tecnologia autonoma (l’USV NeedleFish di Ocean Infinity in Kuwait) mostrano un mercato dinamico, trainato dalla crescente domanda di sicurezza marittima.
La Conferenza di Roma per la ricostruzione dell’Ucraina, con un fabbisogno stimato di 500 miliardi di dollari, rappresenta la più grande sfida economica e diplomatica del dopoguerra, un banco di prova per la coesione internazionale. Infine, la crisi del riso in Giappone evidenzia la crescente importanza della sicurezza alimentare come fattore di stabilità politica interna.
Geopolitica e relazioni internazionali
Le relazioni internazionali sono caratterizzate da un riallineamento forzato. Gli alleati degli USA, sia in Europa che in Asia, sono stretti tra la necessità di sicurezza garantita da Washington e il danno economico causato dalle sue politiche protezionistiche. La strategia cinese nel Sud-est asiatico sta erodendo con successo la politica di “hedging” (equilibrio) dei paesi ASEAN, rendendoli economicamente dipendenti e politicamente acquiescenti.
La Russia, riconoscendo i Talebani e corteggiando l’ASEAN, sta costruendo un asse alternativo all’ordine occidentale, sfruttando il risentimento verso gli USA. In Medio Oriente, i negoziati per un accordo tra Israele e Siria si configurano come un “matrimonio forzato”, dettato dall’asimmetria di potere a favore di Israele.
Sul piano interno delle potenze, la Turchia di Erdogan scivola verso l’autoritarismo, la Germania reintroduce la leva obbligatoria per far fronte a un contesto di sicurezza deteriorato e gli USA sono attraversati da profonde divisioni, come dimostra la controversia sul Russiagate e il tentativo (probabilmente velleitario) di Elon Musk di fondare un nuovo partito.
Analisi per Teatro Operativo
• Mediterraneo Allargato. È il teatro più complesso e interconnesso. La guerra in Ucraina (attacchi russi, aiuti USA, conferenza per la ricostruzione) rimane il fulcro della tensione europea. Nel Vicino Oriente, l’asse Israele-Golfo si rafforza (corvette saudite), mentre la pressione su Iran e suoi proxy (Houthi) aumenta. I negoziati tra Israele e Siria potrebbero ridisegnare la mappa politica del Levante. La Turchia è un attore instabile, diviso tra repressione interna e operazioni militari esterne (contro il PKK). La sicurezza marittima nel Mar Rosso e la protezione delle infrastrutture sottomarine (progetto SUBCAP) sono diventate priorità assolute. Continuano le tensioni tra Russia ed Azerbaijan. L’appoggio occidentale a Baku potrebbe essere un errore se non tenesse conto della complessa situazione e del fragile contesto con l’Armenia chiusa tra Turchia e Azerbaijan.
• Heartland euro-asiatico. Questo teatro è definito dalla partnership strategica tra Cina e Russia e dalla loro spinta per un ordine mondiale alternativo. La Russia consolida la sua influenza in Asia Centrale (riconoscimento dei Talebani) e guarda all’ASEAN, mentre la Cina usa la sua potenza economica per plasmare la geopolitica regionale (Myanmar) e legare a sé il Sud-est asiatico. L’ambiguità strategica del Pakistan, che condanna pubblicamente gli USA mentre li supporta segretamente contro l’Iran, esemplifica le complesse dinamiche di potere della regione.
• Teatro operativo Boreale-Artico. Sebbene non vi siano notizie dirette dalla regione artica, le dinamiche globali la influenzano pesantemente. La decisione della Germania di reintrodurre la leva segna una svolta storica nella postura difensiva del continente. La re-militarizzazione europea (leva tedesca), la crisi della capacità industriale militare USA (Patriot, portaerei) e la postura aggressiva della Russia sono tutti fattori che aumentano la tensione strategica anche in questo scacchiere, cruciale per le rotte marittime e le risorse future.
• Teatro operativo Australe-Antartico. Le fonti dedicano meno attenzione a questo teatro, ma emerge con forza la crisi di sicurezza in Nigeria. La violenza dilagante in uno dei paesi più popolosi e strategici dell’Africa è un fattore di grave instabilità con potenziali ripercussioni regionali e globali, dal terrorismo ai flussi migratori. Per il resto, il teatro rimane in secondo piano rispetto alle tensioni dell’emisfero settentrionale.
• Indopacifico. È il principale teatro della competizione tra USA e Cina. Le esercitazioni di Taiwan e la risposta di Pechino mantengono altissima la tensione. La strategia statunitense appare contraddittoria: il viaggio del Segretario di Stato Rubio per rafforzare le alleanze è minato dalle minacce di dazi, che alienano gli stessi partner che Washington cerca di corteggiare. L’analisi sulla crescente egemonia cinese nell’ASEAN è impietosa: Pechino sta vincendo la partita economica, traducendola in influenza politica. L’India è spinta a una postura più assertiva, mentre il Giappone affronta una crisi interna legata alla sicurezza alimentare.
Conclusioni e possibili sviluppi
Il 9 luglio 2025 ha cristallizzato tre tendenze dominanti: la supremazia della geoeconomia sulla geopolitica tradizionale, l’escalation controllata nei conflitti regionali e la crescente difficoltà degli alleati USA nel bilanciare sicurezza e interessi economici. Il mondo non è in una nuova Guerra Fredda, ma in una competizione disordinata e multipolare dove le alleanze sono fluide e gli strumenti di pressione ibridi.
Nei prossimi giorni, l’attenzione dovrà concentrarsi su quattro fronti principali:
- Negoziati Commerciali Transatlantici e Transpacifici. L’esito dei colloqui tra l’amministrazione Trump, l’UE e i partner asiatici determinerà se il mondo si avvierà verso una recessione globale innescata da una guerra commerciale. Le decisioni prese nelle prossime ore saranno cruciali.
- La risposta ucraina e occidentale all’escalation russa. Dopo il massiccio attacco di droni, ci si attende una reazione. Il dispiegamento dei nuovi sistemi Patriot e il loro successo (o fallimento) nel contrastare le prossime ondate di attacchi saranno un indicatore chiave dell’evoluzione del conflitto.
- La stabilità nel Sud-est asiatico. La mossa cinese sulle terre rare in Myanmar potrebbe avere ripercussioni immediate sulle catene del valore tecnologico. Sarà fondamentale monitorare la reazione dei gruppi ribelli e le conseguenze sui mercati.
- Diplomazia in Medio Oriente. I negoziati tra Israele e Siria potrebbero giungere a una svolta. Un annuncio ufficiale di un accordo, per quanto asimmetrico, altererebbe in modo permanente gli equilibri regionali, con conseguenze a catena per Iran, Libano e l’intera architettura di sicurezza mediorientale.

