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19-07-25 Dal mondo

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19-07-25 Dal mondo

Ucraina. Trump: cambio di postura o strategia tattica?

UE, ok a nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia

Non è Mosca, è Ankara: chi guiderà davvero il Caucaso?

Turchia. Processo di pace: avviato un comitato parlamentare

Siria: il conflitto per procura tra Turchia e Israele

Telemeloni e il rapporto su Gaza di Francesca Albanese

Giappone al voto: il futuro di Ishiba è in bilico

L’Australia bussa alla porta della Cina

Oltre la Libia

Bangladesh. Scontri e violenze a seguito della caduta di Sheikh Hasina

–🇬🇧Will Europe pay for Trump’s Ukraine aid?

–🇬🇧Vision 2030, Saudi Arabia’ strategic gamble between us and chinese influence

–🇬🇧Why the Muslim Brotherhood Should Be Designated as a Terrorist Organization

–🇬🇧Why Is Uzbekistan Engaging with the Taliban?

L’arrivo dei dazi Usa fa crescere il traffico mondiale nel primo trimestre dell’anno

Germania, Bundesbank avverte: “Con i dazi al 30% scatta recessione”

Anche la Corea del Nord entra nel ‘gioco dei semiconduttori’

Uzbekistan. Cooperazione militare con la Russia e rivoluzione energetica nel cuore dell’Asia

–🇬🇧Orbit of Opportunity: Harnessing Commercial Innovation for US National Security

–🇬🇧American Tech Companies Are Under Attack in Global Markets

–🇬🇧Winds of Change: How Azerbaijan’s Energy Holds Promise for NATO

–🇬🇧The Energy Dominance Our Economy Actually Needs

Dal Baltico al Mar Nero, così la NATO rinforza il fianco orientale contro la Russia

Ddl subacquea, così l’Italia prepara la governance. Il commento di Caffio

Tagli a pensioni e sanità, più fondi alla Difesa: l’azzardo di Bayrou sull’austerità militare

EAU. Accordi per difesa e spazio con la Turchia

–🇬🇧Is China’s Military Ready for War?

–🇬🇧DARPA’s New “Ekranoplan” Could Save America in the Indo-Pacific

–🇬🇧Lessons from the Army Reserve’s First Operational Data Team

–🇬🇧Congress poised to do less oversight on arms sales

–🇬🇧This Damaged Seawolf-Class Submarine Could Finally Return to Service Next Year

–🇬🇧Turkish Shipyard Lays Keel for Two KCR-70M Fast Attack Craft for Indonesia

–🇬🇧French Navy’s first new Offshore Patrol Vessel breaks cover

L’evento catalizzatore del 18 luglio è l’imminente tornata elettorale in Giappone per il rinnovo della Camera Alta. Il voto del 20 luglio rappresenta un test cruciale per la leadership del Primo Ministro Shigeru Ishiba, già indebolito dalla perdita della maggioranza alla Camera Bassa. La sua coalizione di governo rischia una sconfitta che potrebbe innescare una crisi di governo e le sue dimissioni.
A pesare sul consenso sono l’inflazione crescente, le pressioni derivanti dalle tariffe commerciali imposte dagli Stati Uniti e una crisi interna legata alla produzione di riso. L’esito di queste elezioni determinerà non solo la stabilità politica interna di una delle maggiori economie globali, ma anche la direzione strategica del Giappone in un Indo-Pacifico sempre più conteso, con dirette implicazioni per gli equilibri di alleanza con gli Stati Uniti e le relazioni economiche con la Cina.

Geo-strategia e conflittualità
Il quadro strategico globale appare dominato da una crescente militarizzazione e da una competizione sempre più assertiva. La Cina di Xi Jinping prosegue nel suo programma di potenziamento militare, con l’obiettivo di creare un esercito “pronto a combattere e a vincere” entro il 2050, una postura che alimenta le tensioni regionali.
In risposta, la NATO sta consolidando la sua deterrenza sul fianco est, dal Baltico al Mar Nero, per contenere le minacce russe. La guerra in Ucraina continua a essere un fulcro di instabilità, con un cambio di rotta da parte dell’amministrazione Trump, che ora adotta una linea più dura contro Mosca, riprendendo l’invio di armi a Kiev e minacciando sanzioni secondarie.
Nel frattempo, la proliferazione tecnologica-militare accelera: la Germania punta ad acquisire il sistema missilistico statunitense Typhon, l’Italia investe nel dominio strategico sottomarino a La Spezia e gli USA integrano l’innovazione spaziale commerciale per la sicurezza nazionale.
Anche attori inattesi, come la Corea del Nord, entrano nell’arena tecnologica strategica, inaugurando nuove fabbriche di semiconduttori che potrebbero avere applicazioni militari. I conflitti regionali si intensificano, come in Siria, divenuta un teatro di scontro per procura tra Turchia e Israele.

Geo-economia, industria, mercati e marittimità
La geo-economia globale è definita da una crescente frammentazione, trainata dalle politiche protezionistiche. L’imposizione di dazi da parte degli Stati Uniti, potenzialmente fino al 30%, sta scuotendo i mercati, spingendo la Bundesbank tedesca a lanciare un allarme recessione per la sua economia basata sull’export. Questa “guerra commerciale” non si limita alle tariffe: le aziende tecnologiche statunitensi subiscono “attacchi non tariffari” (regolamentazioni, tasse digitali) in mercati chiave come l’UE e l’India.
In risposta, le catene di approvvigionamento si riorganizzano, come dimostra l’aumento del traffico marittimo nei primi mesi del 2025 per aggirare le nuove barriere.
Il settore energetico è in piena rivoluzione: l’Azerbaigian si posiziona come fornitore di energie verdi per l’Europa, riducendo la dipendenza dalla Russia, mentre gli USA ricalibrano il concetto di “dominio energetico” verso la resilienza del sistema. In campo industriale, la difesa è un settore in piena espansione, con nuovi accordi e produzioni navali: la Turchia costruisce pattugliatori per l’Indonesia, la Francia vara nuove unità offshore e l’Angola modernizza la sua flotta con corvette avanzate.

Geopolitica e relazioni internazionali
Le relazioni internazionali sono caratterizzate da un riallineamento pragmatico delle medie potenze, che navigano la competizione tra Stati Uniti e Cina. L’Australia, pur alleata di Washington, riapre canali di dialogo con Pechino per tutelare i propri interessi economici. L’Arabia Saudita, con la sua “Vision 2030”, bilancia la storica partnership con gli USA e i crescenti legami con la Cina. Persino ex rivali come Turchia ed Emirati Arabi Uniti siglano un accordo strategico da 50 miliardi di dollari su difesa e spazio, ridisegnando gli equilibri in Medio Oriente.
La diplomazia è attiva su più fronti: si registrano timidi segnali di riavvicinamento tra USA e Iran sul nucleare, mentre l’Uzbekistan dialoga con i Talebani per garantire la sicurezza dei propri confini. Il ruolo dei think tank come connettori tra conoscenza e potere decisionale diventa sempre più centrale per orientare queste complesse dinamiche. Tuttavia, persistono gravi focolai di tensione, come la crisi umanitaria a Gaza, denunciata in un controverso rapporto ONU, e l’instabilità politica in Bangladesh dopo la caduta del governo.

Analisi per Teatro Operativo

  • Mediterraneo Allargato. Questo teatro rimane un mosaico di instabilità e competizione. La Libia è una polveriera, con il rischio di un nuovo conflitto su larga scala alimentato da attori esterni come Russia e Turchia. In Siria, la competizione tra Turchia e Israele si fa diretta. La Turchia, contemporaneamente, cerca di accreditarsi come mediatore regionale, mentre sigla un’alleanza strategica con gli EAU. Nel Caucaso, la tradizionale influenza di Mosca e Ankara è sfidata da nuovi attori come Iran e Cina. Il dialogo tra USA e Iran e la crisi a Gaza sono i punti di massima tensione che potrebbero definire la stabilità dell’intero Vicino Oriente. L’Europa, intanto, affronta le conseguenze della guerra in Ucraina e rafforza il suo fianco sud-orientale.
  • Heartland euro-asiatico. L’area è il cuore della competizione strategica globale. La Cina prosegue il suo riarmo e la sua assertività, rendendo sempre più difficile la raccolta di informazioni indipendenti (OSINT). La Russia, pur sotto pressione dalle sanzioni UE e dalla nuova linea dura di Washington sull’Ucraina, consolida la sua influenza in Asia Centrale, come dimostrano gli accordi militari ed energetici con l’Uzbekistan. Quest’ultimo, a sua volta, attua una politica estera multiforme, dialogando sia con Mosca che con i Talebani in Afghanistan per stabilizzare il proprio vicinato.
  • Teatro operativo Boreale-Artico. Il “Grande Nord” è sempre più una frontiera di confronto militare. Il fianco orientale della NATO, che si estende fino all’Artico, è oggetto di un significativo rafforzamento in funzione anti-russa. Gli Stati Uniti, con progetti come l’ekranoplan “Liberty Lifter” della DARPA, sviluppano nuove capacità di proiezione rapida in ambienti marittimi e difficili come quello artico. Le strategie energetiche e la sicurezza delle rotte marittime settentrionali sono al centro della contesa tra gli attori rivieraschi (USA, Canada, Russia, Paesi nordici).
  • Teatro operativo Australe-Antartico. In questo teatro, il riposizionamento strategico dell’Australia è il fenomeno più rilevante. La ricerca di un equilibrio tra la storica alleanza di sicurezza con gli USA e la necessità economica di dialogare con la Cina segnala una crescente autonomia delle potenze regionali. Sul fronte della sicurezza marittima, la modernizzazione della flotta angolana con nuove corvette testimonia la crescente attenzione dei Paesi africani alla protezione delle proprie zone economiche esclusive e delle rotte commerciali nell’Atlantico meridionale.
  • Indopacifico. Questo è il teatro della competizione più accesa. L’instabilità politica in Giappone, attore chiave dell’alleanza anti-cinese, crea un vuoto di incertezza. La crescente potenza militare della Cina e le provocazioni della Corea del Nord (ora attiva anche nel settore dei semiconduttori) mettono sotto pressione l’architettura di sicurezza guidata dagli USA. Progetti come il “Liberty Lifter” sono la risposta americana alla necessità di mobilità rapida in un’area dominata da isole e stretti strategici. Le partnership industriali, come quella tra Turchia e Indonesia per la fornitura di pattugliatori, mostrano come la competizione si estenda anche alla cooperazione tecnologico-militare.

Conclusioni e possibili sviluppi
La giornata del 18 luglio 2025 consolida tre tendenze globali:
• una frammentazione geo-economica accelerata dal protezionismo;
• un’intensificazione della competizione strategica tra grandi potenze;
• un attivismo diplomatico delle potenze medie che cercano di ritagliarsi spazi di autonomia.
La tecnologia emerge come dominio chiave del confronto, dai semiconduttori allo spazio, fino al settore sottomarino.
Nei prossimi giorni, l’attenzione dovrà concentrarsi sui seguenti sviluppi:

  1. L’esito delle elezioni giapponesi. La formazione (o la caduta) del governo Ishiba avrà ripercussioni immediate sulla stabilità dell’Indo-Pacifico e sui mercati finanziari. È il dossier più caldo e dalle conseguenze più imminenti.
  2. La reazione alla nuova linea dura USA sull’Ucraina. La risposta di Russia, Cina e India alle minacciate sanzioni secondarie sul petrolio definirà la prossima fase del conflitto e della guerra economica globale.
  3. I negoziati tra Stati Uniti e Iran. Un annuncio, positivo o negativo, potrebbe alterare drasticamente gli equilibri di potere e il livello di tensione in tutto il Medio Oriente.
  4. Le contromisure ai dazi USA. La risposta di Unione Europea e Cina alle tariffe americane concretizzerà il rischio di una recessione globale e ridisegnerà ulteriormente le alleanze commerciali.

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