24-07-25 Dal mondo
24 Luglio 2025 2025-07-24 7:0424-07-25 Dal mondo
Geopolitica
—Istanbul riapre il tavolo della pace tra Ucraina e Russia, ma nessuno crede nel miracolo
—Ucraina. Kropyvnytskyi: attacco russo al cuore dell’intelligence ucraina
—Governo e agenzie anticorruzione: Zelensky tratta con Trump il futuro dell’Ucraina (e il suo)
—L’Ucraina istituzionalizza la corruzione e ci chiede 120 miliardi per la guerra nel 2026
—Il “bastione della democrazia” Zelensky mette rischio l’adesione all’UE
—Il peso strategico dell’asse Roma-Algeri per lo scenario euromediterraneo
—Algeria. Forum imprenditoriale di cooperazione con l’Italia
—Arabia Saudita conferma sostegno a Damasco
—Il momento verità dell’India. BRICS, partner USA o terza via: quale futuro per Delhi
–🇬🇧Russia Begins Major Naval Drills in the Pacific and Arctic Oceans and the Baltic Sea
–🇬🇧Putin’s War Against Ukraine Diminishing Moscow’s Dominance of Former Soviet Space
–🇬🇧Is Trump’s Armenia-Azeri peace plan yet another road to nowhere?
–🇬🇧Iran state TV says helicopter confronted US destroyer in Gulf of Oman
–🇬🇧U.S. Denies Reports Warship Violated Iranian Waters
–🇬🇧America’s AI Pivot to the Gulf
–🇬🇧Shifting Tides: The National Security Implications of the United States’ Pacific Drawdown
–🇬🇧The rise of false flag conspiracy theories in moments of crises
Geoeconomia
—I dazi di Trump: c’è una logica dietro?
—USA-Giappone, perché il deal sui dazi interessa l’UE
—CdM: approvato il Regolamento per la proclamazione delle ZEE italiane
–🇬🇧Iran Turns to Turkey and Azerbaijan Amid Energy Shortages
–🇬🇧Atlantic piracy, current threats, and maritime governance in the Gulf of Guinea
Difesa
—Psyops e bias cognitivi. Ecco come funzionano le armi di distrazione di massa
–🇬🇧How U.S. Forces Should Leave Europe
–🇬🇧Readiness and the Logistics Deterrent Effect
–🇬🇧France’s 2025 Indo-Pacific Strategy
Scenari Geopolitici
l quadro globale del 23 luglio 2025 è definito da una crescente frammentazione degli equilibri. Mentre l’amministrazione Trump imprime una decisa svolta protezionista alle relazioni commerciali, sfidando alleati storici, emergono crepe significative all’interno dei blocchi consolidati. In Ucraina, una grave crisi politica interna si salda alle pressioni del conflitto, mettendo a rischio il suo percorso europeo. Contemporaneamente, nel Medio Oriente e nell’Indo-Pacifico, si assiste a un riallineamento delle potenze medie che cercano di ritagliarsi spazi di autonomia, navigando tra le pressioni di Washington e Pechino.
Evento clou della giornata
La giornata è dominata dalla crisi politica e istituzionale in Ucraina, che rischia di compromettere la stabilità interna e le relazioni con i partner occidentali. L’approvazione di una controversa legge che limita l’indipendenza delle agenzie nazionali anticorruzione (NABU e SAPO) ha scatenato le prime, massicce proteste di piazza a Kyiv dall’inizio della guerra. I manifestanti, evocando lo spirito di Maidan, accusano il presidente Zelensky di “tradire la democrazia”. La mossa ha provocato l’immediata e dura reazione dell’Unione Europea, che ha espresso “forte preoccupazione” e richiesto spiegazioni, avvertendo che il rispetto dello stato di diritto è una condizione imprescindibile per il proseguimento dei negoziati di adesione e per il sostegno finanziario. Questa frattura interna si consuma mentre Kyiv chiede ai partner 120 miliardi di dollari per le necessità difensive del 2026.
Geo-strategia e conflittualità
Il panorama strategico è caratterizzato da una dimostrazione di forza muscolare e da un rafforzamento delle capacità militari su più fronti. La Russia ha lanciato vaste esercitazioni navali simultaneamente nel Pacifico, nell’Artico e nel Mar Baltico, segnalando la propria volontà di proiettare potenza su scala globale nonostante l’impegno in Ucraina, dove prosegue la sua campagna di attacchi mirati, come quello riportato contro un centro d’intelligence a Kropyvnytskyi.
Nello scacchiere Indo-Pacifico, la corsa al potenziamento militare accelera. Il Giappone ha inaugurato la nuova base di Camp Saga per ospitare i convertiplani Osprey, asset fondamentali per la sua Brigata di intervento rapido anfibio, e negozia la cessione di sei cacciatorpediniere alle Filippine per rafforzare la deterrenza contro la Cina. L’Indonesia, da parte sua, ha ufficializzato il contratto per l’acquisto di sottomarini Scorpene. In questo contesto, la presenza di una portaerei della Royal Navy in Australia per la prima volta dal 1997 sottolinea il crescente impegno britannico nella regione. Nel Mediterraneo, si consolida l’integrazione tra le marine italiana e statunitense, mentre emerge il dibattito sulla necessità per l’Italia di dotarsi di “bolle” di difesa A2/AD (Anti-Access/Area Denial) per proteggere i propri interessi strategici. Sullo sfondo, la guerra segreta tra Israele e Iran prosegue con sabotaggi ed esplosioni, mantenendo alta la tensione regionale.
Geo-economia, industria, mercati e marittimità
La politica commerciale aggressiva dell’amministrazione Trump domina la scena geoeconomica. La minaccia di dazi generalizzati genera forte incertezza, anche se si profila un possibile accordo con l’UE su un’aliquota del 15% per alcune merci, escludendo però l’acciaio. Parallelamente, Washington sta tessendo una rete di accordi commerciali in Asia (Giappone, Corea del Sud, Vietnam) con l’obiettivo esplicito di creare filiere alternative e isolare economicamente la Cina.
Il settore energetico è in pieno riassestamento. La Russia vede la propria produzione di gas ridursi senza che la Cina riesca a compensare il crollo delle esportazioni verso l’Europa. Di conseguenza, attori come l’Iran, a sua volta in difficoltà, cercano supporto da Turchia e Azerbaigian, mentre l’Italia rafforza l’asse energetico con l’Algeria. Nel settore marittimo, si segnala un passo verso la decarbonizzazione con il varo a Shanghai della prima nave portacontainer al mondo predisposta per l’uso di ammoniaca, commissionata dal gruppo italiano Grimaldi. Infine, sul piano normativo, l’Italia ha approvato il regolamento per la proclamazione delle sue Zone Economiche Esclusive (ZEE), uno strumento cruciale per la tutela e lo sfruttamento delle risorse marittime.
Geopolitica e relazioni internazionali
Le alleanze tradizionali mostrano segni di cedimento, mentre emergono nuove configurazioni diplomatiche. L’evento più emblematico è la dichiarazione del Primo Ministro australiano Albanese, che ha negato a Trump la garanzia di un intervento militare a fianco degli USA in caso di conflitto per Taiwan. Questa mossa, definita come la ribellione di un “vassallo”, segnala la volontà di Canberra di dare priorità all’interesse nazionale e ai legami con la Cina, suo primo partner commerciale.
Anche all’interno della destra americana si notano crepe, con critiche crescenti dal movimento MAGA verso il premier israeliano Netanyahu. Nel frattempo, l’India prosegue nel suo complesso esercizio di equilibrismo, cercando una “terza via” tra la partnership strategica con gli USA e la cooperazione con i BRICS, dialogando al contempo con la Cina. Nel Medio Oriente, si consolida il riavvicinamento tra Arabia Saudita e la Siria di Assad, con Riyadh che condanna i raid israeliani e conferma il suo sostegno politico a Damasco. Infine, la diplomazia si muove anche nel Caucaso, con la notizia di un possibile accordo tra Armenia e Azerbaigian, facilitato da Trump, per la creazione di un corridoio verso l’enclave del Nakhchivan.
Analisi per Teatro Operativo
• Mediterraneo Allargato. Questo teatro rimane un epicentro di crisi e riallineamenti. Il conflitto Israele-Gaza è a un punto di svolta, mentre la guerra ombra di Israele con l’Iran prosegue. Il riavvicinamento tra Arabia Saudita e Siria ridisegna gli equilibri regionali, indebolendo l’isolamento di Damasco. L’asse energetico e strategico tra Italia e Algeria si rafforza come pilastro della stabilità regionale, mentre l’Italia pianifica il potenziamento della propria postura difensiva marittima (A2/AD). La stabilità della Libia rimane precaria, con il timore che la Russia possa usare la leva migratoria attraverso Haftar. Nel Sahara Occidentale, il Portogallo si allinea a sostegno del piano di autonomia marocchino.
• Heartland euro-asiatico. L’influenza della Russia nello spazio post-sovietico è in declino a causa del logoramento bellico in Ucraina. Mosca tenta di compensare con operazioni di spionaggio in paesi NATO e con la repressione interna, mentre il Turkmenistan inasprisce le politiche anti-emigrazione. La Cina si muove con pragmatismo, evitando di assorbire l’eccesso di gas russo ma fornendo componentistica per droni. Il dialogo tra India e Cina e l’accordo mediato da Trump tra Armenia e Azerbaigian indicano un rimescolamento delle dinamiche di potere in cui l’influenza russa non è più esclusiva.
• Teatro operativo Boreale-Artico. L’Artico è un’arena di crescente competizione. La Russia vi conduce imponenti esercitazioni navali, mentre la Cina incrementa la sua presenza con navi rompighiaccio come la Xue Long 2, attiva a nord dell’Alaska. Gli Stati Uniti, attraverso la loro Guardia Costiera, riconoscono la centralità strategica delle questioni polari. Nel Regno Unito, la proiezione di potenza globale si scontra con gravi problemi interni, come la povertà infantile che colpisce 4,5 milioni di bambini.
• Teatro operativo Australe-Antartico. L’Australia è l’attore protagonista, con un riposizionamento strategico che la porta a sfidare l’alleato statunitense sulla questione di Taiwan, privilegiando l’interesse nazionale. La cooperazione militare con il Regno Unito si rafforza con la visita della HMS Queen Elizabeth. In America Latina, la Bolivia affronta una frammentazione della sinistra che apre la porta a un possibile ritorno di forze neoliberiste.
• Indopacifico. Questo è il teatro della competizione strategica per eccellenza. Gli Stati Uniti cercano di consolidare un’alleanza economica e di sicurezza (con Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Filippine) per contenere la Cina. Il Giappone accelera il suo riarmo (Ospreys a Saga) e la sua proiezione regionale (cessione di navi alle Filippine). Partner come Francia e Regno Unito stanno ricalibrando le loro strategie per la regione, riconoscendone la centralità. L’India si muove come potenza autonoma, cercando di bilanciare le sue alleanze.
Conclusioni e possibili sviluppi
Il 23 luglio ha evidenziato un mondo in cui le lealtà non sono più scontate e la competizione strategica si combatte tanto con i dazi quanto con i droni. La politica di “America First” di Trump sta forzando gli alleati a ricalcolare i propri interessi, generando sia nuove tensioni sia inaspettate autonomie.
Nei prossimi giorni, diversi temi richiederanno un’attenzione particolare:
- La crisi ucraina. L’evoluzione delle proteste a Kyiv sarà decisiva. Una repressione o un’ulteriore stretta autoritaria potrebbero congelare il supporto dell’UE, con conseguenze drammatiche per lo sforzo bellico e il futuro del paese.
- Le tensioni commerciali USA-UE. L’esito dei negoziati sui dazi è imminente. Un fallimento potrebbe innescare una guerra commerciale transatlantica, mentre un accordo parziale potrebbe solo rimandare lo scontro.
- Il riposizionamento dell’Australia. La reazione di Washington alla presa di distanza di Canberra sarà un indicatore chiave della capacità americana di gestire il dissenso all’interno del proprio sistema di alleanze.
- L’asse Arabia Saudita-Siria. Il consolidamento di questa relazione potrebbe accelerare la reintegrazione di Damasco nel mondo arabo e modificare profondamente le dinamiche di potere in Medio Oriente, a discapito dell’influenza occidentale.

