25-06-25 Dal mondo
25 Giugno 2025 2025-06-25 7:4825-06-25 Dal mondo
Geopolitica
—La guerra in Iran nei giornali del Golfo
—Se Israele e Ucraina cominciano ad assomigliarsi anche nella propaganda
—La strana guerra in cui tutti hanno vinto e tutti hanno perso
—Gli scenari possibili dopo il cessate il fuoco ta Israele e Iran
—NATO, tra Trump e Merz il futuro di Europa e Occidente
—La ‘nuova’ Siria e il ‘vecchio’ Isis
—Origini, struttura e prospettive del patto AUKUS
–🇬🇧Trump’s Ceasefire: Strategic Vision or Calculated Illusion?
–🇬🇧Accusations already test Trump brokered Iran-Israel ceasefire
–🇬🇧Israeli-fueled fantasy to bring back Shah has absolutely no juice
–🇬🇧Pashinyan Escalates Tensions With Armenian Apostolic Church
–🇬🇧Central Asian Fighters and Global Jihad
Geoeconomia – Ambiente
–🇬🇧Why the UN Ocean Conference 2025 Was Make-or-Break for Marine Protected Areas
Difesa
—Le sfide della deterrenza atlantica nell’era della velocità. Il dialogo Cavo Dragone-Vandier
—Cosa c’è nella nuova strategia di sicurezza nazionale UK
—Contratto di supporto post vendita alle fregate Fremm fra Orizzonte Sistemi Navali e Occar
–🇬🇧Anti submarine warfare in the North Atlantic – Royal Navy project CABOT
–🇬🇧Sea Power – The Missing Ingredient in a Strategy of Denial
–🇬🇧Exposed Undersea: PLA Navy Officer Reflections On China’s Not-So-Silent Service
–🇬🇧Chinese aircraft carriers conduct about 1120 flight ops near Japan
–🇬🇧U.K. Aircraft Carrier HMS Prince of Wales Arrives in Singapore
–🇬🇧US Navy’s final Independence-class LCS completes sea trials
Sintesi Geopolitica e Geoeconomica (focus su quanto accaduto il 24 giugno)
La giornata del 24 giugno 2025 si apre su un panorama internazionale dominato da una “grandissima incertezza”, la cui epicentro è la fragile tregua imposta dagli Stati Uniti tra Israele e Iran. Questo evento non rappresenta una risoluzione, ma una pausa precaria in un “Grande Gioco” globale, le cui onde d’urto si propagano attraverso i principali teatri operativi mondiali. L’analisi rivela un mondo plasmato da una leadership americana assertiva e imprevedibile, dalla reazione forzata delle altre potenze e da una guerra di narrazioni che offusca la realtà strategica.
Evento clou della giornata
L’evento catalizzatore è il cessate il fuoco tra Israele e Iran, mediato e imposto dall’amministrazione Trump dopo una breve ma intensa campagna militare israeliana contro le infrastrutture nucleari e strategiche iraniane. Lungi dall’essere un successo diplomatico per la pace, la tregua è percepita come una mossa tattica di Washington per evitare un’escalation incontrollabile e riaffermare il proprio ruolo di arbitro globale. Tuttavia, essa lascia tutti gli attori in una posizione di profonda instabilità: Israele potrebbe non aver raggiunto l’obiettivo di negare permanentemente la capacità nucleare a Teheran; l’Iran, sebbene indebolito, ha dimostrato una capacità di reazione superiore alle attese; e la comunità internazionale osserva con apprensione le mosse di un’amministrazione americana il cui stile oscilla tra la “Mad Man Theory” e la transazionalità pragmatica, rendendo ogni previsione un azzardo.
Geo-strategia e conflittualità
La strategia sottostante all’offensiva israeliana, sostenuta dagli USA, appare come un tentativo di rimodellare l’equilibrio di potere nel Medio Oriente e, per estensione, di colpire l’asse eurasiatico. L’indebolimento dell’Iran è un colpo diretto al “ventre molle” meridionale della Russia e a un nodo cruciale della Belt and Road Initiative cinese. In questo contesto, la tregua non è fine a se stessa, ma una fase di un confronto più ampio.
Parallelamente, emerge con forza la convergenza delle strategie di propaganda. L’analisi critica evidenzia come Israele stia adottando narrazioni simili a quelle ucraine, basate sull’esagerazione della minaccia (“i missili iraniani possono colpire Roma”) e sulla presentazione del proprio conflitto come una difesa avanzata dell’Occidente (“combattiamo per voi”). Questa tattica, amplificata acriticamente da media e politici europei, rivela un’inquietante abdicazione al pensiero critico e l’ipocrisia di nazioni che, come la Germania, condannano Teheran ma ne restano i principali partner commerciali.
Infine, i vuoti di potere creati dal conflitto generano nuove minacce. L’attentato dell’ISIS a Damasco dimostra la fragilità del nuovo regime siriano post-Assad, il cui consolidamento è minato da tensioni interne e dall’attenzione distratta delle potenze globali. La fine di un regime, ancora una volta, non porta alla pace ma rischia di generare un caos ancora più pericoloso.
Geo-economia, industria, mercati e marittimità
Il conflitto e la sua gestione hanno dirette implicazioni geoeconomiche. L’obiettivo strategico di “normalizzare” l’Iran secondo termini israelo-americani mira a sabotare l’integrazione economica eurasiatica promossa da Mosca e Pechino (BRICS+, SCO, BRI), di cui l’Iran è un perno geografico ed energetico.
La marittimità resta l’arena decisiva della competizione globale, specialmente nell’Indo-Pacifico. Sebbene l’attenzione sia sul Medio Oriente, la postura navale di USA e Cina rimane il fattore strutturale. La dottrina americana, tuttavia, appare contraddittoria: da un lato impone la sua volontà in modo unilaterale (come nel cessate il fuoco), dall’altro abdica alla leadership su temi globali come la protezione degli oceani, cedendo influenza e opportunità economiche. La potenza navale cinese, pur formidabile in superficie, rivela critiche vulnerabilità sottomarine, lasciando alla US Navy un vantaggio strategico nelle profondità oceaniche.
Geopolitica e relazioni internazionali
Le relazioni internazionali sono in uno stato di profondo ricalcolo. L’alleanza transatlantica è scossa dall’inaffidabilità americana, spingendo l’Europa verso un riarmo forzato e la ricerca di una maggiore “autonomia strategica” (evidente negli impegni di spesa di Regno Unito e Germania). La fiducia è compromessa, e l’Europa si prepara a un mondo più realista.
Nel contempo, la fantasia di un “regime change” in Iran, sponsorizzata da alcuni circoli israeliani e occidentali, si rivela un’illusione pericolosa. L’idea di installare Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, ignora la storia, la mancanza di sostegno interno per la dinastia e il rischio comprovato che interventi esterni producano caos, piuttosto che democrazie stabili.
Analisi per Teatro Operativo
• Mediterraneo Allargato. È l’epicentro della crisi. Il teatro è definito dalla fragile tregua israelo-iraniana, che lascia irrisolti il programma nucleare di Teheran e le ambizioni regionali di Israele. La debolezza del nuovo regime in Siria apre le porte al ritorno dell’ISIS, creando un nuovo focolaio di instabilità. In Europa meridionale, la reazione alla crisi accelera il dibattito sulla difesa comune e l’autonomia strategica. L’ipocrisia nei rapporti commerciali con l’Iran (Germania) e le narrazioni propagandistiche dominano il discorso politico. Il Mar Rosso e il Golfo Persico rimangono aree di massima tensione, pattugliate militarmente ma strategicamente incerte.
• Heartland euro-asiatico. Questo teatro subisce un colpo strategico. L’indebolimento dell’Iran mette in difficoltà i suoi alleati, la Russia (già impantanata in Ucraina) e la Cina, il cui progetto di integrazione continentale viene direttamente minacciato. L’attacco americano-israeliano è interpretato a Mosca e Pechino come una mossa deliberata per sabotare l’ordine mondiale alternativo che stanno costruendo.
• Teatro operativo Boreale-Artico. Il teatro è influenzato indirettamente. La postura “Nato first” del Regno Unito e il generale riarmo europeo implicano un’attenzione continua alla minaccia russa nel Nord Atlantico. Tuttavia, la crisi mediorientale assorbe capitale politico e militare, potenzialmente riducendo la pressione immediata su questo fronte. Progetti a lungo termine, come lo sviluppo di barriere anti-sottomarino autonome, proseguono come priorità strategica.
• Teatro operativo Australe-Antartico. Questo teatro non è direttamente interessato dagli eventi del 24 giugno 2025. Resta un’area di competizione a bassa intensità, focalizzata su risorse, ricerca scientifica e rotte marittime future, ma al di fuori dell’attuale epicentro della conflittualità globale.
• Indopacifico. Sebbene non sia il protagonista della giornata, questo teatro rimane lo scenario della competizione strutturale USA-Cina. La crisi in Medio Oriente serve da test per la dottrina Trump, le cui implicazioni (unilateralismo, transazionalità) vengono studiate attentamente da alleati (Giappone, Australia, Corea del Sud) e avversari. La dimostrazione di forza navale cinese (portaerei oltre la “seconda catena di isole”) e il dispiegamento di assetti alleati (portaerei britannica a Singapore) confermano che la partita per il dominio marittimo prosegue senza sosta.
Conclusioni e possibili sviluppi
Il mondo del 24 giugno 2025 è in bilico, sospeso tra la pax americana imposta con la forza e il rischio di un’escalation incontrollata. La leadership statunitense, tatticamente efficace ma strategicamente imprevedibile, crea un ambiente volatile in cui gli alleati sono costretti a fare da soli e gli avversari sono spinti a scelte estreme.
I temi con maggiori probabilità di sviluppo nei prossimi giorni e settimane sono:
- La tenuta della tregua israelo-iraniana. È il punto più critico. Il “partito della guerra” a Gerusalemme e Washington potrebbe sabotarla. La reazione a lungo termine di Teheran sarà decisiva: cercherà di ricostruire le sue capacità o perseguirà segretamente e con maggior determinazione l’opzione nucleare?
- La stabilità della Siria. Il regime di al-Sharaa è a un bivio. Un suo ulteriore indebolimento potrebbe trasformare il paese nel prossimo santuario globale per l’ISIS, con dirette implicazioni per la sicurezza di tutta la regione e dell’Europa.
- La ricalibrazione dell’asse Russia-Cina. Mosca e Pechino dovranno decidere come rispondere all’indebolimento del loro alleato iraniano. Raddoppieranno il loro sostegno, esponendosi a maggiori rischi, o cercheranno un accomodamento tattico con Washington?
- La concretezza dell’autonomia europea. Le dichiarazioni sul riarmo dovranno tradursi in fatti. La capacità dell’Europa di agire come un attore geopolitico coeso, e non solo come un insieme di nazioni che reagiscono in ordine sparso, sarà messa alla prova.
In sintesi, la pace appare non come un obiettivo, ma come una precaria parentesi tra conflitti. La vera sfida per tutti gli attori non è solo vincere sul campo, ma anche nella guerra delle narrazioni, distinguendo la realtà strategica dalle pericolose illusioni propagandistiche.

