27-06-25 Dal mondo
27 Giugno 2025 2025-06-27 8:0927-06-25 Dal mondo
Geopolitica
—La guerra che non c’è: un po’ di chiarezza su Hormuz
—L’intelligence USA sui danni inflitti al programma nucleare iraniano
—Il Caso Bushehr: sabotaggi, intelligence e il tentativo di spezzare l’asse Iran-Russia
—Vertice NATO è stato una farsa?
—Al vertice della NATO c’è un clown: le incredibili uscite del signor Mark Rutte
—Al Summit dell’Aja la NATO cambia passo, non c’è più tempo da perdere. Il commento di Caruso
—Come farà l’Italia a raggiungere il 5% delle spese per difesa e sicurezza? Stime e analisi
—Spagna e NATO, isolazionismo o posizionamento strategico? L’analisi di Caffio
—‘Dead End’ per il Trattato di Non Proliferazione Nucleare?
–🇬🇧All NATO States Agree to Spend 5 Percent of GDP on Defense, But Not Spain
–🇬🇧Why South Korea’s new president skipped the NATO summit
–🇬🇧How the Kremlin shapes the information environment
–🇬🇧A Tactical Triangle: The Evolving Geopolitical Alignment of Russia, China, and Iran
–🇬🇧The Strait of Hormuz, An Important Factor in the Israel-Iran War
–🇬🇧Did the Attacks on Iran Succeed?
–🇬🇧Trump: Question the strikes = demeaning the troops
–🇬🇧What Will Happen If Iran Restarts Its Nuclear Enrichment Sites?
–🇬🇧If Iranian regime collapses or is toppled, ‘what’s next?’
–🇬🇧The Taiwan Strait Must Not Spiral While the Middle East Burns
–🇬🇧Will President Lee Jae-myung Commit to the Trilateral Alliance?
Difesa
—Fincantieri, la Marina ordina 2 nuove unità combattenti multimissione: valore 700 milioni
–🇬🇧Maritime Strike: Joint Strike Missile as armament for Type 212CD submarines?
–🇬🇧Navy budget seeks to boost modernization of fleet, shipyards
Scenari Geopolitici (focus su quanto accaduto il 26 giugno)
La giornata del 26 giugno 2025 si inserisce in un contesto globale di profonda e accelerata trasformazione. L’architettura internazionale è dominata da una competizione multipolare disordinata, catalizzata dall’approccio assertivo e transazionale della presidenza statunitense, che sta ridisegnando alleanze e intensificando le rivalità. La realpolitik prevale sulle norme multilaterali, generando un panorama di crescente incertezza in cui la sicurezza, l’economia e la politica interna si intrecciano in un equilibrio volatile.
Evento clou della giornata
L’evento che catalizza l’attenzione globale è la gestione delle conseguenze dell’Operazione Midnight Hammer, l’attacco congiunto USA-Israele contro i siti nucleari iraniani. Sebbene il cessate il fuoco del 24 giugno regga formalmente, la situazione rimane estremamente tesa. Il cuore del problema non è il successo tattico dell’operazione, ma la profonda incertezza strategica sul suo esito reale.
L’amministrazione Trump proclama un “successo totale”, ma una fuga di notizie su un rapporto della Defense Intelligence Agency (DIA) offre una valutazione a “bassa confidenza”, suggerendo che il programma di Teheran sia stato solo “rallentato di mesi, non di anni”. Questa discordanza tra narrazione politica e analisi di intelligence ha scatenato una battaglia informativa, con la Casa Bianca che tenta di delegittimare ogni valutazione non allineata. L’Iran, sebbene indebolito, conserva una leva negoziale cruciale (lo stock di uranio arricchito al 60%) e minaccia di ridurre la cooperazione con l’AIEA. Il conflitto ha così inferto un colpo devastante al Trattato di Non Proliferazione (TNP), inviando il messaggio che l’adesione al trattato non garantisce la sicurezza contro un attacco da parte di una grande potenza.
Analisi per Teatro Operativo
- Mediterraneo Allargato. Questo teatro è l’epicentro della crisi globale e della riconfigurazione strategica. Vicino Oriente e Golfo Persico. L’attacco all’Iran ha paralizzato l'”Asse della Resistenza”, privando Teheran del suo principale strumento di proiezione regionale. La crisi ha inoltre evidenziato la natura ambigua della guerra moderna. La minaccia iraniana di chiudere lo Stretto di Hormuz si è rivelata una leva di pressione geoeconomica più che un’opzione militare praticabile, data la dipendenza della stessa Teheran e del suo partner cinese da quel transito. Si tratta di un'”escalation controllata”, una “guerra che non c’è”, dove l’interdipendenza economica modula il conflitto. Europa Meridionale. La risposta al riarmo imposto dalla NATO è frammentata. L’Italia, con il suo alto debito pubblico, affronta una sfida di sostenibilità per raggiungere il nuovo target di spesa militare del 5% del PIL. La Spagna ha apertamente definito l’obiettivo “irragionevole”, provocando l’ira di Washington e illustrando la natura transazionale delle nuove relazioni intra-alleanza. L’Italia prosegue comunque nella modernizzazione navale con nuovi Pattugliatori Polivalenti d’Altura (PPA). Mar Nero. Si assiste a una ritirata strategica della flotta di superficie russa dalle coste ucraine. Più che una rivoluzione imposta dai droni, questa mossa è coerente con la storica dottrina navale russa, che privilegia la conservazione della flotta in porti sicuri quando non vi sono missioni anfibie imminenti. I droni navali ucraini hanno agito da catalizzatore, non da causa unica. Mar Rosso e Corno d’Africa: L’instabilità regionale è acuita dalla paralisi dell’influenza iraniana, lasciando un vuoto di potere che potrebbe essere riempito da altri attori.
- Heartland euro-asiatico. L’asse eurasiatico mostra segni di scricchiolamento sotto la pressione esterna e le contraddizioni interne. Russia. Mosca dimostra una notevole resilienza, con un’economia di guerra che, sebbene inferiore a quella della NATO, sostiene un ritmo di produzione bellica superiore. Sul fronte della guerra ibrida, la Russia affina la sua “dottrina del confronto informativo” per destabilizzare le società occidentali. Tuttavia, emergono crepe nella sua alleanza con l’Iran, potenzialmente aggravate da operazioni di “sabotaggio della fiducia” orchestrate dall’Occidente, come suggerito dall’analisi di passati incidenti (Bushehr). Cina. Pechino osserva con preoccupazione la crisi di Hormuz, che evidenzia la sua vulnerabilità energetica. L’imminente summit dei BRICS, indebolito dall’assenza dei leader di Russia e Cina, segnala la difficoltà del blocco a proporsi come alternativa coesa all’ordine occidentale. Asia Centrale e Afghanistan. Queste aree rimangono arene di competizione a bassa intensità, influenzate dalle dinamiche tra Russia, Cina e attori regionali.
- Teatro operativo Boreale-Artico. Questo teatro è definito dalla logica del riarmo e da una crescente competizione strategica. Europa Settentrionale: I paesi “frugali” si oppongono a un debito comune europeo per la difesa, lasciando il peso del riarmo sui bilanci nazionali. Iniziative come la cooperazione tra Germania e Olanda per una versione lanciabile da sottomarino del missile JSM norvegese mostrano un pragmatismo industriale volto a colmare le lacune nelle capacità di attacco a lungo raggio. Stati Uniti e Canada: Le relazioni tra i due vicini sono al minimo storico a causa di una guerra commerciale che sta danneggiando gravemente l’economia canadese. Il massiccio budget richiesto dalla U.S. Navy ($292,2 miliardi) mira a modernizzare la flotta e le infrastrutture per affrontare la competizione globale, ma evidenzia anche il divario tra ambizione strategica e capacità industriale.
- Teatro operativo Australe-Antartico. Questo teatro rimane in una condizione di relativa stabilità, caratterizzato più da competizione economica e per l’influenza che da confronti militari diretti. Le fonti analizzate non riportano eventi significativi per la giornata del 26 giugno 2025 in America Latina, Africa subsahariana o Australia, aree che tuttavia rimangono oggetto delle strategie di influenza delle grandi potenze.
- Indopacifico. La tensione è alta, con un equilibrio precario tenuto in piedi da una deterrenza complessa. Asia Orientale: Si assiste a un rafforzamento dell’alleanza trilaterale USA-Giappone-Corea del Sud. La leadership pragmatica di Seul sta superando le dispute storiche con Tokyo in nome di una minaccia condivisa. Tuttavia, l’assenza del presidente sudcoreano dal Summit NATO segnala la fine degli allineamenti automatici e una politica estera che privilegia gli interessi nazionali. Stretto di Taiwan: La stabilità è a rischio. La distrazione strategica degli Stati Uniti, assorbiti dal Medio Oriente, crea una finestra di vulnerabilità. La sicurezza di Taiwan non dipende solo dagli armamenti, ma da riforme strutturali interne per colmare deficit di addestramento e personale, un punto su cui Washington sta spingendo Taipei. Il rischio di un errore di calcolo da parte di Pechino è elevato. Oceano Pacifico. La U.S. Navy accelera i suoi programmi per contrastare la crescita della flotta cinese, ma la sua base industriale fatica a tenere il passo, creando un divario critico tra la richiesta di budget e la capacità di produzione effettiva.
Conclusioni e possibili sviluppi
Il 26 giugno 2025 fotografa un mondo plasmato dalla realpolitik, dove la forza e l’interesse nazionale prevalgono su un multilateralismo in crisi. La presidenza Trump agisce da catalizzatore, forzando gli alleati a un riarmo senza precedenti (NATO), ma al contempo generando frammentazione (dissenso di Spagna, guerra commerciale con il Canada) e volatilità (Iran, Taiwan). Emerge una preoccupante regressione verso un “pensiero magico”, dove la complessità tecnologica e geopolitica induce reazioni emotive e irrazionali, minando un processo decisionale critico.
Temi con probabili sviluppi imminenti:
- Crisi Iraniana. La sostenibilità del cessate il fuoco è il punto più critico. Nei prossimi giorni si vedrà se prevarrà la via diplomatica (con difficili concessioni da entrambe le parti) o se la regione scivolerà in un ciclo di attacchi militari periodici (“falciatura del prato”). Il futuro del TNP è appeso a un filo.
- Riarmo NATO: La retorica del Summit dell’Aja si scontrerà con la realtà dei bilanci nazionali europei. Le discussioni parlamentari e le reazioni dell’opinione pubblica in paesi come Italia e Germania saranno un test cruciale per la sostenibilità del patto sul 5%.
- Stretto di Taiwan: La situazione è una polveriera. Con l’attenzione USA focalizzata altrove, qualsiasi mossa interpretata come una provocazione da Taipei o un segnale di debolezza da Washington potrebbe spingere Pechino ad agire. Questo rimane il fronte più pericoloso per un’escalation non voluta.

