21-06-25 Dal mondo
21 Giugno 2025 2025-06-21 7:2421-06-25 Dal mondo
Geopolitica
—Iran-Israele e il paradosso ucraino
—Londra approva nuove sanzioni contro la Russia
—Crosetto: “NATO cambi, così non ha più ragione di esistere”
—La cintura marittima cinese: Hambantota, Chittagong e Gwadar nel puzzle indo-pacifico
–🇬🇧How the Israel-Iran Conflict Is Reshaping the Middle East
–🇬🇧Intelligence, Strategy, and the Israeli-Iranian War
–🇬🇧How Trump and Tehran Can Find an Eleventh-hour Exit from an Escalating War
–🇬🇧5 U.S. Ballistic Missile Defense Destroyers Now in the Mediterranean Sea
–🇬🇧Close NATO’s Door to Ukraine
–🇬🇧The World Needs a Stronger NATO
–🇬🇧Donald Trump or Joe Biden? 5 Worst Presidents in US History
Geoeconomia – Tecnologia
–🇬🇧The Secret Ingredient to AI Dominance? Nuclear Power
Difesa
—Il contrammiraglio Quondamatteo è il nuovo comandante della forza UE nel Mar Rosso
–🇬🇧There Will Never Be Another War Without Drones
–🇬🇧Italian Navy PPA Giovanni delle Bande Nere participated in Polaris 2025
–🇬🇧Navy integrates robotic vessels into Baltic Sea warfighting exercise
–🇬🇧HMS Spey has conducted a Freedom of Navigation exercise, passing through the Taiwan Strait
Sintesi Geopolitica e Geoeconomica (focus su quanto accaduto il 20 giugno)
Il 20 giugno 2025 si è cristallizzato attorno a un unico, deflagrante epicentro: la transizione della “guerra ombra” tra Israele e Iran a un conflitto convenzionale aperto. L’evento scatenante è stata l’escalation dell'”Operazione Rising Lion”, una campagna militare israeliana su vasta scala volta a smantellare sistematicamente l’infrastruttura nucleare, militare e strategica della Repubblica Islamica. Questa operazione ha segnato un cambio di paradigma: l’obiettivo non è più la non-proliferazione, ma un vero e proprio cambio di dottrina volto a eliminare l’Iran come minaccia esistenziale. La giornata ha visto pesanti raid aerei israeliani su siti strategici iraniani, a cui Teheran ha risposto con lanci di missili balistici, manifestando una disperata capacità di reazione. Il conflitto, caratterizzato da una schiacciante asimmetria tecnologica a favore di Israele, ha gettato il Medio Oriente nel caos, agendo da catalizzatore per tutte le altre dinamiche globali e ponendo l’Iran in una posizione di scacco matto strategico, isolato e a corto di opzioni. L’ultimatum di due settimane concesso dall’amministrazione Trump ha trasformato la crisi in un conto alla rovescia globale, rendendo questo conflitto l’indiscusso perno geopolitico della giornata.
Analisi per Teatri Operativi
• Mediterraneo Allargato. Questo vasto teatro è l’epicentro della crisi. La guerra israelo-iraniana si è immediatamente propagata ai suoi choke-point marittimi: nel Mar Rosso, l’Operazione Aspìdes a guida europea (con comando tattico italiano) ha intensificato il pattugliamento contro gli attacchi Houthi, mentre nello Stretto di Hormuz si è registrata un’impennata di incidenti di jamming GPS, una tattica di guerra elettronica iraniana che ha già causato collisioni e fatto schizzare verso l’alto i costi assicurativi del trasporto marittimo. La risposta strategica dell’Europa è stata una ricalibrazione forzata verso una maggiore autonomia. La NATO ha consolidato la sua postura di difesa missilistica con cinque cacciatorpediniere Aegis a Rota (Spagna), creando uno scudo sia contro la Russia che contro l’Iran. Sul piano industriale, l’Italia e la Francia hanno mostrato una crescente capacità di proiezione di potenza con esercitazioni navali complesse. Tuttavia, il fronte europeo è apparso diviso, con la Francia che tentava una mediazione impossibile, la Germania che esprimeva un controverso sostegno a Israele e l’Italia impegnata a gestire l’evacuazione dei connazionali. Anche le faglie secondarie si sono riattivate: tensioni tra Turchia e Grecia nel Mediterraneo Orientale per la ricerca energetica e un’esercitazione NATO in Kosovo per contenere l’instabilità balcanica.
• Heartland Euro-asiatico. Il conflitto in Medio Oriente ha messo a nudo i limiti dell’asse sino-russo. La Russia, impantanata in una brutale guerra di logoramento in Ucraina e soggetta a nuove sanzioni sulla sua “flotta ombra”, ha mostrato la sua incapacità di sostenere concretamente l’alleato iraniano, limitandosi a moniti verbali. Mosca ha tuttavia proseguito la sua strategia di intimidazione verso l’Europa, confermando il dispiegamento di missili ipersonici a Kaliningrad. La Cina ha rivelato una profonda esitazione strategica. Intrappolata tra la sua retorica anti-occidentale e i suoi pragmatici interessi economici con le monarchie del Golfo, Pechino si è dimostrata incapace di agire come stabilizzatore, adottando una neutralità di facciata. Sul fronte geoeconomico, la sua posizione dominante è stata usata come arma: la restrizione delle esportazioni di terre rare ha messo in crisi l’industria automobilistica dell’India, dimostrando come Pechino utilizzi le catene di approvvigionamento per colpire i rivali regionali.
• Teatro operativo Boreale-Artico. Questo teatro è diventato il laboratorio della ricalibrazione strategica occidentale. Di fronte all’incertezza sulla politica americana e alla minaccia russa, le potenze europee hanno accelerato la corsa verso la sovranità tecnologica e industriale. L’evento più significativo della giornata è stato l’annuncio del successo del primo test di volo del “Guardian”, un drone collaborativo (loyal wingman) sviluppato da un consorzio europeo. Parallelamente, la formalizzazione della joint-venture GCAP (Regno Unito, Italia, Giappone) per il caccia di sesta generazione ha segnato la volontà di emanciparsi dalla dipendenza tecnologica americana nel settore della difesa. Questa spinta è stata accompagnata da profonde divisioni politiche, con un dibattito irrisolto in seno alla NATO sul futuro allargamento all’Ucraina, tema che preannuncia un teso vertice all’Aia. Sul fronte energetico, l’adesione dell’Italia all’alleanza europea per i reattori nucleari SMR e le nuove, severe regole britanniche per le trivellazioni nel Mare del Nord segnalano la ricerca di un’autonomia strategica anche in questo dominio.
• Teatro operativo Australe-Antartico. Sebbene lontano dai principali focolai di crisi, questo teatro ha mostrato come la competizione globale si estenda capillarmente. La giornata è stata segnata dalla scoperta in Argentina di una rete di spionaggio russa dedita alla disinformazione, un chiaro esempio di guerra ibrida volta a minare l’influenza occidentale. In America Latina, le pressioni dell’amministrazione Trump sul Messico per questioni di narcotraffico hanno confermato un approccio interventista. In Africa meridionale, il fenomeno della “biopirateria” ha evidenziato come la competizione per le risorse si estenda anche al dominio biologico e delle conoscenze tradizionali, una forma di neocolonialismo geoeconomico.
• Indopacifico. La competizione tra Stati Uniti e Cina ha continuato a manifestarsi attraverso una “danza pericolosa” a bassa intensità. Una fregata britannica ha condotto un’operazione di libertà di navigazione (FONOP) nello Stretto di Taiwan, suscitando l’immediata protesta di Pechino. La Cina, a sua volta, ha testato le sue tattiche di “guerra grigia”, dispiegando sciami di droni di sorveglianza attorno a installazioni offshore delle Filippine nel Mar Cinese Meridionale. La risposta americana e dei suoi alleati (Giappone, Australia) si è concentrata sul mantenimento del vantaggio tecnologico, con esercitazioni navali che integravano piattaforme senza pilota e intelligenza artificiale. La regione è anche teatro di tensioni secondarie, come dimostrato da uno scontro a fuoco al confine tra Cambogia e Thailandia.
Conclusioni e possibili sviluppi
L’istantanea del 20 giugno 2025 è quella di un mondo caotico, entrato in una fase di contrazione strategica dove la logica della forza ha soppiantato quella della cooperazione.
Il conflitto israelo-iraniano ha agito da detonatore, accelerando la frammentazione, la militarizzazione dei domini marittimo e tecnologico, e la ricalibrazione forzata delle potenze europee verso una sovranità non più teorica, ma operativa. La giornata ha dimostrato che la geoeconomia è diventata un’arma e che la sicurezza delle catene del valore è oggi un imperativo strategico.
Nei giorni a venire, l’attenzione globale sarà catalizzata da tre sviluppi critici:
- L’escalation in Medio Oriente. Il destino della regione è appeso all’ultimatum di due settimane di Trump. Le prossime mosse di Washington (interverrà direttamente?), di Israele (continuerà la campagna fino al collasso del regime?) e dell’Iran (giocherà la disperata “carta Hormuz”?) determineranno se il conflitto si allargherà a una catastrofe regionale.
- Il Vertice NATO dell’Aia. L’incontro sarà la cartina di tornasole delle profonde fratture occidentali. Il dibattito sulla futura adesione dell’Ucraina e la reazione europea al piano di pace americano definiranno il futuro della coesione transatlantica e dell’architettura di sicurezza europea.
- La Guerra delle Catene di Approvvigionamento. La crisi delle terre rare tra Cina e India è solo un’anteprima. È altamente probabile assistere a nuove, mirate interruzioni delle forniture di materie prime critiche, semiconduttori e altre tecnologie, utilizzate come leva di potere per colpire le economie rivali. Il lettore dovrà attendersi un’ulteriore “balcanizzazione” dell’economia globale.

